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I Fleetwood Mac: da sinistra, Mick Fleetwood, Stevie Nicks, Lindsey Buckingham, Christine McVie and John McVie
  

La seconda giovinezza di Mick Fleetwood: "Mai avrei immaginato di rinascere su TikTok..."

Il cofondatore dei Fleetwood Mac e il live organizzato un anno fa come tributo per Peter Green. Ora è un video in streaming e un dvd. "Molti giovanissimi ci hanno scoperti da poco, è importante che sappiano qual è stato il ruolo di Peter nella storia della musica"
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Era il 25 febbraio dello scorso anno quando Mick Fleetwood, pochi giorni prima del silenzio imposto dal Covid-19, faceva salire sul palco del Palladium di Londra una band di amici, formata da musicisti del calibro di Zak Starkey, Andy Fairweather Low e Johnny Lang, per dare vita a un grande concerto nel quale celebrare Peter Green, leggendario chitarrista del rock blues inglese (sarebbe morto di lì a poco, alla fine di luglio) e fondatore, con lui e John McVie, degli altrettanto leggendari Fleetwood Mac. Quella sera, accanto al batterista e alla band, sul palco si sono alternati Pete Townshend, David Gilmour, Noel Gallagher, Steven Tyler, Kirk Hammett, Billy Gibbons, Christine McVie, Bill Wyman, John Mayall, Jeremy Spencer, per ricordare l’amico e celebrare la musica dei primi Fleetwood Mac, quelli nati in Inghilterra nel pieno dell’esplosione del British Blues. Il tutto è diventato Mick Fleetwood and Friends Celebrate the Music of Peter G…

Era il 25 febbraio dello scorso anno quando Mick Fleetwood, pochi giorni prima del silenzio imposto dal Covid-19, faceva salire sul palco del Palladium di Londra una band di amici, formata da musicisti del calibro di Zak Starkey, Andy Fairweather Low e Johnny Lang, per dare vita a un grande concerto nel quale celebrare Peter Green, leggendario chitarrista del rock blues inglese (sarebbe morto di lì a poco, alla fine di luglio) e fondatore, con lui e John McVie, degli altrettanto leggendari Fleetwood Mac. Quella sera, accanto al batterista e alla band, sul palco si sono alternati Pete Townshend, David Gilmour, Noel Gallagher, Steven Tyler, Kirk Hammett, Billy Gibbons, Christine McVie, Bill Wyman, John Mayall, Jeremy Spencer, per ricordare l’amico e celebrare la musica dei primi Fleetwood Mac, quelli nati in Inghilterra nel pieno dell’esplosione del British Blues. Il tutto è diventato Mick Fleetwood and Friends Celebrate the Music of Peter Green and the Early Years of Fleetwood Mac, un live disponibile in streaming sul sito Nugs, e un album e un dvd usciti da pochi giorni. 

E’ un bellissimo concerto quello di Fleetwood e dei suoi amici, una magnifica serata di blues e di chitarre: “Tutto ha avuto inizio con il blues, per una intera generazione della quale faccio parte”, ci dice Mick Fleetwood, “assieme al primo rock’n’roll è stata la scintilla che mi ha fatto innamorare della musica, ma anche il terreno comune sul quale ho incontrato tanta gente, stretto relazioni, costruito amicizie. Ero giovane e passavo le mie giornate con chi ascoltava blues, con quelli con i quali condividevo una passione. Con il tempo, per alcuni di noi quella forma d’arte è diventata la vita, il gruppo di amici è diventato una confraternita, persone che erano insieme perché vedevano la vita allo stesso modo ma soprattutto perché suonavano quella musica e respiravano quella musica. Alexis Korner, Cyril Davies, Graham Bond erano i “grandfathers”, io entrai in quella comunità come un giovane, con il mio entusiasmo, assieme a tanti altri, come Long John Baldry, Rod Stewart, gli Stones, tantissimi. Il blues è parte fondamentale della mia educazione musicale e della mia “emotional guide”, è quello che in fondo mi ha sempre indicato la strada e mi tiene legato a se per sempre”.

E attorno al blues sono nati i Fleetwood Mac.

“Si. Io, John McVie e Peter Green venivamo da quel background, avevamo suonato nei Bluesbreakers di John Mayall e formammo i Fleetwood Mac perché volevamo sperimentare cose nuove avendo una base comune. Il nome lo scelse Peter, mescolando il mio cognome a quello di John, è stata la sua forza che ci ha messo insieme nel 1967. E quindi ho pensato a questo progetto, per me davvero molto importante, perché i Fleetwood Mac non sarebbero esistiti senza Peter Green e, nonostante la band porti ben chiaro il mio cognome, il merito di quell’inizio non è il mio, Peter è stato quello che ci ha messo insieme. Eravamo davvero felici insieme, ci piaceva essere una band, ascoltavamo blues dalla mattina alla sera, suonavamo blues, e il nostro primo disco ne è una bella testimonianza. Ma la creatività di Peter era molto più grande e pur restando legati al blues la musica della band è andata altrove. Peter scriveva della sua vita, era un fantastico songwriter, spinse noi tutti a fare cose che non avevamo immaginato di fare. Ma tutto questo era possibile perché eravamo dei suonatori di blues, eravamo emotivamente, sentimentalmente, culturalmente legati al blues. E questo concerto è una dichiarazione d’amore per il blues”.

Come ha conosciuto Green?

“Avevo fatto un'audizione per una piccola band, a Nottingh Hill Gate, per il mio primo lavoro, facevamo cover di blues e di beat. Cercavano anche un chitarrista e si presentò un ragazzo che non sembrava nemmeno un chitarrista, aveva i capelli corti e l’aria fin troppo perbene. Attaccò la chitarra e a me, dico la verità, al primo ascolto non sembrò granché. Suonava poco, poche note e non mi fece grande impressione. Invece era il suo punto di forza, era il suo stile, l’economia del suo suono era unica, quelle poche note erano sempre quelle essenziali, quelle giuste, le sceglieva con un’intelligenza che altri chitarristi non avevano. Nel giro di una settimana divenni un suo fan. E un suo amico. Dicevo a tutti che dovevano fare attenzione quando lo ascoltavano, la profondità emotiva del suo stile era incredibile e penso ancora a lui come a uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi. Il suo motto, in fondo, era 'less is more', sapeva che non esagerare faceva diventare più grande ogni sua nota. E proprio per questo ci tenevo a fare questo concerto, proprio per ricordare alla gente la sua unicità, la sua grandezza”.

Come ha scelto i musicisti per l’evento?

“Amicizia, affetto, stima. E il fatto che tutti amassero Peter e la sua, la nostra musica. Alcune cose le abbiamo provate con calma, altre sono quasi improvvisate perché i musicisti, come Pete Townshend o Noel Gallagher, sono arrivati all’ultimo momento. Ma non fa differenza, la passione è stata la stessa, il divertimento è stato grande, l’amore che si avvertiva sul palco era davvero immenso”.

Sono passati più di cinquant’ anni dall’ inizio della storia dei Fleetwood Mac. Come mai sono ancora così tanto amati? Sono diventati perfino una band di successo su TikTok…

“E’ incredibile come i Fleetwood Mac e i giovani siano ancora così connessi, ma francamente non saprei dire il perché, se non quello ovvio: la bella musica. Ci sono tantissimi giovani che ci seguono e tanti che ci hanno scoperti solo di recente, e sarebbe bellissimo che scoprissero con un album come questo quali sono le nostre radici e l’importanza che ha avuto Peter Green nella storia della musica”.

Tutto ha assunto un altro significato dopo la morte di Green pochi mesi dopo.

“Si, è diventato l’ultimo grande tributo a un uomo che suonava con il cuore e aveva tantissimi estimatori tra il publico e soprattutto tra i musicisti. Che possa riposare in pace”.