I cinque dischi della settimana: le pagelle di Ernesto Assante
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteDorothea Paas – Anything can happen
A tratti Joni Mitchell, a tratti Sandy Denny. Ma se ci limitassimo ai paragoni non renderemmo giustizia all’originalità di Dorothea Paas, cantautrice e multistrumentista canadese che al suo esordio come solista mette a segno un bell’album, ricco non solo di canzoni e melodie, ma anche di musica, intrecci sonori originali, strutture musicali intriganti. Non ci sono singoli da classifica, solo grandi canzoni, davvero.
Voto 8
Leon Vynehall – Rare, forever
Se siete in cerca di purezza, nel senso di musica realizzata senza alcun altro motivo che non la ricerca sonora e artistica, l’album di Leon Vynehall fa per voi. Elettronica, jazz, soul e avanguardia, messi insieme per il piacere di sperimentare, di esplorare mondi sonori, bellezza, mescolando tutto il mescolabile, senza timori e …
Dorothea Paas – Anything can happen
A tratti Joni Mitchell, a tratti Sandy Denny. Ma se ci limitassimo ai paragoni non renderemmo giustizia all’originalità di Dorothea Paas, cantautrice e multistrumentista canadese che al suo esordio come solista mette a segno un bell’album, ricco non solo di canzoni e melodie, ma anche di musica, intrecci sonori originali, strutture musicali intriganti. Non ci sono singoli da classifica, solo grandi canzoni, davvero.
Voto 8
Leon Vynehall – Rare, forever
Se siete in cerca di purezza, nel senso di musica realizzata senza alcun altro motivo che non la ricerca sonora e artistica, l’album di Leon Vynehall fa per voi. Elettronica, jazz, soul e avanguardia, messi insieme per il piacere di sperimentare, di esplorare mondi sonori, bellezza, mescolando tutto il mescolabile, senza timori e pazienza. Si passa dai collage sonori al dub, da echi africani al nightclubbing, e tutto ha un senso. Niente noia, tante sorprese, ma nessuna pretesa di facile ascolto.
Voto 7
Gruff Rhys – Seeking new gods
Il titolo è piuttosto ambizioso, a dire il vero, e vi possiamo dire fin da subito che la ricerca non ha prodotto risultati ragguardevoli. Scherzi a parte Gruff Rhys è certamente uno dei cantautori inglesi più interessanti. La lunga percorrenza, sia come solista, sia con i Super Furry Animals, lo mette in condizioni di potersi permettere di tutto e l’album è davvero ricco, senza un centro musicale avendone invece uno tematico, dato che l’ispirazione del lavoro è il monte Paektu, un promontorio vulcanico che si trova sul confine tra la Cina e la Corea del Nord, per un concept-album largo e affascinante: “È un disco che parla dei popoli, delle civiltà e degli spazi che le persone abitano per lunghi periodi di tempo. Di come gli esseri umani vanno e vengono, ma la geologia rimane e cambia più lentamente”. Ma a parte il tema sono le canzoni a catturare l’attenzione, eccentriche e originali, pop e raffinatissime, nel solco della migliore canzone britannica. Disco ricco, vario, suadente, piacevolissimo, british pop al meglio.
Voto 8
Godspeed You! Black Emperor – G_d’s pee AT STATE'S END!
Rock? Rock! Sempre che abbia senso definirlo tale. Ma se il rock è un’attitudine e non necessariamente un suono, i GYBE mettono insieme sia l’una che l’altro in un insieme che è pur sempre potente e elettrico, epico e epocale. Anche se potremmo dire che con il passare degli anni il loro furore si è in parte placato, di certo non si è tranquillizzata la loro creatività e l’album resta in quel territorio di musica strumentale che non ha un nome e non ha un luogo che ha caratterizzato la loro storia. Disco difficile, dunque, per chi cerca ascolti tranquilli, ma estremamente affascinante, proprio perché tra le solide mura sonore della band troviamo anche spazi aperti, misteriosi e fantastici. Da ascoltare di sera, possibilmente ad alto volume, immaginando…
Voto 7 ½
Clark – Playground in a lake
Uno degli album più belli che ci sia capitato di ascoltare negli ultimi anni, un capolavoro che meriterebbe attenzione da parte di chiunque apprezzi la musica. Un album di musica contemporanea ma che mette al primo posto la comunicativa, ricerca sonora fatta non per dare soddisfazione all’autore ma a chi ascolta, brani molto diversi l’uno dall’altro che spaziano dall’elettronica alla neoclassica, senza un briciolo di ovvieta, citando il passato e guardando avanti. Non fa parte di scuole o tendenze, mescola strumenti ad arco ed elettronici, cuore e mente, avanguardia e godibilità, scrive colonne sonore (“The last panther”) e remixa Massive Attack e Depeche Mode, e con questo album segna in maniera indelebile lo scenario contemporaneo. Grande album di musica strumentale, nuova, originale, affascinante.
Voto 10