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I cinque dischi della settimana: le pagelle di Ernesto Assante

Musica e artisti da conoscere o riscoprire, ascoltare o riascoltare
3 minuti di lettura

Paul Weller – Fat pop

Il segreto del pop, il motivo per il quale delle canzoni di tre minuti, spesso ridotte al minimo del senso comune riguardo ai testi e alla musica, possano essere perfette, arrivare dritte al punto emozionale, senza confusioni ed inganni, non lo conosce nessuno. Ma alcuni tentano, di tanto in tanto, di lavorarci su, intenzionalmente. Weller, the modfather, ci prova di tanto in tanto, spesso con risultati eccelsi. In questo caso “Fat pop” non ci spiega i motivi, ma ci illustra i risultati: Paul Weller, dai Jam, agli Style Council, alla gloriosissima carriera solista, ha scritto molte, tante, grandi canzoni, in aree musicali diverse, qui ruota attorno al pop, quello elettronico del brano che apre l’album, quello più soul che riceverebbe i complimenti di Curtis Mayfield se fosse ancora con noi, quello più rock, con tanto di devozione ai Kinks, e via discorrendo. …

Paul Weller – Fat pop

Il segreto del pop, il motivo per il quale delle canzoni di tre minuti, spesso ridotte al minimo del senso comune riguardo ai testi e alla musica, possano essere perfette, arrivare dritte al punto emozionale, senza confusioni ed inganni, non lo conosce nessuno. Ma alcuni tentano, di tanto in tanto, di lavorarci su, intenzionalmente. Weller, the modfather, ci prova di tanto in tanto, spesso con risultati eccelsi. In questo caso “Fat pop” non ci spiega i motivi, ma ci illustra i risultati: Paul Weller, dai Jam, agli Style Council, alla gloriosissima carriera solista, ha scritto molte, tante, grandi canzoni, in aree musicali diverse, qui ruota attorno al pop, quello elettronico del brano che apre l’album, quello più soul che riceverebbe i complimenti di Curtis Mayfield se fosse ancora con noi, quello più rock, con tanto di devozione ai Kinks, e via discorrendo. Non c’è trucco, non c’è inganno, è “pop grasso”, che rende la vita più bella.
Voto 8 ½

St. Vincent – Daddy’s Home

Difficile dire se ci sia differenza o rapporto stretto tra Annie Clarke e il suo alter ego pubblico e musicale, St. Vincent, ascoltando questo nuovo, e bellissimo, album. Avremmo detto di si fino al precedente, e bellissimo, “Masseducation”, uscito ben quattro anni fa. Ma oggi, con questo nuovo album la distanza tra Annie e St. Vincent è assai ridotta, la “stage persona” tende a scomparire dentro canzoni che ci raccontano di più di lei, del suo rapporto con il padre (attorno alla cui carcerazione e scarcerazione ruotano alcune delle canzoni), della sua storia personale. Attenzione, non si tratta di un disco in alcun modo autobiografico, la “rappresentazione” domina ancora sovrana, ma tutti i filtri, soprattutto intellettuali, che prima ci impedivano di vedere oggi sono in parte sollevati. Un album più aperto, dunque, più diretto, anche se “diretto” nella logica di St.Vincent conta sempre una forte dose di concettualità, di complessità, di appassionante e avventurosa creatività. Ma tutto suona più “immersivo”, come dicono i critici inglesi. E forse anche più bello. Un album di canzoni che si ascoltano con sorprendente piacere, come sempre al di la dei generi e assolutamente dentro la musica, senza compromessi.
Voto 8

Mdou Moctar – Afrique Victime

Folk dei Tuareg, musica rock, il blues di John Lee Hooker, gli assolo di Frank Zappa, la musica di Ali Farka Touré e i ritmi della Nigeria, l’eco di Jimi Hendrix e quello inevitabile dei Tinariwen. C’è tutto questo ma molto di più in questo splendido album di Mdou Moctar, artista e chitarrista nigeriano, meno noto delle altre “star” come Bombino o Songhoy Blues, ma non meno bravo, interessante e personalissimo. Musica che ci fa “viaggiare” in un mondo di sensazioni e sentimenti per noi distanti, ma che ha elementi talmente riconoscibili e familiari da farcela sentire “nostra”. Grande produzione, grande band, grande chitarrista, per chi ama il rock, la world music, e sogna il mondo del futuro.
Voto 8

Sturgill Simpson – Cuttin’ Grass, vol.2 (Cowboy Arms Sessions)

Bluegrass, niente altro. Con la supervelocità di chi suona banjo e violini come nessun altro, un ritmo incalzante che a ben guardare somiglia a quello dell’hardcore punk e la voglia di divertirsi che sale alle stelle. Sturgill Simpson è certamente un’artista eclettico, che ha mescolato le radici della tradizione musicale americana con molte altre cose, creando, da cantautore, uno stile personale e affascinante. Questo è invece il secondo capitolo di un viaggio nel cuore della musica tradizionale, nel quale Simpson ha preso suoi brani e il ha tuffati nel suono americano per eccellenza. Il risultato, come nel primo volume dallo stesso titolo, è travolgente, sempre che abbiate voglia di abbeverarvi alle fonti del bluegrass. Musica “americana”, di nome e di fatto, con una straordinaria dose di appassionata capacità di scrittura cantautoriale.
Voto 7 ½

Pino Palladino & Blake Mills – Notes with attachments

Difficile trovare un musicista più completo, curioso, movimentato, instabile e allo stesso tempo “sicuro” per chiunque ci suoni assieme, di Pino Palladino. Giuseppe Henry Palladino, padre di Campobasso e madre gallese, è uno dei più grandi bassisti passati su questo pianeta, dalla notte dei tempi. Non è solo tecnicamente sopraffino, ma è assolutamente geniale, solido, creativo, cosa che gli ha permesso non solo di essere uno dei session man più richiesti al mondo, ma di suonare come componente attivo di band di ogni genere, dai Nine Inch Nails agli Who (e prendere il posto di John Entwistle è come sostituire Maradona nel Napoli dei tempi d’oro). Accanto a lui un altro genio, Black Mills, produttore d’oro con gli Alabama Shakes, musicista sorpraffino in grado di collaborare con Zucchero, Lana del Rey, Andrew Bird e Dangermouse, citando alla rinfusa. Insieme (anche se il progetto di base era quello di un album solista di Palladino) realizzano uno dei più begli album di musica contemporanea di questi anni, nel senso di musica in perfetta sintonia con i tempi, carica di jazz, di rock, di world music, di ambient, di sogni, visioni, aperture sorprendenti e musicalmente avvincenti, a tratti innovative, sempre piene di meraviglie sonore. Solo per appassionati di musica strumentale che vogliono godere dell’arte e pensare che la musica degli anni Duemila possa essere bella come quella del passato.
Voto 9