Spettacoli

Rivoluzione NFT, la missione di Boosta: "Restituiamo alla musica il suo valore di opera d'arte"

Il musicista e producer, una delle star dei Subsonica, e la "firma digitale" che trasforma i prodotti dell'ingeno di "pezzi unici". "Uno strumento per uscire dal circuito del consumo e tornare a produrre per chi ti ama davvero"
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C’è una ennesima rivoluzione nel mondo della musica, che ha l’acronimo di NFT, che sta per “non fungible token”. Per spiegarla in maniera semplice, è una sorta di “firma” digitale che trasforma un singolo file in un’originale unico, firmato, così come un quadro di Picasso o una scultura di Giacometti. Quello che nel mondo digitale era vero fino a ieri, ovvero che non esisteva un “originale” perché tutte le infinite copie realizzabili erano assolutamente identiche, oggi non lo è più: perché un file, uno solo o una serie a seconda di quello che l’artista deciderà di fare, saranno “firmate”, assumeranno il valore degli “originali”, uniche, non ripetibili.

E’ un cambio di paradigma notevolissimo per la musica digitale, dove l’originale, una volta che la musica viene registrata, non esiste, tutto è replicabile, modificabile, e identico. Una canzone potrà esistere, per fare un esempio semplice, in un'unico file, che non può essere copiato o cancellato e può essere venduto e acquistato da una persona sola, così come un quadro o una scultura, e che proprio per questo acquisisce un valore decisamente più alto. Sono già molti i musicisti che si sono mossi in questo terreno e il giro di affari è già alto: Deadmau5 ha messo in vendita seimila “oggetti” relizzando circa centomila euro ma Grimes ha venduto 10 NFT per sei milioni di dollari, in Italia si sono già mossi Sfera Ebbasta, Charlie Charles, Guè Pequeno e Shablo, mettendo in vendita canzoni, video e altro. “Altro” vuol dire, ad esempio, un post su Instagram o Twitter, un frammento di una session live, un disegno o un videogame, qualsiasi file digitale che si voglia “firmare”.

La “febbre” degli NFT cresce velocissimamente: secondo una recente ricerc, ad aprile 2021 i musicisti hanno guadagnato circa 70 milioni di dollari vendendo NFT, e la maggior parte di questi guadagni è avvenuta negli ultimi tre mesi. Per molti musicisti è un'interessante alternativa alla sostanziale mancanza di guadagni dalla vendita della musica registrata attraverso le piattaforme di streaming; per altri, oltre all'interessante aspetto economico, innegabile, c'è anche quello creativo, come ci racconta Boosta, uno dei più amati e seguiti musicisti italiani, star con i Subsonica e solista, dj, produttore, performer, creativo a tutto tondo. “Mi interessa che la musica torni a essere arte”.

Boosta (vero nome Davide Dileo), musicista, produttore e scrittore 

Che vuol dire?

“La musica può essere tutto, è uno strumento versatile, lo sappiamo, ma l’obbiettivo a cui tengo è restituirle il valore che merita. Io la amo, mi piace farla e non essere necessariamente vincolato alla risposta del pubblico, che è quello che succede quando fai il musicista pop, hai un pubblico da compiacere più o meno, e diventa endemico il fatto che tu ammorbidisca il paradigma, anche inconsapevolmente, per raggiungere il maggior numero di persone possibile. Il che non vuol dire che la fai facile apposta, ma che diventa naturale pensare a chi la ascolterà. L’idea è quella di affrontare la musica come arte, riportare al centro la scoperta, la ricerca, l’indagine da laboratorio, l’esperimento, avendo la libertà di non sapere come inizia o finisce un percorso ma di goderti il viaggio. Questa degli NFT è la prima parte di un percorso, sto aprendo anche uno spazio fisico in cui vendere la musica in pezzi unici, nel quale entrare con la felice consapevolezza che se ti piace puoi scegliere quella che ami davvero per prendertela in carico e averne cura”.

Concettualmente non è un cambiamento, ma una rivoluzione. Mai la musica è stata venduta come "pezzo unico"…

“Vero, è una rivoluzione, e per diversi motivi. Quello che mi piace sottolineare è che si instaura un legame molto intimo tra chi crea un’opera e chi la compra, un’intimità che dona nuovamente valore alla musica, la porta fuori dal circuito del “consumo”. E se questo restituire valore alla musica avrà significato, mi permetterà allo stesso tempo di donare altra musica. Musica gratuita, non perché le piattaforme di distribuzione la mettono in giro gratis, ma perché io la sto donando, che ha tutto un altro senso. Il modo di proporre, distribuire, vendere la musica sta cambiando in maniera radicale. La conversione economica oggi non è sostenibile, non è un modello di business che può reggere, la sparizione dei dischi fisici ha reso ipertrofico il mercato dei concerti, un circuito che spesso è assurdo. In questo modo si ristabilisce un rapporto vero tra chi crea e chi ascolta. E io voglio vendere la mia musica a chi veramente la vuole ascoltare”.

Libertà creativa assoluta, dunque?

“Per molti versi sì. E’ un tornare indietro nel tempo. Neanche di tanto se si pensa che la musica pop italiana degli anni Settanta era un’enciclopedia e ora siamo arrivati al singolo foglietto di istruzioni. La tecnologia ha cambiato tutto, ha semplificato il viaggio nella musica, tuttavia il mestiere di un’artista non è quello di semplificare ma di continuare a proporre, a chi ascolta, di salire insieme gli scalini di un'ipotetica scala verso l’infinito. L’obiettivo non deve essere quello di essere ascoltato da più gente possibile. E poi, diciamolo, io il meccanismo di attacco e ritornello per le radio nelle mie corde non ce l’ho. Mi auguro che tutto questo mi conceda la libertà di fare uno scarabocchio come una creazione complicatissima, soprattutto cose che con un formato canonico non avrei potuto fare”.

Ma questo significa, per la prima volta nella storia della musica, che qualcuno possiederà da solo un brano.

“Qualcuno a cui interessa. Io ho registrato un'opera in unica copia, dal vivo, su una bobina di Geloso, andrà in vendita. La prossima magari sarà uno spartito ciclostilato in sole duemila copie. Vedremo. Voglio radicarmi in un'isola e aprire tutti i ponti possibili e che mi servono. C’è qualcuno che si accontenta della musica che ascolta al supermercato quando va a fare la spesa e qualcuno che non la pensa così. Il desiderio è uno dei motori della vita, su Amazon c’è tutto e ogni cosa è uguale per tutti, il che piace anche a me. Ma questo è il mio spazio e ho la fortuna  e l’arroganza di poterlo vivere a modo mio. La mia esperienza pop già la faccio, sono in uno dei gruppi più fichi d’Italia, non sono in cerca di gloria, sono fortunato e ho quello che voglio. Il resto del tempo voglio passarlo a studiare, a sbagliare, a trovare cose che possano appassionare qualcuno. Io faccio tutto con grandissima passione, non vedo l’ora di trovare qualcuno che si appassioni allo stesso modo a quello che faccio”.