Fenomenologia dei Duran Duran, la band che non poteva essere invisibile
di Carmine Saviano , di Carmine SavianoInvisibili non lo sono mai stati. Anzi. Se c’è una band che deve tutto (o quasi) al potere dell’immagine sono proprio loro. Pronunci Duran Duran e ogni cosa diventa esotica: spiagge tropicali, girls on film, yacht più o meno giganteschi, giacche Antony Price. E ancora: cocktail che colorati è dir poco, macchine fotografiche che scattano senza sosta, Simon Le Bon che ammicca senza mai distogliere lo sguardo dalla telecamera. Eppure la band di Birmingham che da quattro decadi presidia – con alti e bassi - l’art pop ha scelto proprio Invisible per lanciare il prossimo album di inediti, Future Past, in uscita il 22 ottobre. Con un video anomalo: girato da un’intelligenza artificiale di nome Huxley la cui "mente" è stata progettata per replicare i processi cognitivi ed emotivi degli esseri umani.
Ma seppur perennemente avvolti dalla patina che loro stessi …
Invisibili non lo sono mai stati. Anzi. Se c’è una band che deve tutto (o quasi) al potere dell’immagine sono proprio loro. Pronunci Duran Duran e ogni cosa diventa esotica: spiagge tropicali, girls on film, yacht più o meno giganteschi, giacche Antony Price. E ancora: cocktail che colorati è dir poco, macchine fotografiche che scattano senza sosta, Simon Le Bon che ammicca senza mai distogliere lo sguardo dalla telecamera. Eppure la band di Birmingham che da quattro decadi presidia – con alti e bassi - l’art pop ha scelto proprio Invisible per lanciare il prossimo album di inediti, Future Past, in uscita il 22 ottobre. Con un video anomalo: girato da un’intelligenza artificiale di nome Huxley la cui "mente" è stata progettata per replicare i processi cognitivi ed emotivi degli esseri umani.
Ma seppur perennemente avvolti dalla patina che loro stessi hanno creato, mai ridurre i Duran Duran a produttori di emozioni sintetiche. Lo sanno bene i fan che dalla primavera del 1981, quarant’anni fa, ballano senza sosta sui ritmi di Planet Earth, Hungry Like the Wolf, Careless Memories, Save A Prayer. Dietro il lusso ostentato, l’ambiguità sessuale, i travestimenti e le acconciature pericolosamente in bilico sul kitsch, alla band di Simon Le Bon, Roger Taylor, Nick Rhodes e John Taylor (il chitarrista Andy Taylor è rientrato e riuscito dal gruppo ormai anni fa) va riconosciuto almeno il merito di aver perseguito con coerenza e continuità il proprio progetto musicale: portare la new wave alle masse, trasformare in musica popolare quel post punk che alla fine degli anni 70 rappresentava la forma del rock più vicina all’avanguardia. Con buona pace dei detrattori dell’epoca il cui coro era: “Con loro sembra che il punk non ci sia mai stato”. Falso se anche l’edonismo può essere considerato una forma di No Future.
La corsa sfrenata finì nel 1986 dopo che Notorius non aveva più neanche un luogo da conquistare. Era ovunque, il corrispettivo pop dell’agente Smith di Matrix Revolution. Cinque anni a velocità massima sono tanti. Ma di abbandonare la pista non se ne sarà mai parlato seriamente. Del resto, per sopravvivere, bastava passare dallo sprint al mezzofondo. La fine degli anni 80 e l’inizio dei 90 sono come una fase di riassestamento, di costruzione di un nuovo meccanismo musicale sottratto alla logica del tutto e subito e che metteva a frutto il patrimonio accumulato. E l’esito di questa fase fu - paradossalmente a metà degli anni '90, in era grunge conclamata ovvero nel pieno della nemesi storica contro ciò che rappresentavano i Duran Duran - una canzone, Ordinary World, che ebbe un doppio merito: riportarli in testa alle classifiche e fornire alla band una nuova patente di credibilità compositiva.
Da allora il più è fatto. Nell’ultimo quarto di secolo i Duran Duran hanno centellinato le uscite discografiche, curato alla follia i tour e le apparizioni dal vivo, consolidato con saggezza una fan base che da chi voleva-sposare-Simon-Le-Bon si è allargata anche a chi vuole ascoltare un pop intelligente che continua ad essere ricercato nei suoni e negli arrangiamenti. Certo, al ballare-pensando non ci si arriva ancora. Ma è tutta colpa di Rio che ci distrae, danzando sulla sabbia “just like that river twisting through a dusty land”.