Mahmood: "Non mi riconoscevo più ma ora ho fatto pace con me stesso"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteMahmood in Ghettolimpo veste l'abito dell'esploratore che prova a comprendere quali sono i territori del suo nuovo mondo, ne traccia le mappe, le strade, scopre dove conducono. Prova a popolare questo mondo con i miti antichi riconducendoli alla contemporaneità, dando vita a eterne leggende e personaggi della vita quotidiana. Il suo Ghettolimpo "parte un po' dell'enciclopedia illustrata che vedevo da bambino" ci racconta, "il punto di partenza del disco è il dizionario mitologico, i racconti che mi hanno affascinato fin da piccolo. Il clic è scattato con una frase di Rapide, quando dico 'il ricordo è peggio dell'Ade', un modo per identificare uno stato d'animo e un mondo in cui nessuno è fino in fondo umano e nessuno davvero immortale ma tutti siamo semplici persone straordinarie. Uso la mitologia anche per parlare di me, delle mie origini, per raccontare come ho vissuto questi due anni". Due anni s…
Mahmood in Ghettolimpo veste l'abito dell'esploratore che prova a comprendere quali sono i territori del suo nuovo mondo, ne traccia le mappe, le strade, scopre dove conducono. Prova a popolare questo mondo con i miti antichi riconducendoli alla contemporaneità, dando vita a eterne leggende e personaggi della vita quotidiana. Il suo Ghettolimpo "parte un po' dell'enciclopedia illustrata che vedevo da bambino" ci racconta, "il punto di partenza del disco è il dizionario mitologico, i racconti che mi hanno affascinato fin da piccolo. Il clic è scattato con una frase di Rapide, quando dico 'il ricordo è peggio dell'Ade', un modo per identificare uno stato d'animo e un mondo in cui nessuno è fino in fondo umano e nessuno davvero immortale ma tutti siamo semplici persone straordinarie. Uso la mitologia anche per parlare di me, delle mie origini, per raccontare come ho vissuto questi due anni". Due anni sulle montagne russe - la vittoria a Sanremo, i successi internazionali e il lockdown - nei quali si è perso e ritrovato. Due anni che ha riversato nel nuovo album anticipato dai singoli Inuyasha, Klan, Zero (colonna sonora dell'omonima serie Netflix della quale è stato anche music supervisor), Rapide e Dorado: tutti hanno scalato le classifiche di vendita e di streaming.
"È iniziato molto tempo fa. È vero, ho viaggiato molto, sono cresciuto e in mezzo c'è stata la quarantena. Mi sono trovato all'asciutto, la creatività si era fermata con tutto il resto. Sono cambiato, è cambiata la percezione che ho di me stesso, come si vede dalla copertina dell'album che rimanda a Narciso".
"Subito dopo Sanremo è cambiata la mia vita. Ho dovuto fare i conti con un altro me stesso. Mi guardavo allo specchio e vedevo una cosa diversa, passava la mia immagine in tv e mi sembrava tutto strano. Non mi riconoscevo, non mi piacevo nemmeno nelle foto, tutto diventava più complicato. Poi mi sono sbloccato, ho fatto i conti con una realtà nuova e pace con me stesso".
All'inizio, come scrive in una delle canzoni, non ha vissuto bene neanche il successo.
"L'impatto è stato duro. Ma alla fine il cambiamento è stato relativo. In realtà tutti i soldi che guadagno li spendo in cibo, non ho vizi, non compro collane e macchine, cerco casa perché vivo ancora in affitto. Sono 'basic', anche se le cose sono cambiate e adesso ho un lavoro vero. Ho le abitudini di sempre, anzi, con tutti gli impegni è difficile avere delle abitudini, non posso neanche fare tutto quello che voglio, quindi no, non mi sento un privilegiato. Né mi sento cambiato in senso artistico. Non basta avere una vita difficile per essere artista. Io non mi definisco artista, è la gente che lo deve stabilire. Credo che un artista possa essere figlio di re e regine, mentre da un po' di tempo sembra che se non vieni dalle periferie non puoi avere niente da dire. Non è vero: se uno è sincero lo è comunque, questo è alla base di tutto. E puoi parlare di tutto. Puoi parlare di povertà anche se sei nato nella bambagia, magari vivi in una situazione di merda e non hai niente da dire".
"Mi piace collaborare con altri artisti. Rubini me lo hanno fatto ascoltare in Universal, un provino, un suo esperimento che lei non voleva nemmeno usare. Io ho riscritto la strofa, ho messo mano al ritornello e ci abbiamo lavorato ancora insieme. Sono orgoglioso di questo featuring, ho sempre amato la musica di Elisa, il suo è stato uno dei primi biglietti di concerti che ho comprato, è una memoria forte della mia adolescenza. La chiave del pezzo è il rimanerci male per le amicizie che non si rivelano tali. Io ho due amici veri da sempre, Gugo e Davide, e questo pezzo è per noi, una rivendicazione degli sfigati, per chi soffre durante l'adolescenza. Più mi guardavano male e più ero una hit mondiale".
Perché la guardavano male?
"Beh, di sicuro non ero il figo della classe, né alle medie né al liceo, mi hanno anche bullizzato. Ma l'importante è, anche in quelle situazioni, essere sicuri di se stessi, e credo che il significato della canzone, quasi ironico ma in realtà voluto, è il senso di rivalsa, di rivincita".
Il disco la rappresenta ancora dopo tutto questo tempo?
"Ho limitato le cose legate al passato, ne ho scritte altre, quelle vecchie mi sembravano fuori contesto. Anche perché la quarantena mi ha scombussolato, ho avuto uno squilibrio nella vita privata e questo ha avuto ripercussioni nella lavorazione del disco, non riuscivo a scrivere. Dopo l'estate le cose sono ripartite, mi è tornata la voglia di stare in giro, vedere persone".
"T'amo è legata a mia madre. Io "ti amo" non riesco a dirlo quasi a nessuno, figurarsi in una canzone. Ma pensando a lei, al percorso fatto insieme, ai ventisette anni trascorsi superando le stesse difficoltà, ho cercato di metterci dentro tutto il mio amore. È un modo per scrivere di lei e dare senso alle mie origini. Si parla sempre delle mie origini arabe ma quelle cui sono più legato sono quelle sarde. Io non parlo arabo ma parlo sardo e mi è piaciuto molto mettere nel ritornello 'No potho reposare' con il coro Intrempass di Orosei, il coro di mia cugina Antonellina, tutto al femminile, che per la prima volta faceva una cosa così strana. Registrare con loro è stato fico, alcune sono delle signore di Orosei che vedo ogni estate ma con le quali non avevo mai parlato".
"Sono molto appassionato di musica alternativa, elettronica, ma ho anche una forte vena pop. Nelle melodie che creo, Dario Faini riesce sempre a cogliere l'anima alternativa e rafforzarla e questo la rende pop anche senza volerlo. Con Dario collaboro da molto tempo, so come lavora, come apre le armonie nelle canzoni o come costruisce i beat. Ha un talento unico, scrive quasi da rapper ma conosce benissimo il pop e se vuole rasenta l'avanguardia, è un vulcano. Tra di noi non parliamo mai di generi ma solo di canzoni. Quando una canzone è forte il vestito che la circonda si crea quasi da solo, e i suoni sono quello che rende tutto affascinante. Non mi interessa se sono pop o sono 'cool', voglio solo che mi piacciano e mi emozionino".
E il messaggio?
"È importante, fondamentale. Sono sempre stato un rompiballe con i testi, ci metto molta attenzione, quando trovo qualcosa che mi infastidisce mi blocco finché non riesco a trovare una soluzione che mi piace. Il testo sei tu, quello che vuoi dire e che arriva agli altri".
"Ma io non voglio essere padre di nessuno, voglio essere uno della gang. Questa nuova ondata mi piace molto, sono fan di Blanco, di Madame, mi piacciono, ho molta stima del loro lavoro e so che da loro posso imparare molto. Non si smette mai di imparare da chi è più giovane di te e loro sono arrivati quando dovevano arrivare".
Impara dai giovani, ma quali sono le musiche, i suoni, gli artisti che hanno l'hanno influenzata maggiormente?
"Influenze? Ascolto tante cose internazionali, ma ascolto, ho sempre ascoltato, tantissima musica italiana, i grandi cantautori, Battisti, Conte, Battiato. Quando scrivo non penso a fare qualcosa di ispirato a qualcuno, le idee vengono, ho un flusso di melodie e certamente quello che ascolto mi spinge a creare ancora, tutto qui. Ognuno di noi aggiunge tasselli a quello che c'è già stato, altri livelli a cose che sono già state fatte prima e che magari nessuno aveva pensato che ci potessero essere".