Stefano Di Battista e l'incontro con Morricone: "Una musica nata per gioco tra piatti e bicchieri"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteMetti una sera a cena, con Ennio Morricone. Due chiacchiere, un bicchiere di vino, e tra il Maestro e uno dei più grandi sassofonisti europei, Stefano Di Battista, nasce un'amicizia e, quasi per caso, per gioco, per il volere del destino, nasce persino una musica. Da quella canzone nasce un album Morricone Stories, che contiene il brano in questione e molte altre musiche del grande compositore romano, che Di Battista interpreta da par suo, proprio per rendere omaggio a quell'incontro casuale e al suo grande amore per la musica di Morricone. È un album davvero molto bello, nel quale Di Battista cerca il punto di equilibrio tra la sua creatività e le partiture di Morricone, tra il cervello e l'anima, tra le immagini e i sogni. E lo fa con musiche di film alle volte dimenticati, come Veruschka o Cosa avete fatto a Solange, come con classici come il Tema di Deborah da C'era una volta in America o quello del duello di Il buono, il brutto e il cattivo. F…
Metti una sera a cena, con Ennio Morricone. Due chiacchiere, un bicchiere di vino, e tra il Maestro e uno dei più grandi sassofonisti europei, Stefano Di Battista, nasce un'amicizia e, quasi per caso, per gioco, per il volere del destino, nasce persino una musica. Da quella canzone nasce un album Morricone Stories, che contiene il brano in questione e molte altre musiche del grande compositore romano, che Di Battista interpreta da par suo, proprio per rendere omaggio a quell'incontro casuale e al suo grande amore per la musica di Morricone. È un album davvero molto bello, nel quale Di Battista cerca il punto di equilibrio tra la sua creatività e le partiture di Morricone, tra il cervello e l'anima, tra le immagini e i sogni. E lo fa con musiche di film alle volte dimenticati, come Veruschka o Cosa avete fatto a Solange, come con classici come il Tema di Deborah da C'era una volta in America o quello del duello di Il buono, il brutto e il cattivo. Fino ad arrivare a Flora, l'inedito di Morricone che porta il nome della figlia del sassofonista romano.
"Sì, davvero. Era il 2007, sono stato invitato da amici comuni a festeggiare a casa di Morricone la vittoria dell'Oscar alla carriera. Gli amici gli avevano detto chi ero e che doveva conoscermi. La prima cosa che mi chiese era da dove venivo, e gli dissi che ero di San Basilio, non proprio borgataro ma periferico, e lui si mise a ridere. A fine serata mi chiese se avevo il sax con me, e io me l'ero portato su indicazione degli amici. Mi disse 'vieni qua, che ti scrivo un brano', e lo fece davvero, con lo spartito tra i piatti e i bicchieri. Appena finì mi disse di suonarlo con lui, io diedi un'occhiata allo spartito, aveva delle note altissime e io avevo paura di fare una brutta figura, così attaccai un'ottava sotto. Lui mi fermò subito e io gli dissi 'ci ho provato". Da allora mi aprì le porte della simpatia e dell'amicizia".
Quel brano è diventato una canzone dedicata a sua figlia.
"Sì, Flora, con il testo scritto da mia moglie, Nicky Nicolai. È l'unico inedito dell'album, ed è per me un grandissimo onore averlo potuto registrare".
Ne aveva parlato con Morricone di questo album?
"Ovviamente la prima sera che lo conobbi gli dissi subito che avrei voluto fare un album con le sue musiche, lui mi disse che il jazz gli piaceva ma mi rispose 'lascia perdere, chi te lo fa fare" e la cosa finì lì. Negli anni ci siamo sentiti, visti, spesso a cena, ma a me l'idea di suonare le sue musiche non mi mi era passata dalla mente. Io amo improvvisare, ma mi piace avere un ordine, volevo fare con le sue musiche un album che tenesse dentro entrambe, creatività e disciplina, studiando bene note, armonie, non cambiare nulla, e glielo dissi. Lui alla fine rispose 'se proprio vuoi, fallo'. Non mi ha dato dei suggerimenti, ma ho cercato, parlando con lui, di capire come muovermi, con cura e attenzione. Anche con un po' di paura, perché una volta fatto avrei dovuto farglielo sentire. Ma il Maestro se n'è andato prima che potessi farglielo ascoltare".
Come ha approcciato il repertorio di Morricone?
"È stata una grande scommessa con me stesso, trattare una materia così cara a noi italiani per motivi sentimentali e allo stesso tempo così importante e complessa in termini musicali. Volevo avere, quindi, un approccio diverso da quello del jazz, una libertà sottintesa. Negli assoli cercavo di stare dietro alla grandezza della melodia, non potevo fare assoli tanto per farli, dovevano avere una misura che rispettasse il livello della composizione. È stato tutto difficile, avevo molta paura, non ero teso ma diciamo positivamente impaurito dal compito".
Come ha scelto i suoi compagni d'avventura?
"Suonavo già da tempo con André Ceccarelli, lo considero un po' un padre per noi più giovani, avevo bisogno di confermare questa collaborazione perché ero certo che avesse capito il mood del disco, la necessità di eleganza, precisione e gusto, niente sgarri dal punto di vista ritmico, essenzialità e colore quando serve. Poi Daniele Sorrentino, la rappresentanza italiana, anzi napoletana. Mi dà un grande sostegno musicale, è molto sveglio, un musicista che sa bene cosa fare. E poi ha il re più intonato di tutti e io sto tranquillo. Quindi un giovane pianista francese, Frédéric Nardin. Me l'ha presentato Reno Di Matteo, il mio manager francese, io all'inizio ho storto il naso, ma è stato una sorpresa bellissima. È un pianista molto dotato, lavora con libertà e disciplina e l'analisi degli score fatta insieme a lui è stata molto approfondita. Il suo ruolo è fondamentale perché l'armonia del Maestro Morricone parte da un suono di pianoforte importante. Sono molto contento del gruppo e posso dire che per la prima volta un disco mio mi piace, non mi era mai capitato. Ma è ovvio perché la musica non è mia".
E ora con questa musica cosa ci vuole fare?
"Mi piacerebbe navigarci dentro e suonarla tanto. Mi auguro che riprendano, non tanto per me quanto per i colleghi. Vedere come tutti, con grande dignità, hanno affrontato la pandemia tenendo duro è stato tremendo. Ci sarà la ripresa, sarà ancor più bella, la sofferenza ci farà essere più creativi e ispirati".