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Battiato, il ricordo di Pippo Baudo "Con lui e Dalla persi nella magia della nostra terra"

(ansa)
Il conduttore ricorda l'artista scomparso a 76 anni. "Era legatissimo alla Sicilia, alle radici, anche se ha girato il mondo"
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"Gli ho voluto bene, Franco era una persona speciale e un poeta". Pippo Baudo raccoglie i ricordi di una vita, l'amicizia con "con un artista unico. Perché come Battiato non c'è stato nessuno e non ci sarà più nessuno" .


Quando l'aveva conosciuto?
"Una vita fa. Prima che iniziasse a cantare. Si parlava tanto di Franco a Catania, della sua originalità, mi incuriosiva. Lui era di Riposto. Aveva iniziato con Giusto Pio a scrivere quelle canzoni originali. Con Manlio Sgalambro poi ha continuato la sua vita artistica" .


Da Catania si era rifugiato a Milo.
"Aveva vissuto un periodo a Catania, in una strada del centro, via dei Crociferi, in un palazzo barocco, bellissimo. L'appartamento era al primo piano, tutti suonavano, salivano e lo andavano a trovare. Quindi si era trasferito a Milo, il paese più in alto, vicino all'Etna, Franco era affascinato dal vulcano. Il panorama è pazzesco,…

"Gli ho voluto bene, Franco era una persona speciale e un poeta". Pippo Baudo raccoglie i ricordi di una vita, l'amicizia con "con un artista unico. Perché come Battiato non c'è stato nessuno e non ci sarà più nessuno" .


Quando l'aveva conosciuto?
"Una vita fa. Prima che iniziasse a cantare. Si parlava tanto di Franco a Catania, della sua originalità, mi incuriosiva. Lui era di Riposto. Aveva iniziato con Giusto Pio a scrivere quelle canzoni originali. Con Manlio Sgalambro poi ha continuato la sua vita artistica" .


Da Catania si era rifugiato a Milo.
"Aveva vissuto un periodo a Catania, in una strada del centro, via dei Crociferi, in un palazzo barocco, bellissimo. L'appartamento era al primo piano, tutti suonavano, salivano e lo andavano a trovare. Quindi si era trasferito a Milo, il paese più in alto, vicino all'Etna, Franco era affascinato dal vulcano. Il panorama è pazzesco, abbraccia le isole Eolie, la vista toglie il fiato. Aveva comprato un palmento e l'aveva trasformato in in stile orientale, aveva fatto montare delle tende bianche" .


Poi arrivò anche Lucio Dalla.
"Con i racconti che gli aveva fatto del suo paradiso, aveva incantato Lucio. Anche lui si era innamorato di quel luogo magico e della Sicilia. In questo momento mi piace immaginarli insieme, non so dove, mentre cantano. Che canzoni meravigliose ha scritto..." .


La sua preferita?
"Ascolterei La cura dieci volte al giorno. Nella sua musica si fondevano tante anime: quella siciliana, fatta di suoni antichi, e internazionale, araba" .


Lo descrivono come un artista schivo, riservato, ma anche ironico. Con lei com'era?
"Era dolce. Avevo cercato di coinvolgerlo quando dirigevo il Teatro Stabile di Catania. Ricordo la mamma, a cui era legatissimo, che ci cucinava gli spaghetti col pomodoro e il basilico. Semplici, squisiti. Parlavamo di tante cose. A un certo punto mi fa: "Togliamo le sedie, facciamo uno spettacolo senza il pubblico, solo con gli attori che recitano?". "Ma è una pazzia". "Appunto", sorrise".


Cosa le manca?
"Mi manca il suo essere poeta, il suo volare alto. Era libero, diverso da tutti. Ha sperimentato tanto. Era legatissimo alla Sicilia, alle radici, anche se ha girato il mondo. Ricordo che durante un viaggio in Russia, ero a San Pietroburgo, lo cercai solo per dirgli: Franco, sono qui sulla Prospettiva Nevskij" .


Quando era suo ospite in tv, capitava che lei ironizzasse sui versi delle canzoni.
"Era il nostro gioco. Me lo ricordo magrissimo, molto più magro di me, col suo impermeabile. Si divertiva, a volte, a scrivere versi criptici, mi affascinava l'uso delle parole. Gli chiedevo spiegazioni prendendolo affettuosamente in giro. Faceva parte del nostro modo di scherzare, avevo un rapporto molto bello con lui. Poi le nostre strade si sono separate, ha avuto una vita artistica eccezionale" .