La sfida di Gionnyscandal: "Sono anti e sono contro, per questo faccio pop punk"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteIn copertina è nudo, con la chitarra elettrica a tracolla, i capelli colorati, il corpo coperto di tatuaggi, mentre alle sue spalle gli armadietti di una scuola vanno a fuoco. Immagine tutt’altro che tranquilla e pacificatoria, in perfetta sintonia con il titolo dell’album, Anti, e con il suono che il disco vuole avere: elettrico, forte e esplosivo. Immagine forte perché Gionnyscandal, 29 anni, al secolo Gionata Ruggeri, ha deciso di cambiare, di “attaccare la spina” alla sua chitarra elettrica e di fare, in barba alle mode del momento, un disco di punk/pop.
Quattordici brani, una selezione che solo un paio di volte concede qualcosa alle sonorità del suo recente passato, Anti è un album sostanzialmente rock, alla maniera dei giovani d’oggi ovviamente, non certo ricordando gli eroi del passato. Ma rock con quella vena di punk diretto, leggero, tiratissimo e melodico che band come gli All Time Low e i Simple Plan hanno sapientem…
In copertina è nudo, con la chitarra elettrica a tracolla, i capelli colorati, il corpo coperto di tatuaggi, mentre alle sue spalle gli armadietti di una scuola vanno a fuoco. Immagine tutt’altro che tranquilla e pacificatoria, in perfetta sintonia con il titolo dell’album, Anti, e con il suono che il disco vuole avere: elettrico, forte e esplosivo. Immagine forte perché Gionnyscandal, 29 anni, al secolo Gionata Ruggeri, ha deciso di cambiare, di “attaccare la spina” alla sua chitarra elettrica e di fare, in barba alle mode del momento, un disco di punk/pop.
Quattordici brani, una selezione che solo un paio di volte concede qualcosa alle sonorità del suo recente passato, Anti è un album sostanzialmente rock, alla maniera dei giovani d’oggi ovviamente, non certo ricordando gli eroi del passato. Ma rock con quella vena di punk diretto, leggero, tiratissimo e melodico che band come gli All Time Low e i Simple Plan hanno sapientemente tenuto in vita fino a oggi. Ed è proprio con Pierre Bouvier dei Simple Plan che Gionnyscandal duetta in Nicotina, uno dei pezzi forti dell’album.
“E’ una collaborazione nata nella maniera più diretta e semplice”, racconta, “avevo il poster dei Simple Plan in camera e fare un pezzo con lui era un sogno. Una mattina, pensando a come potessi dare maggiore credibilità al progetto, ho pensato di contattarlo. Sapevo che non avrei avuto successo, ma ho provato lo stesso, e senza passare dalla casa discografica gli ho scritto su Instagram: ‘Ciao Pierre, sono Gionny, artista italiano, sto facendo un disco, ti va di fare un pezzo insieme?”. Dopo venti giorni, quando mi ero già dimenticato di aver mandato il messaggio, lui mi ha risposto. E la cosa più scioccante è che c’era scritto ‘sì, facciamolo’. Ho chiamato tutti, manco avessi vinto al Superenalotto. Gli ho risposto, gli ho mandato il pezzo senza i ritornelli e lui è sparito di nuovo. Ho pensato che mi avesse mollato, ma invece un giorno mi ha mandato un messaggio in cui diceva ‘ti videochiamo, così facciamo il pezzo insieme’. Di corsa mi sono preparato, truccato, ho sistemato le luci, preso la chitarra e quando ha chiamato lo abbiamo fatto davvero, abbiamo scritto il ritornello di Nicotina. Un’esperienza pazzesca. E la cosa più incredibile e che quando gli ho mandato il pezzo finito è stato lui a ringraziare me per averlo coinvolto. Prenderò quel messaggio, lo faccio stampare, incorniciare e me lo appenderò al muro”.
Com’è nata la voglia di riscoprire il pop punk?
“Ero in studio a lavorare sul nuovo album e non ero soddisfatto. Ho preso la chitarra, mi è venuto un riff e il disco ha iniziato a prendere forma. Mi ero stufato di limiti e regole, volevo mandare un messaggio di libertà sia musicale che personale, che sessuale, argomento importante da affrontare in questo momento storico. E lo volevo fare con un suono che non è di moda, che non crea hype, che non è nel mercato del mainstream. Non volevo più fare dischi che non mi rappresentassero appieno, volevo prendere la chitarra e fare qualcosa per me stesso, portando di nuovo all’attenzione questa musica”.
Non c’è un filo conduttore tematico, ma di certo c’è un filo conduttore musicale in 'Anti'.
“Sì, il suono è il filo conduttore, fin dall’inizio. Non volevo aprire il disco con il solito pezzo introspettivo e super triste, Che ne sai te è un bel pestone e così gran parte dell’album. Ci sono delle cose che rimandano ai dischi del passato, Demoni non è pop punk, non lo è nemmeno Prossima fermata, ho tenuto un po’ di sound per accompagnare lo spostamento verso il rock. Ci sono altri suoni, quindi, chitarre acustiche, ma il suono resta quello del pop punk”.
Aveva bisogno di cambiare?
“Dopo tanti singoli e tanti album non mi sentivo più soddisfatto mentre lavoravo. In fondo ho sempre voluto portare il pop punk nel mainstream, forse prima non era il momento. Durante la quarantena avevo bisogno di fare quello che mi faceva sentire meglio e così ho fatto. Liberamente. Fare musica per venderla non è sbagliato, ma io voglio essere felice con la musica che faccio, non voglio dover mettere il ritornello dopo due secondi nel brano perché sennò la gente lo skippa ma fare quello che piace a me”.
L’inizio di una rivoluzione?
“Rivoluzione? Sarà ben difficile, ma l’obiettivo di questo disco non è la classifica, non sono i numeri. In passato ho fatto anche dischi pensando a dodici possibili singoli, questo no. L’ho fatto per riportare il pop punk in Italia. E anche sperando che i ragazzini invece di prendere per il culo due dello stesso sesso che si baciano, pensino a prendere una chitarra e una batteria e suonino musica vera”.
Libertà espressa fin dalla copertina...
“Il mio pensiero è chiaro e volevo che lo fosse anche attraverso la cover del disco. Non sapevo come esprimere il concetto, ma la proposta del grafico che io ho sviluppato mi è sembrata centrata: massima espressione di libertà mettendomi a nudo e mettendo la chitarra davanti per dare allo stesso tempo un messaggio musicale chiaro”.
Ha fatto attenzione alle parole, quindi?
“Ho sempre pensato che ai ragazzi l’educazione non la debba dare un’artista ma i genitori. Detto questo, non ho pensato a chi l’avrebbe ascoltato, ho tolto qualsiasi filtro per essere me stesso al cento per cento. Se avessi lasciato quel due per cento di insoddisfazione che mi ha perseguitato negli ultimi tempi, non sarei stato contento. E se dovessi condizionare quello che voglio dire o fare come artista pensando al ragazzino o alla mamma, non sarei me stesso. Quindi non mi sono fatto problemi. E ho fatto un album veramente libero”.