Africa Unite, 40 anni della tribù del reggae
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteDi certo quarant'anni fa i giovanissimi Bunna e Madaski non pensavano di arrivare a festeggiare il quarantennale della band. "Specialmente non pensavamo di festeggiarlo così" dice Madaski, "speravamo di meglio, con una bella festa insieme a tanta gente. Ma nonostante tutto siamo molto felici del traguardo che abbiamo raggiunto". Un traguardo quasi clamoroso, se si pensa che nemmeno alcune leggendarie formazioni giamaicane sono riuscite a fare altrettanto. Eppure Bunna, al secolo Vitale Bonino, e Madaski, ovvero Francesco Caudullo, nel 1981, quando a Pinerolo iniziarono la loro lunga strada sotto l'egida di Bob Marley (da una canzone del quale hanno mutuato il nome della band), sognavano esattamente questo, essere nel cuore della musica, poterla portare in giro per il mondo e, alla loro maniera, suonare reggae. E per quanto il nuovo singolo, appena uscito e intitolato 41 bulletts abbia il ritmo in levare e il suono della migliore musica giamaicana, gl…
Di certo quarant'anni fa i giovanissimi Bunna e Madaski non pensavano di arrivare a festeggiare il quarantennale della band. "Specialmente non pensavamo di festeggiarlo così" dice Madaski, "speravamo di meglio, con una bella festa insieme a tanta gente. Ma nonostante tutto siamo molto felici del traguardo che abbiamo raggiunto". Un traguardo quasi clamoroso, se si pensa che nemmeno alcune leggendarie formazioni giamaicane sono riuscite a fare altrettanto. Eppure Bunna, al secolo Vitale Bonino, e Madaski, ovvero Francesco Caudullo, nel 1981, quando a Pinerolo iniziarono la loro lunga strada sotto l'egida di Bob Marley (da una canzone del quale hanno mutuato il nome della band), sognavano esattamente questo, essere nel cuore della musica, poterla portare in giro per il mondo e, alla loro maniera, suonare reggae. E per quanto il nuovo singolo, appena uscito e intitolato 41 bulletts abbia il ritmo in levare e il suono della migliore musica giamaicana, gli Africa Unite hanno saputo in tutti questi anni non essere solo una band di reggae, hanno sperimentato altri ritmi e suoni, hanno cercato strade nuove e diverse, non si sono mai fermati o ripetuti: "È vero, ogni disco ha creato una storia a sé stante", dice Bunna, "Abbiamo sempre cercato di spostare la linea di confine del reggae, facendo anche cose lontane da quelle dalle quali siamo partiti".
Tante musiche, quindi, ma mai un cedimento al mainstream, "Perché non lo sappiamo fare" dice ridendo Madaski, "non siamo capaci a fare il singolo dell'estate. E ora sarebbe tardi, avremmo anche fin troppa concorrenza. Ma è stata una scelta facile per noi, siamo stati sostenuti in questa scelta da un pubblico che ci ha sempre seguito, dalla nostra tribù che ci ha dato forza, nel corso degli anni". Indipendenza, coerenza, ma anche una disposizione particolare nei confronti della musica, vista come strumento di condivisione di sentimenti e messaggi importanti, "storie raccontate senza mettersi sul piedistallo", dice ancora Bunna, "assieme al pubblico non al di sopra. Se non fosse per chi ci ha seguito in tutti questi anni non saremmo arrivati dove siamo".
Una discografica colossale, tredici album in studio, tre dal vivo, tre raccolte, raccontano di una band instancabile, che però ha il suo punto di forza non nella musica registrata ma nei concerti: "A noi piace andare in giro, stare insieme", dice Madaski, "siamo una carovana, in alcuni momenti eravamo addirittura ventuno. E ci piace il viaggio, tutti insieme, facendo novanta, cento concerti l'anno. Se non ti piace stare con il culo sul furgone non lo puoi fare". Davanti agli occhi degli Africa Unite in quarant'anni è cambiato tutto, l'Italia, il pubblico, il mondo della musica, "e noi siamo cresciuti tantissimo, in una maniera che non è quantificabile con l'età", dice ancora Madaski, "Ogni tanto ci guardiamo indietro e alle volte non ci ricordiamo più neanche com'eravamo. Ma il grande cambiamento è stato negli ultimi cinque o sei anni, iperveloce. I social e la rete hanno dato un'enorme scossone a tutto, soprattutto alla musica, al nostro mondo. E se a questo aggiungi la pandemia e il blocco dei concerti il cambiamento assolutamente radicale".
Per festeggiare il quarantennale, nel giorno dell'anniversario della morte di Bob Marley, l'11 maggio, gli Africa Unite proporranno un concerto in streaming su Bandcamp.com, nel quale alcuni dei brani storici del loro repertorio e le nuove versioni dell'album People Pie che hanno completamente ri-registrato e re-interpretato in questi mesi di isolamento e che verrà ripubblicato in quei giorni. "Il disco con i brani inediti lo abbiamo messo nel cassetto" dice Bunna, "lo tireremo fuori per festeggiare i 40 +1".