Nicola Piovani, 75 anni eclettici: "Ascolto tutto, da Battistelli ad Achille Lauro. Sul palco? Provo gioia e paura"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteNon basterebbe un libro a raccontare, davvero, Nicola Piovani. E non solo perché è uno dei più grandi compositori che il nostro Paese abbia avuto l’onore e il piacere di vedere nascere e crescere, ma anche perché la sua storia musicale e personale è una storia avventurosa, varia, sorprendente. Anzi, potremmo dire che le 'storie' che ha vissuto e vive sono tante e che in ognuna c’è un pezzo di verità e di vita. Compie 75 anni e il suo compleanno lo dovrebbe celebrare chiunque ami la musica.
Sì, perché Piovani è stato intrattenitore e sperimentatore, ha creato musica assieme all’intelligenza di Fabrizio De André e alla cultura di Vincenzo Cerami, ha suonato nei cabaret e nei Teatri dell’Opera, ha musicato film, spettacoli teatrali e canzoni, non si è negato nulla, non si è mai fermato, ha sempre cercato, costantemente, testardamente, una nuova melodia, un nuovo acc…
Non basterebbe un libro a raccontare, davvero, Nicola Piovani. E non solo perché è uno dei più grandi compositori che il nostro Paese abbia avuto l’onore e il piacere di vedere nascere e crescere, ma anche perché la sua storia musicale e personale è una storia avventurosa, varia, sorprendente. Anzi, potremmo dire che le 'storie' che ha vissuto e vive sono tante e che in ognuna c’è un pezzo di verità e di vita. Compie 75 anni e il suo compleanno lo dovrebbe celebrare chiunque ami la musica.
Sì, perché Piovani è stato intrattenitore e sperimentatore, ha creato musica assieme all’intelligenza di Fabrizio De André e alla cultura di Vincenzo Cerami, ha suonato nei cabaret e nei Teatri dell’Opera, ha musicato film, spettacoli teatrali e canzoni, non si è negato nulla, non si è mai fermato, ha sempre cercato, costantemente, testardamente, una nuova melodia, un nuovo accordo, una nuova armonia, per accompagnare il tempo e raccontarci una storia, per portare bellezza nelle nostre vite promuovere il meglio dell’Italia nel mondo.
75 anni, la maggior parte dei quali trascorsi ‘dentro’ la musica: “Sono felice di essere arrivato a questa cifra tonda (non era scontato, specie in tempi di Covid) e molto felice di esserci arrivato facendo quotidianamente il mestiere del musicista. Mi auguro di continuare a farlo finché non suonerà la mia campanella di fine ricreazione”.
L’esperienza, la vita, l’età, hanno fatto di lei un musicista migliore?
“Non credo, o non lo so. Ho acquisito cognizioni pratiche che, tornando indietro, mi farebbero risparmiare tempo ed energie. Ma confesso che quando vado a lavorare - o che entro in studio di registrazione, o su un palcoscenico - l'emozione è la stessa di quando lo facevo a venticinque anni, la gioia e la paura mi sono fide alleate e non mi abbandonano mai quando faccio musica”.
Quali sono i suoi 'grandi padri', quelli con i quali festeggerebbe volentieri il compleanno?
“Tantissimi. Fra quelli che ho frequentato di persona - alcuni di più alcuni di meno - direi Cerami, Fellini, Elsa Morante, Nino Rota, Manos Hadjidakis, Fiorenzo Carpi, Eduardo De Filippo, Riccardo Muti. Fra quelli che non ho avuto il piacere di incontrare Shostakovich, John Lennon, Astor Piazzolla, Woody Allen e così via... E il maestro Alessandro Cicognini".
Il trasformarsi da 'alunno' in 'maestro' come e quanto (e se) l’ha cambiata?
“‘Maestro’ nel senso di docente o profeta o ‘quello che indica la via’ non lo sono affatto: mi sembra di avere tanto ancora da imparare, ogni giorno lo passo a osservare, ascoltare e, in qualche modo, a studiare. ‘Maestro’ nel senso artigianale mi piace esserlo da sempre: come il maestro falegname, il maestro muratore. Nell’esigua orchestrina di buca nell’avanspettacolo, il pianista si chiamava maestro, come il direttore di scena. Sento di appartenere a quella araldica”.
Oggi, a conti fatti, pensa sia stata una scelta o un caso quello che l’ha portata a lavorare per il cinema?
“Una scelta. O meglio, un desiderio che si è avverato. Negli anni in cui debuttavo io, la situazione della composizione musicale era molto radicata: o componevi musica cosiddetta d’avanguardia, radicale, o componevi musica leggera commerciale, che all’epoca era molto commerciale. Il cinema mi ha aperto la strada per sperimentare linguaggi che altrove non mi sarebbero stati permessi. Mi ha dato orchestre, sale di registrazione, cantanti, e soprattutto un riscontro col pubblico. Una vera fortuna. E m’è andata bene”.
Dando per scontato che 'tutti i figli sono uguali', quali sono le sue opere alle quali si sente più legato, o che a suo avviso la rappresentano meglio?
“La cantata Padre Cicogna, la Pietà - Stabat Mater su versi di Cerami e l’adagio scritto per Caro Diario. Ma anche le canzoni del mio disco Cantabile: quel disco lo considero un regalo che mi hanno fatto Giorgia, Jovanotti, Morandi, Proietti e tanti altri artisti amici”.
L’Oscar cosa ha significato? E dove lo tiene in casa?
“L’Oscar mi ha aperto molte porte, non solo nel cinema, ma soprattutto nel teatro e nelle sale da concerto: mi si sono aperte delle porte che altrimenti sarebbero state chiuse. A gennaio debutterò al Teatro Verdi di Trieste con la mia prima Opera vera e propria con tenore, soprano, baritono, coro, orchestra, scene… L’Oscar lo tengo in cassetta di sicurezza perché, mi dicono, fa appetito ai ladri. Non so perché, non è mica d’oro. In casa non tengo valori, mai”.
Il futuro? Progetti? Ambizioni? Sogni?
“Il futuro è la ripartenza: sabato prossimo sarò a Napoli, a festeggiare la riapertura del teatro Trianon con La musica è pericolosa, spettacolo che porto in giro da cinque anni - dalla Sardegna al Canada, dalla Puglia all’Iran, da Putignano a Casablanca - e credo, spero di continuare per un bel po’ così, per ora tutta l’estate. Progetti: un nuovo spettacolo per l’anno prossimo, in coproduzione con Musica per Roma, dal titolo forse provvisorio Favole musicali. Le ambizioni: non mi vengono in mente, Sogni: sogno che la riapertura dei teatri e dei luoghi per lo spettacolo dal vivo si accompagni a una riflessione sul ruolo del teatro in Italia. Rischiamo da un po’ di essere un popolo analfabeta nei confronti del teatro: Goldoni è conosciuto più in Francia che in Italia. E non parliamo del teatro musicale: titoli come Trovatore, Tosca, Norma sono amati e acclamati nei teatri di mezzo mondo. Fa impressione vedere come viene accolta La Traviata in Giappone, o Gianni Schicchi nelle Fiandre. E da noi? Questo analfabetismo verso i nostri preziosi capolavori mi avvilisce”.
Come vede oggi la musica prodotta nel nostro paese, ci sono cose che la interessano?
“Ascolto un po’ tutto, da Bollani a Elodie, da Battistelli ad Achille Lauro. Ma ho molta difficoltà a sintonizzarmi sulla musica rap o trap, perché di musica ce ne trovo poca. Ho invece appena finito di ascoltare il nuovo disco in uscita di Germano Mazzocchetti, intitolato Muggianne: una perla preziosa in un panorama di cloni e fotocopie. I talenti in Italia ci sono. Spesso stanno nascosti”.