Ghemon al Primo Maggio: "In estate in tour, ma solo se posso portare tutti i miei lavoratori"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteE vissero feriti e contenti è senza dubbio uno degli album più interessanti di questa stagione musicale italiana e Ghemon, dopo il passaggio a Sanremo con la bellissima Momento perfetto, sta già ragionando del suo ritorno sulle scene non appena sarà possibile suonare dal vivo. Il primo appuntamento sarà quello del Concertone del Primo Maggio, del quale sarà uno dei protagonisti: "Stiamo facendo le prove per preparare il live del Primo Maggio, e sarà una cosa molto importante, un segnale che daremo a tutti, una grande novità rispetto al concerto dello scorso anno che era registrato. Torniamo a suonare dal vivo, dopo un lungo periodo, in attesa di quello che accadrà nei prossimi mesi".
Sta pensando a tornare in concerto già nella prossima estate?
"Sto lavorando per poter suonare anche prima dell'autunno. Come tutti decidiamo con una squadra che conta molte persone al lavoro e io voglio che tornino…
E vissero feriti e contenti è senza dubbio uno degli album più interessanti di questa stagione musicale italiana e Ghemon, dopo il passaggio a Sanremo con la bellissima Momento perfetto, sta già ragionando del suo ritorno sulle scene non appena sarà possibile suonare dal vivo. Il primo appuntamento sarà quello del Concertone del Primo Maggio, del quale sarà uno dei protagonisti: "Stiamo facendo le prove per preparare il live del Primo Maggio, e sarà una cosa molto importante, un segnale che daremo a tutti, una grande novità rispetto al concerto dello scorso anno che era registrato. Torniamo a suonare dal vivo, dopo un lungo periodo, in attesa di quello che accadrà nei prossimi mesi".
Sta pensando a tornare in concerto già nella prossima estate?
"Sto lavorando per poter suonare anche prima dell'autunno. Come tutti decidiamo con una squadra che conta molte persone al lavoro e io voglio che tornino a lavorare tutti. In questo sono categorico, mi piace che passi l'idea che i concerti si fanno con la squadra al completo. Non mi interessa andare in giro in trio solo per prendere i soldi, i pezzi sono stati scritti e pensati in un certo modo e così voglio portarli in concerto. Ovviamente prima di tutto ci devono essere le condizioni nel paese per poterlo fare, perché il pubblico possa godere lo spettacolo al meglio e in completa sicurezza, quindi se qualcosa si potrà fare nella prossima estate ben venga. Ma è chiaro che nel momento in cui si muove una squadra che al completo suonerebbe davanti a 2000 persone, se deve farlo davanti a 250 i costi diventano eccessivi. E io devo proteggere prima di tutto i ragazzi e le ragazze che lavorano con me, io vengo dopo".
Sono stati mesi difficili.
"Sì, non mi sento diverso da un ristoratore, ho cucinano tutti i giorni ma ho visto solo tramite internet le reazioni a quello che ho servito alle persone".
L'isolamento però per lei, come artista, è stato uno stimolo?
"Sicuramente, mi ha spinto a riadattarmi a fare altro, a ragionare in un altro modo. Per questo tra Scritto nelle stelle e E vissero feriti e contenti è passato così poco tempo, tre mesi dopo l'uscita dell'album precedente sono tornato in studio e ho iniziato il lavoro per questo album. Stavolta, invece, non he ho avuto il tempo dopo Sanremo, ma se fosse stato un lockdown totale come l'anno scorso probabilmente sarei tornato di nuovo in studio".
L'album, comunque, non porta i segni della pandemia.
"E' piuttosto una reazione alla pandemia. Mi ricordo di aver detto subito ai musicisti nelle videochiamate che ci siamo fatti prima di ricominciare a lavorare, che non volevo fare nulla di didascalico, non volevo il racconto di quei giorni, il 'diario di guerra' del lockdown, volevo che questa musica, queste canzoni, tra trent'anni si potessero riascoltare senza pensare a quando sono state fatte".
E infatti, a partire da Momento perfetto, c'è un grande senso di vitalità nell'album.
"Si sono incrociati i pianeti giusti, le persone, l'ambiente, tutto giusto. Ed è stato possibile lavorare con tanta gioia sia nella fase di composizione sia nello stare in studio tutti i giorni, tante ore. Si sente nella musica e nelle canzoni".
Cosa ha reso questo lavoro così speciale?
"Forse il fatto che è stato fatto con una bella dose di leggerezza, quella che ti fa riscorprire la magia del fare musica. Mentre facevo Momento perfetto e le altre canzoni nemmeno pensavo di fare un disco, facevo musica per fare musica. E quando ti riappropri delle cose in questo modo, tutto viene arricchito da maggiore felicità".
Ma c'è anche una dose di maggiore maturità?
"Mike Tyson diceva 'Faccio delle cose che odio come se le amassi, con disciplina'. E aveva ragione, senza disciplina non c'è niente, quindi anche se alle volte fa male la pancia vado avanti. Ma ho anche imparato che quando sto girando attorno alla stesa cosa e non viene, è bene mollare, che non tutto quello che pensi sia determinante lo è poi davvero".
Oggi la musica che per comodità definiamo 'urban' o 'soul' sta conoscendo in Italia una nuova primavera. Lei è stato un pioniere...
"E in parte ne ho sofferto, perché aprire le porte è sempre una fatica. Ovvio che mi faccia piacere, ma non era quello il mio ruolo. Sono soprattutto contento che dopo tanti episodi sporadici oggi ci sia una scena, una comunità di artisti sulla stessa lunghezza d'onda".
E' soul, ma con una vocalità adatta alle melodie, in qualche modo 'italiana'.
"Sì, e questa tensione melodica non solo non è una forzatura ma permette di mettere in sintonia questa musica con le idee dei cantautori, dove le parole sono importanti. Comunque negli ultimi quindici anni tutto il pop, anche quello internazionale, ha avuto una fortissima impronta soul e r'n'b nel modo di cantare, tutte le star si rifanno a quello stile, il pop che si ascolta alla radio ha quel marchio. Ed è una scena dove ci sono tantissime nuove realtà, soprattutto tantissime ragazze che è una cosa che mi fa molto felice".
A parte i concerti, quale desiderio avrebbe prima di tutto?
"Il disco d'oro per Momento perfetto, che ha già dei bellissimi numeri. Perché va bene essere un sognatore, ma anche le cose concrete danno delle soddisfazioni e attaccarsi qualche spilletta ogni tanto non è male".