Måneskin: “Abbiamo vent’anni e stavolta ci crediamo davvero”
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteE tre. Prima il palco di X Factor, poi il palco di Sanremo e ora quello dell’Eurovision Song Contest, dove domani sera i Måneskin (Victoria, Damiano, Thomas e Ethan) combatteranno tra i favoriti per conquistare una vittoria che all’Italia manca dal 1990. Un bel risultato, soprattutto se si pensa che i ragazzi hanno poco più di venti anni, che sono una band (cosa che in Italia non va molto di moda) e che suonano rock. E che con queste tre caratteristiche molto lontane dall’immagine che l’Italia normalmente dà di se stessa, vanno a rappresentare il nostro Paese nel festival musicale più seguito dal pubblico televisivo nel mondo.
Già, ma come affrontano un simile compito i giovanissimi Måneskin?
Victoria: “Noi vogliamo fare spettacolo, come vogliono del resto tutti gli altri, rappresentando il nostro paese. Ed è interessante vedere quello che fanno anche gli altri, al di là dei nostri gusti musicali, c&r…
E tre. Prima il palco di X Factor, poi il palco di Sanremo e ora quello dell’Eurovision Song Contest, dove domani sera i Måneskin (Victoria, Damiano, Thomas e Ethan) combatteranno tra i favoriti per conquistare una vittoria che all’Italia manca dal 1990. Un bel risultato, soprattutto se si pensa che i ragazzi hanno poco più di venti anni, che sono una band (cosa che in Italia non va molto di moda) e che suonano rock. E che con queste tre caratteristiche molto lontane dall’immagine che l’Italia normalmente dà di se stessa, vanno a rappresentare il nostro Paese nel festival musicale più seguito dal pubblico televisivo nel mondo.
Già, ma come affrontano un simile compito i giovanissimi Måneskin?
Victoria: “Noi vogliamo fare spettacolo, come vogliono del resto tutti gli altri, rappresentando il nostro paese. Ed è interessante vedere quello che fanno anche gli altri, al di là dei nostri gusti musicali, c’è chi guarda al futuro, chi punta alle radici, ognuno in maniera differente. Portiamo una cosa che è nostra, senza doverci omologare agli altri, un brano scritto da noi e che ci rispecchia, dando la sensazione di un concerto live”.
Damiano: “E infatti la dimensione live è una delle cose più belle sia per noi che per il pubblico, avere la possibilità dopo quasi due anni di avere un pubblico davanti per noi è emozionante, e allo stesso tempo è un bel messaggio di ripartenza per tutta l’Europa”.
E’ una performance sulla quale avete ragionato molto, per il modo in cui vi presentate al pubblico internazionale?
Thomas: “Niente ragionamenti, solo il nostro modo di fare le cose, quello che siamo, quello che abbiamo assorbito nelle nostre esperienze, quello che sappiamo fare e basta”.
Victoria: “Non abbiamo una strategia per il pubblico internazionale, ci comportiamo come al solito. Anche perché abbiamo sempre avuto un approccio internazionale, abbiamo sempre scritto anche in inglese ma pensiamo che anche cantando in italiano la nostra musica possa essere apprezzata all’estero”.
In Italia siete famosissimi, ma all’estero ancora no…
Damiano: “E infatti ci piace l’idea di ripartire da zero, ricominciare a fare quello che ti serve per farti conoscere. E’ superstimolante, non cambia il nostro approccio, la nostra identità, la nostra attitudine, ma doversi guadagnare l’attenzione del pubblico ci stimola tantissimo”.
Siete dati tra i favoriti. Merito del rock, che nei paesi del nord Europa o in Inghilterra è un genere consolidato e di successo?
Damiano: “I feedback sono molto positivi e non così localizzati in realtà. Le piattaforme streaming ci dicono che la nostra musica si sta muovendo in tanti paesi, c’è attenzione in tanti paesi, siamo presenti in molte playlist e classifiche internazionali, e non solo nel nord Europa, in Grecia siamo arrivati anche al primo posto”.
E’ il segno di un ritorno del rock nella cultura giovanile?
Victoria: “E’ presto per dirlo, ogni paese è diverso dall’altro. In Inghilterra i ragazzini sono abituati ad andare nei locali a sentire le band emergenti e le band rock come gli Slaves vanno primi in classifica. In Italia il rock è di nicchia, i giovani non lo ascoltano principalmente, ci sono cose che vanno più di moda. Ma non è detto che le cose non possano cambiare”.
Thomas: “I nordici sono più abituati a queste sonorità, noi siamo cresciuti con quelle che ci hanno fatto ascoltare i nostri genitori. Ma vediamo che ogni volta che i ragazzi ci ascoltano l’entusiasmo cresce”.
Di tutto quello che avete visto all’Eurovision cosa vi ha colpito di più?
Damiano: “Ci sono delle performance belle, diverse dalle nostre, mi hanno colpito quelle della Francia, di Malta, ci sono molte cose buone. Soprattutto gli Hooverphonic dal Belgio. Ma noi ci concentriamo sulla nostra, siamo al lavoro da molte settimane, ci ‘limiteremo’ a fare il massimo”.
Ethan: “Io ho un debole per la Russia”.
Victoria: “Trovo interessante la Finlandia”.
Thomas: “E’ molto interessante la ragazza dell’Ucraina, immobile, impassibile, mentre propone un brano dance”.
Cantate in italiano. Avreste preferito avere i sottotitoli per poter far capire meglio il senso del vostro testo?
Victoria: “Scriviamo anche in inglese ma questo brano è stato pensato e scritto in italiano, non lo abbiamo voluto adattare al contesto, rappresentiamo l’Italia e cantiamo in italiano. No, i sottotitoli avrebbero i distratto dalla performance”.
Vi è mai venuta voglia di tornare a suonare in strada, a via del Corso a Roma?
Damiano: “Ci torneremo, lo abbiamo detto spesso, è il punto di partenza del nostro percorso. Ma siamo sempre lì, anche in questa occasione, Zitti e buoni è uno dei primi pezzi che abbiamo scritto, è un brano dei nostri, ci collega direttamente a quel periodo”.
Il successo è difficile da gestire? Come fate ad evitare di montarvi la testa?
Victoria: “Secondo me siamo troppo scemi per tirarcela. Scherzi a parte la nostra vita è ancora normale, quella dei Måneskin è una realtà parallela, quando saliamo sul palco siamo i Måneskin, appena scendiamo siamo noi stessi”.
Ethan: “Non ci montiamo la testa perché non abbandoniamo mai la musica e perché siamo molto legati tra di noi, quattro amici veri”.
L’attenzione dei giornali per la vostra vita privata, quella di Damiano in particolare, vi crea dei problemi?
Damiano: “E’ un’attenzione della quale avrei fatto volentieri a meno. Capisco che è una conseguenza inevitabile della fama, sta a me non alimentare questa attenzione e io non la alimenterò”.
Fare rock significa anche portare dei messaggi importanti a chi vi ascolta?
Damiano: “Ci interessa ovviamente parlare delle cose che ci stanno a cuore. Il messaggio è già nella musica, nel nostro modo di comportarci, nella nostra attitudine. Ci intesse abbattere gli stereotipi, le barriere, gli ostacoli, ma ci rendiamo conto che non siamo esponenti di un movimento politico rivoluzionario. Facciamo quello che è nelle nostre possibilità e cerchiamo di non parlare a vanvera”.
Victoria: “Abbiamo le nostre opinioni e quando pensiamo siano oggettivamente giuste le esprimiamo, nelle interviste come nelle canzoni. Pensiamo che non ci debbano essere disparità tra i sessi, o per motivi etnici, crediamo nel dialogo, nell’accoglienza, e ci piace dirlo. Ma abbiamo vent’anni e cerchiamo di non parlare di cose sulle quali non siamo preparati”.
Avete accettato di cambiare la canzone per adeguarvi al regolamento dell’Eurovision Song Contest. E’ stato un problema?
Damiano: “No, non era una faccenda fondamentale, il senso della canzone non cambia in nessun modo”.
In Italia c’è un grande dibattito sull’uso delle parole, sul ‘politically correct’, sulla libertà di esprimersi anche nel mondo dello spettacolo.
Victoria: “Ma tra parolacce e parole discriminatorie c’è un abisso. Alcune parole in determinati contesti è giusto non usarle, mentre è sempre sbagliato usare termini discriminatori o denigratori. Essere offensivi e dire ‘ca**o’ non è paragonabile. Siamo contro la censura ma dire che dire che il politicamente corretto è eccessivo non è vero. Cambiare il modo in cui parliamo è giusto, è un segno di progresso, su alcuni temi le persone dicevano cose aberranti, si lasciavano passare gesti inaccettabili, siamo contenti che si stia prendendo una posizione più decisa”.
Molti vi danno per favoriti, sono arrivati i commenti positivi persino da un giornale come il Guardian o da artisti come Little Steven. Ci pensate alla vittoria?
Damiano: “I commenti positivi ci fanno molto piacere, è un onore rappresentare l’Italia ed essere apprezzati. Per il resto affrontiamo la gara come abbiamo affrontato Sanremo, non succederà ma se dovesse succedere saremo contenti. Ma un po’ ci stiamo credendo…”.