La sfida di Cosmo: "La nostra cura per i ragazzi: un'estate d'amore"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteCosmo è rinato. Una ‘nascita’ che è fatta di altre due nascite, quella della sua terza figlia, Linda Futura, quella del suo nuovo album, La terza estate dell’amore (in radio il nuovo singolo Musica illegale). Una rinascita che è anche politica, non solo per la chiara citazione del titolo (la prima estate dell’amore fu quella psichedelica di San Francisco nel 1967, la seconda quella dei rave inglesi e di Ibiza tra il 1987 e il 1988) ma anche per la aperta dichiarazione di intenti che accompagna l’uscita dell’album: “Stiamo camminando sulle rovine di un sistema di valori che ha fallito e che deve essere spazzato via: quello dell’individualismo, della competizione, della crescita illimitata e del conflitto. Ingiustizie, disuguaglianze, repressione e disastro ecologico sono i frutti di quel sistema…la terza estate dell’amore è una pernacchia in faccia a chi nega l’essenzialità della festa…
Cosmo è rinato. Una ‘nascita’ che è fatta di altre due nascite, quella della sua terza figlia, Linda Futura, quella del suo nuovo album, La terza estate dell’amore (in radio il nuovo singolo Musica illegale). Una rinascita che è anche politica, non solo per la chiara citazione del titolo (la prima estate dell’amore fu quella psichedelica di San Francisco nel 1967, la seconda quella dei rave inglesi e di Ibiza tra il 1987 e il 1988) ma anche per la aperta dichiarazione di intenti che accompagna l’uscita dell’album: “Stiamo camminando sulle rovine di un sistema di valori che ha fallito e che deve essere spazzato via: quello dell’individualismo, della competizione, della crescita illimitata e del conflitto. Ingiustizie, disuguaglianze, repressione e disastro ecologico sono i frutti di quel sistema…la terza estate dell’amore è una pernacchia in faccia a chi nega l’essenzialità della festa e dello spirito di comunità. Non ce ne facciamo niente delle città cadavere, luoghi di morte dell’anima e del corpo. Le vogliamo cambiare. Vada a farsi fottere il Pil, si fotta la Borsa. Questo messaggio è dedicato a chiunque si sia visto rubare tutto il tempo migliore della propria vita, a chi crede nell’aggregazione e nello spirito di comunità, a chiunque voglia prendere questa grande macchina e sedersi accanto al pilota per farla rallentare, sostare, ripartire quando è il momento. Verso destinazioni ed esperienze altre. Verso il futuro”.
Cosmo, insomma, l’ambizione è quella di cambiare il mondo?
“Di certo, come avveniva alla fine degli anni Settanta, l’ambizione è quella di tagliare i ponti con il presente e proiettarsi verso io futuro. Divincolarsi dai generi, sentirsi liberi. C’è stato qualche anno fa un periodo in cui questa scossa nella musica italiana si è sentita, adesso da quella cosa bisogna tirare fuori un’attitudine rivoluzionaria. La musica si deve rivoluzionare di continuo, non è obbligata a seguire l’attenzione discontinua del pubblico, vanno rotti un sacco di limiti. Io cerco di fare quello, ma la sfida è soprattutto con me stesso. Voglio superare dei limiti miei, non scadere nei miei automatismi, nelle mie soluzioni comode”.
Quindi, tra figlia e album, una rinascita completa che avviene, non a caso, dopo il lockdown.
“Dopo il primo lockdown ho avuto una serie di ripensamenti, scavando dentro di me ho trovato cose che forse già c’erano ma che sono balzate agli occhi. Volevo attivarmi in qualche modo, con la musica in senso anche politico, e nella vita. Anche fare un altro figlio è un gesto a suo modo politico, una cosa bellissima da fare, in un momento in cui si parlava di morte ribadire la vita. Il disco è stato un viaggio musicale nato dopo il lockdown, facendo un sacco di ascolti, esplorando tante cose, con una grande voglia di esplodere”.
E’ un album che non ha ansie, non sembra avere il problema del tempo…
“Sì, ho fatto pace con il tempo e ho smesso di voler essere originale ad ogni costo. E ho guardato anche indietro, con tante inevitabili citazioni della musica degli anni della seconda estate dell’amore. E’ che ho studiato molto, padroneggio i linguaggi, mi hanno colpito certi stilemi del passato che hanno ancora qualcosa da dire oggi”.
Sente il peso di essere stato un pioniere della nuova scena italiana?
“No, anche se sono stato cosciente, nel 2016, di essere parte di un ricambio generazionale. Ma affronto la musica con totale libertà, voglio avere un percorso artistico che si muova a prescindere dal successo, una ricerca che mi porti a rompere schemi mentali miei, argini, pareti, limiti che mi sono sempre dato per superarli. In questo disco ho lasciato andare la musica e le strutture liberamente”.
Come ha vissuto questi mesi di chiusura?
“Male, male, male. Mi sono sentito offeso dalla mancanza di considerazione per tutto il settore del clubbing da parte delle istituzioni e della società. Siamo stati messi in un angolo, ci è stato detto che non era il momento di pensare alle feste come se fosse un gioco, dimostrando la grande ignoranza che circonda il nostro mondo. Se è vero che le parole sono importanti, nel momento in cui non si parla di me io divento invisibile, divento un niente. Oppure se n’è parlato dicendo che i contagi di ottobre erano dovuti alle discoteche aperte per due settimane ad agosto, trasformando l’intero settore in capro espiatorio”.
E ora?
“Ora abbiamo un problema: allo stato attuale nessuno si è degnato di mettere su una road map per la riapertura dei locali da ballo e stilare dei protocolli. Siamo indietro e i santi che sperimentano Gallipoli il 5 giugno sono santi che dovevano esser ascoltati mesi prima. Oggi qualcosa va fatto, magari non aprire ma almeno parlarne. Subiamo un pregiudizio pesantissimo tutto il settore, mentre la verità è che dei ragazzi, della loro depressione, del loro ritorno alla vita, ci prenderemo cura noi, saremo noi che li faremo stare bene, con la musica, nei ritrovi, con assembramenti gestiti in sicurezza. Noi cureremo con la musica l’anima dei ragazzi, e faremo tornare al lavoro tantissime persone in tutto il settore”.