I Maneskin incoronati dal New York Times, una band alla conquista del mondo
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteSono un vecchio fan del rock, talmente vecchio da poter ricordare la prima volta che scappai di casa, a quindici anni, per andare ad un festival rock, il Be In, a Napoli, dove tanti esponenti del rock italiano di allora, dagli Osanna al Banco, dai Garybaldi ai Capsicum Red, da Bennato al Rovescio della Medaglia, e tanti altri, che facevano del loro meglio per offrire a qualche decina di migliaia di ragazzi il sogno di un rock italiano senza confini. Non avrei mai immaginato all’epoca di arrivare, nel pieno del 2021, a leggere un articolo del New York Times, dedicato a una giovane rock band italiana. Un pezzo intitolato addirittura Hanno vinto l’Eurovision, possono conquistare il mondo?. Non avrei mai pensato che una band di giovanissimi, ventenni, romani avrebbe potuto, con un brano cantato in italiano come Zitti e buoni, abbattere un muro che appariva assolutamente invalicabile, quello che ha da sempre diviso le parole “rock” e “italiano”, come se …
Sono un vecchio fan del rock, talmente vecchio da poter ricordare la prima volta che scappai di casa, a quindici anni, per andare ad un festival rock, il Be In, a Napoli, dove tanti esponenti del rock italiano di allora, dagli Osanna al Banco, dai Garybaldi ai Capsicum Red, da Bennato al Rovescio della Medaglia, e tanti altri, che facevano del loro meglio per offrire a qualche decina di migliaia di ragazzi il sogno di un rock italiano senza confini. Non avrei mai immaginato all’epoca di arrivare, nel pieno del 2021, a leggere un articolo del New York Times, dedicato a una giovane rock band italiana. Un pezzo intitolato addirittura Hanno vinto l’Eurovision, possono conquistare il mondo?. Non avrei mai pensato che una band di giovanissimi, ventenni, romani avrebbe potuto, con un brano cantato in italiano come Zitti e buoni, abbattere un muro che appariva assolutamente invalicabile, quello che ha da sempre diviso le parole “rock” e “italiano”, come se fossero due termini difficili se non impossibili da tenere insieme, e convincere degli ascoltatori internazionali della bontà delle loro idee, della forza della loro musica.
Il New York Times non fa altro che raccontare ai propri lettori il caso Maneskin, la loro capacità in poche settimane, all’indomani dell’Eurovision Song Contest, di convincere decine di milioni di persone in tutta Europa che la loro musica, il loro rock, è davvero rock e davvero italiano, superando in termini di ascolti in streaming band del calibro dei Foo Fighters e dei Kings Of Leon giocando sul loro stesso terreno e facendolo in una maniera che di “provinciale” non ha davvero nulla. E nei cartelloni dei festival internazionali in cui si esibiranno nei prossimi giorni il loro nome non è tra i grandi, ma è già a pari rilevanza con quello dei ben più blasonati Sepultura.
L’Italia è la periferia dell’impero musicale angloamericano, le nostre star fanno fatica da sempre a superare i confini nazionali, riescono ad ottenere qualche successo sporadico in Europa, conquistano con più facilità il mondo latinoamericano, ma nel cuore dell’impero, in Inghilterra o negli Usa, non arrivano quasi mai e se lo fanno, come nel caso di Bocelli o de Il Volo, lo fanno con musica “vecchia”, classicamente italiana, che risponde a l’immaginario planetario che ci vuole legati all’opera e al bel canto, per sempre, senza possibilità di redenzione.
E invece…invece i Maneskin sono tra i primi dieci della classifica globale (globale, non europea, sottolineiamolo ancora) di Spotify, il Guardian inglese li loda, il New York Times americano li racconta, il pubblico di tutto il mondo li ascolta, e li ama. Ama la loro gioventù, la loro bellezza, il loro stile, ama la dinamica della band, l’abbattimento delle barriere di genere, la libertà che proclamano e praticano, e che il pezzo del New York Times sottolinea. Di certo è la prima volta dai tempi, ormai narrati come leggenda, della PFM che scalava le classifiche americane, ma anche allora non si parlava di certo di top ten e non c’era l’attenzione di un grande quotidiano come il New York Times. Possono conquistare il mondo, si chiede il giornale newyorkese? Diciamo che ci piace sognare e che se esiste una possibilità per una rock band che arriva dalla periferia dell’impero è quella che hanno oggi i Maneskin.