I cinque dischi della settimana: le pagelle di Ernesto Assante
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteKings of Leon – When you see yourself
Sono stati grandi, hanno avuto successo, per un po’ si sono persi, poi hanno ripreso le fila del loro riscorso e hanno messo insieme questo album, in cui tirano le fila di tutto quello che hanno fatto. Sono e restano una grande band, più rock che pop, ma in grado di parlare a un grande pubblico con canzoni che sono appassionate e belle. Nulla di nuovo sotto il sole, non un album capolavoro insomma, ma uno di quelli che nella vostra dieta musicale settimanale può trovare uno spazio, magari in automobile, a volume sostenuto, guardando la strada scorrere sotto le ruote. Ottimo per un lungo viaggio nel quale lasciarsi prendere dal suono.
Voto 7
Valerie June – Prescriptions for dreamers
Le “ricette per sognatori” di Valerie June sono scritte con una penna intrisa di sentimen…
Kings of Leon – When you see yourself
Sono stati grandi, hanno avuto successo, per un po’ si sono persi, poi hanno ripreso le fila del loro riscorso e hanno messo insieme questo album, in cui tirano le fila di tutto quello che hanno fatto. Sono e restano una grande band, più rock che pop, ma in grado di parlare a un grande pubblico con canzoni che sono appassionate e belle. Nulla di nuovo sotto il sole, non un album capolavoro insomma, ma uno di quelli che nella vostra dieta musicale settimanale può trovare uno spazio, magari in automobile, a volume sostenuto, guardando la strada scorrere sotto le ruote. Ottimo per un lungo viaggio nel quale lasciarsi prendere dal suono.
Voto 7
Valerie June – Prescriptions for dreamers
Le “ricette per sognatori” di Valerie June sono scritte con una penna intrisa di sentimenti e sono eccellenti per chi ama la buona musica. Si potrebbe dire soul, ovviamente, ma solo in parte, perché Valerie June si muove liberamente tra i generi, in alcuni casi veste i panni della ‘songtress’, in altri quelli della cantautrice, alcune volte lascia spazio nella tracklist a piccoli momenti sonori adatti a portarci lontano, altre volte pianta i piedi nella realtà e la racconta. Non è un album pop, niente concessioni alle mode, solo canzoni per chi non si accontenta di poco, più vicine, idealmente, a Dylan che a Marvin Gaye. Quando è sola con la chitarra e la sua voce, alta e singolare, tocca vertici notevoli in un album spesso sorprendente. Canzoni per guardare il mondo con gli occhi aperti e al tempo stesso sognare.
Voto 7 1/2
Israel Nash – Topaz
I primi cinque minuti potrebbero trarvi in inganno, per il singolare “Pink Floyd feeling” della slide guitar che accompagna. Se vi piacciono War on drugs, Daniel Jurado, Kurt Vile, Riley Walker, Son Volt e Wilco, difficilmente non vi piacerà questo disco. In generale, per essere franchi, se vi piace la buona musica non dovreste farvi sfuggire almeno un ascolto di Topaz. C’è tutto quello che ci deve essere in un buon disco, grandi melodie, arrangiamenti corposi e ben strutturati, canzoni che respirano senza costrizioni e non c’è un solo attimo di noia. Grande musica, canzoni pop con il necessario carico di emozioni, e quelle necessarie gocce di rock, blues, country, che rendono il tutto estremamente interessante. Un album per chi ama il miglior rock americano, senza trucco e senza inganno.
Voto 8 1/5
Tom Jones – Surrounded by Time
Prima o poi qualcuno si prenderà la briga di dire che Tom Jones è un grande che ha giocato tutte le sue partite nello stesso campionato di Frank Sinatra. E che come “old blue eyes” è stato in grado di attraversare ogni epoca, ogni moda, ogni suono, restando fedele a se stesso e senza perdere il contatto con la realtà. Tra breve Sir Tom Jones compirà 81 anni e questo disco rende ancora una volta giustizia alla sua straordinaria vitalità, alla singolarità dell’artista e dell’uomo, che ha ancora una grande voce, la voglia di cantare, il gusto di passare da un genere all’altro e di creare album che, accidenti, cerca di farlo restare al passo con i tempi. E Jones ci riesce, a tratti in maniera forse troppo singolare, più spesso con grande sagacia. Il risultato è gradevolissimo, con addirittura delle punte di eccellenza, come la conclusiva e bellissima Lazarus man, che comunque vale la pena di ascoltare. Una zampata del vecchio leone, che ha ancora il gusto di indossare la corona di re del pop.
Voto 7
Rag’n’bone Man – Life by misadventure
Dopo un album come Human e il successo planetario del singolo, già doveva essere piuttosto difficile lavorare a un seguito. Se poi ci si aggiungono le avventure personali, nel caso specifico la nascita di un figlio e poi la separazione dalla moglie, è facile immaginare come la lavorazione di Life by misadventure potesse essere complicata. Rory Graham, ovvero Rag’n’Bone Man, ha pensato bene di fare la valigia e andare a Nashville, dove all’inizio le cose sono andate per il peggio, con lo scoppio della pandemia, la chiusura dello studio di registrazione e Rory, con il suo bassista e il batterista, costretti dalla quarantena a restare chiusi in casa. Il risultato, quando lo studio finalmente li ha accolti, è un album molto bello, fatto di canzoni appassionate, di arrangiamenti semplici, di melodie che colpiscono il cuore e testi sentimentali e profondi. Niente pop mainstream, solo songwriting, pianoforte, basso, batteria e poco altro, e la sua grande e bella voce che domina incontrastata, in canzoni che lo mettono nella schiera dei migliori cantautori di oggi. Un disco veramente bello che si ascolta con piacere una volta dopo l’altra.
Voto 8