Le conversazioni con Madre Natura di Angelique Kidjo: “Ci sta avvisando”
di Carlo Moretti , di Carlo MorettiI due album precedenti sono stati due omaggi alle sue grandi ispirazioni, il rock etnico dei Talking Heads e il repertorio latino di Celia Cruz, un lavoro che nel 2020 le è valso il Grammy. Ma per il suo ritorno discografico con Mother Nature, la beninese Angélique Kidjo, 4 Grammy vinti, in prima linea per i diritti umani e ambasciatrice Unicef, è tornata ai ritmi della sua Africa anche grazie a molti ospiti: Sampa The Great, dallo Zambia; Shungudzo, Zimbabwe; Yemi Alade, Mr Eazi e Burna Boy, dalla Nigeria. Quasi un concept album sui temi del cambiamento climatico, nel video del brano guida c'è Sting, tra i primi a battersi per gli indios e per la foresta amazzonica.
Nell'album c'è anche un omaggio a Manu Dibango, morto di Covid a marzo 2020: "Ci eravamo incontrati a Parigi poche settimane prima" ricorda Kidjo, "gli avevo chiesto di partecipare a uno show alla Carnegie Hall sui 60 anni dall'indipendenza di molti paesi …
I due album precedenti sono stati due omaggi alle sue grandi ispirazioni, il rock etnico dei Talking Heads e il repertorio latino di Celia Cruz, un lavoro che nel 2020 le è valso il Grammy. Ma per il suo ritorno discografico con Mother Nature, la beninese Angélique Kidjo, 4 Grammy vinti, in prima linea per i diritti umani e ambasciatrice Unicef, è tornata ai ritmi della sua Africa anche grazie a molti ospiti: Sampa The Great, dallo Zambia; Shungudzo, Zimbabwe; Yemi Alade, Mr Eazi e Burna Boy, dalla Nigeria. Quasi un concept album sui temi del cambiamento climatico, nel video del brano guida c'è Sting, tra i primi a battersi per gli indios e per la foresta amazzonica.
Nell'album c'è anche un omaggio a Manu Dibango, morto di Covid a marzo 2020: "Ci eravamo incontrati a Parigi poche settimane prima" ricorda Kidjo, "gli avevo chiesto di partecipare a uno show alla Carnegie Hall sui 60 anni dall'indipendenza di molti paesi africani. Come curatrice della stagione della sala newyorchese avevo subito pensato a lui. È stato Manu a dirmi che la canzone che racchiude in sé il sentimento e l'impronta dei movimenti di indipendenza degli anni 60 è Indipendance cha cha scritta da Joseph Kabasele: avevamo deciso di chiudere il concerto con quel brano, suonato solo dalla chitarra, dal suo sax e dal coro di tutta la band. Purtroppo non c'è stato modo, per rendergli omaggio ho deciso di utilizzarne un sample per questo disco nel pezzo My Africa".
Angélique Kidjo, che il 16 luglio sarà in concerto a Umbria Jazz, non vede molte differenze tra i suoi due album precedenti e l'ultimo: "C'è sempre di mezzo l'Africa", spiega. "Questo disco non è arrivato all'improvviso, è cominciato anche grazie al lavoro fatto sul remake di Remain in Light dei Talking Heads, dove ci sono molti temi politici, come nel brano Born under punches che per me rappresenta tutti i discorsi possibili sulla corruzione politica, qui ne parlo nel brano Dignity con Yemi Alade. Lo stesso si può dire per il disco di canzoni di Celia Cruz: il brano Sahara è un'ode al deserto ma il Sahara non è sempre stato così, c'è stato un tempo in cui era una terra fertile, quindi rappresenta anche una metafora del cambiamento climatico".
Viene da chiedersi cosa possa fare un album di canzoni contro problemi così enormi: "Come artista e anche come rappresentante Unicef ho sentito il bisogno di parlare: giro il mondo, in questi anni ho visto con i miei occhi come il paesaggio è cambiato e come tutto ciò stia già avendo conseguenze tangibili nella vita dei bambini in Africa", dice Kidjo. "Alcune canzoni sono concepite proprio come conversazioni con la natura. E a chi nega il cambiamento climatico facendosi scudo con il diritto di produrre denaro, rispondo in Mother Nature: "Madre natura ci ha già avvertito, non senti il conto alla rovescia, non vuoi fermare la bomba?". Non abbiamo ancora ben chiaro che non c'è altro ecosistema tranne quello che conosciamo e dovremmo tenercelo stretto. Se non agiamo presto come singoli, come popoli e come governi perderemo il nostro futuro e quello dei nostri figli e nipoti".
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Certo anche la pandemia non aiuta: "Il problema del cambiamento climatico è altrettanto serio quanto la pandemia, che pure è strettamente collegata. Ma i governi sono paralizzati dalle lobby finanziarie, i veri governi del mondo sono le grandi compagnie. Serve una regolamentazione e le grandi compagnie devono farsene carico: non hanno capito che in questo gioco non c'è un vincitore possibile, quando si perde si perde tutti insieme".