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Caparezza: "Che pena questo mondo fatto di algoritmi"

Esce il nuovo concept album 'Exuvia'. Un viaggio in cui il rapper riflette su se stesso e sul suo percorso di artista
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Mentre parla del suo nuovo album Exuvia, Caparezza non cita mai Dante Alighieri ma come accade al sommo poeta nella Divina Commedia, anche il rapper e cantautore pugliese arrivato nel mezzo del cammin della sua vita (ha 47 anni) si è ritrovato in una selva oscura. Ecco allora l’esigenza delle 19 tracce di questo concept album per riflettere sulla vita e sulle priorità, per una critica a un mondo sempre più regolato dagli algoritmi. Un mondo straniante in cui Caparezza stenta a riconoscersi: tra le immagini più forti nell’attraversamento della misteriosa foresta ci sono i paesaggi devastati, città spettrali come in una realtà postatomica. Un viaggio che è anche un rito di passaggio e crescita, come suggerisce il titolo che fa riferimento alla carcassa vuota che resta dopo la muta di un insetto.

“Exuvia” è un album sul tempo che passa?
«Il tempo determina il passaggio dalla fase giovanile a quella adu…

Mentre parla del suo nuovo album Exuvia, Caparezza non cita mai Dante Alighieri ma come accade al sommo poeta nella Divina Commedia, anche il rapper e cantautore pugliese arrivato nel mezzo del cammin della sua vita (ha 47 anni) si è ritrovato in una selva oscura. Ecco allora l’esigenza delle 19 tracce di questo concept album per riflettere sulla vita e sulle priorità, per una critica a un mondo sempre più regolato dagli algoritmi. Un mondo straniante in cui Caparezza stenta a riconoscersi: tra le immagini più forti nell’attraversamento della misteriosa foresta ci sono i paesaggi devastati, città spettrali come in una realtà postatomica. Un viaggio che è anche un rito di passaggio e crescita, come suggerisce il titolo che fa riferimento alla carcassa vuota che resta dopo la muta di un insetto.

“Exuvia” è un album sul tempo che passa?
«Il tempo determina il passaggio dalla fase giovanile a quella adulta, è il centro dell’album ma non è l’unico tema. C’è Zeit!, una canzone dedicata al tempo che si sfilaccia, invecchia come tutte le cose del mondo. L’unica scritta durante la pandemia: sembriamo congelati in un tempo che non fa il suo dovere, non passa, non scorre, sempre più rallentato: ho osato dire che è un tempo che invecchia. E poi c’è il tempo che blocca l’artista in una bolla, soprattutto l’artista popolare, reso preda suo malgrado della sindrome di Peter Pan. Infine, c’è il tempo che lascia i segni sul corpo, il tempo della morte come nel brano La certa, l’idea di una morte amica che dà senso alla tua vita, un coach che ti spinge a scendere in campo e a vivere tutto il tempo che hai a disposizione. Mi ispira Il viaggio di G. Mastorna, il film mai fatto di un padre putativo per me, Fellini».

La copertina dell'album 'Exuvia' 

C’è un brano dedicato a Pripjat, la città fantasma vicino a Chernobyl. Perché ne parla?
«Mi piacciono le città fantasma. Si allineano al mio sentimento, forse ci sguazzo in questa sorta di limbo. Pripjat è l’immagine del mio stato d’animo attuale: oggi è cambiato tutto, dalla politica alla musica e a come si ascolta, sono cambiati la società e i punti di riferimento culturali. È proprio come dopo un’esplosione atomica, e in questo mondo postatomico anch’io sto cambiando, non mi riconosco negli algoritmi. Nel disco dico anche frasi forti come “A trent’anni da Capaci, vedi, sarà strano ma il modello è diventato Genny Savastano”. Cioè, invece di seguire i modelli virtuosi dell’antimafia di Falcone e Borsellino, i nostri punti di riferimento sono diventati i protagonisti di Gomorra. Tutti disagi che mi portano a pensare che per anni ho parlato al vuoto come se io fossi nella città di Pripjat, svuotata dal disastro di Chernobyl».

“Gomorra” viene percepito come un modello positivo?
«Il problema non è del film che io peraltro ho solo visto in parte, non è un problema morale ma culturale. Vedendo La Piovra io non mi immedesimavo nei mafiosi ma in chi li combatteva, con Gomorra accade l’opposto. Non intendo addossare la responsabilità ai registi né agli attori, saranno di certo bravissimi, il problema è nella scelta di campo».

In “Campione dei 90” riflette sul suo percorso di artista.
«Nell’età adulta si fa pace con il proprio passato, perdoniamo tante cose che prima ci sembravano imperdonabili. Nella foresta in cui è ambientato l’album ci sono anche i passi falsi ma necessari per arrivare a cosa sono ora. Un po’ l’ho scritta anche per vendicarmi, perché soffrivo per l’opinione dei colleghi contro il Miki Mix dei miei esordi».