Tom Odell è una star del pop degli ultimi anni. Ma anche le star possono vivere male, nonostante il successo, nonostante le luci, i palchi e la fama. Lo sa bene il giovane cantautore inglese che ha attraversato un periodo particolarmente difficile negli ultimi anni. Crisi di ansia, attacchi di panico, la difficoltà di uscire di casa, di essere tra la gente, lo hanno portato ad allontanarsi dalle scene e dalla musica. E oggi a tornare, con un nuovo album, Monsters, che esce il 9 luglio e ci presenta un Tom Odell "rinato", diverso, uscito dalla crisi personale e dalla pandemia con un pugno di canzoni belle e intense, accattivanti e semplici, dirette e vere. "I miei ultimi due anni sono stati straordinari", ci racconta, "sia in positivo che in negativo, come per tutti probabilmente. Ho parlato con tante persone che hanno avuto problemi enormi, ma anche con tanti, e io sono uno di quelli, che hanno vissuto un forte cambiamento nella scala dei valori della propria vita, molte cose che davamo per scontate hanno cambiato peso. Ma soprattutto abbiamo dato un valore diverso ai rapporti umani, alla vicinanza, alle persone".
Tom Odell dopo la crisi torna con 'Lose you again' - video in esclusiva
"Avevo iniziato a scrivere questo nuovo disco, ero molto impegnato, viaggiavo molto, cercavo di imparare cose nuove e fare nuovi incontri. Ma al tempo stesso stavo molto male, avevo terribili crisi di ansia, entravo letteralmente in panico e cercavo di reagire a questa situazione scappando, fuggendo dai problemi senza volerli affrontare. Ecco, due anni fa ero diverso, per reagire ho dovuto abbandonare la musica per un po', non riuscivo nemmeno a uscire di casa, soffrivo molto e il disco ha a che fare con questo percorso, con il cercare di capire cosa mi stava succedendo. E in questo la pandemia mi ha aiutato, il lockdown mi ha impedito di continuare a fuggire, il disco l'ho registrato in questa situazione".
Quindi caduta e rinascita?
"In parte sì. Il lockdown mi ha costretto a fermarmi e a reagire. Ma mi ha anche messo in una condizione alla quale non ero più abituato, quella di stare fermo. Io come musicista ho avuto il privilegio di viaggiare moltissimo, credo di essere stato praticamente ovunque nel mondo da quando ho vent'anni, e questa costante condizione di movimento cambia il tuo modo di pensare, il tuo state of mind, sei stimolato da luoghi, culture, paesaggi, linguaggi sempre diversi. Improvvisamente mi sono trovato bloccato in un solo posto e dovevo trovare gli stessi stimoli in un altro modo, muovermi restando fermo, viaggiare con la musica. Credo sia questo il motivo per cui Monsters suona così diverso dai miei dischi precedenti, la musica si doveva muovere al posto mio".
Ma era anche una reazione alla sua crisi personale? Sarebbe accaduto comunque?
"Sì, sarebbe accaduto in ogni caso, perché dovevo reagire a una situazione personale difficile. E poi non mi interessava più il meccanismo del successo, delle classifiche, delle mega produzioni, avevo bisogno di fare musica in maniera diretta, senza pensarci troppo su. E così l'album è nato velocemente, come una riflessione sui nostri tempi moderni, sulle tensioni e le paure che si creano in una vita così veloce".
Un disco più contemporaneo?
"Oh, certamente, stando in casa e smanettando tutto il giorno con Internet per necessità oltre che per bisogno, ho capito anche molte cose della musica di oggi, di come passi attraverso TikTok e Spotify, e credo che anche questo si senta nell'album".
Uscire dall'ansia non è facile. Quanto l'ha aiutata la musica?
"Sono stato fortunato, devo dirlo, contrariamente a quello che è accaduto a molti, l'essere costretto dentro casa mi ha permesso di stare meglio. Io ho attraversato un periodo orrendo fino all'avvento della pandemia, quando è iniziata, devo essere onesto, le cose sono andate meglio, la mia vita ha cambiato tono, la mia battaglia contro i miei 'mostri' ha avuto una storia diversa. E ho conosciuto la mia fidanzata, che ovviamente mi ha aiutato tantissimo a rimettere tutto in una prospettiva differente, a capire che avevo bisogno di una vita semplice, di cose più tranquille e vere. E la musica è stata parte fondamentale della terapia".
"Sì, ho visto Trump costantemente nelle notizie in televisione ed ero stanco di sentire quello che diceva, la sua propaganda, il suo modo di fare violento e ignorante. Ma ho capito che anche questo era fonte di ansia, il futuro del mondo, la paura che ci circonda. Ho scritto Monster v.2 pensando alla battaglia che fanno milioni di persone tutti i giorni con i propri mostri interiori e con tanti mostri veri, fisici. Ho chiesto ai miei fan di mostrarmi cosa significasse per loro la parola 'mostro' perché volevo realizzare un video di 30 secondi per Instagram. Mi hanno mandato tantissimi video e quando ho visto tutte le clip montate insieme ho pianto. Mi ha commosso moltissimo vedere le persone nella loro verità, la loro vulnerabilità. Così ho deciso di rinunciare al video musicale che volevo fare e ho usato le loro clip per fare il video di Monster v 2, era molto più bello, molto più emozionante, molto più vero, una delle cose migliori che abbia mai realizzato. Sono orgoglioso di quest'album perché dice una cosa semplice, che tutti affrontiamo problemi, che abbiamo tutti lo stesso sangue nelle vene, che quando stiamo male non siamo mai soli. E anche quando ci comportiamo male non siamo soli, fare male al pianeta è fare male a noi stessi. Parlo della salute mentale della gente, di come la nostra società sia corrotta e malata, ma anche della possibilità di ricostruirla, di combattere i mostri e guardare al nostro futuro. Specialmente oggi".
Lei rappresenta una generazione di cantautori inglesi che ha influenzato molto il modo di scrivere delle generazioni nuove.
"Non so se sia vero, credo che se guardi bene l'influenza dei britannici nella musica oggi non è poi così rilevante. È rimasta alta nella canzone d'autore, è vero, ma la Gran Bretagna non è più sulla frontiera della musica da diverso tempo, gli artisti che cambiano le cose arrivano dagli States. Ma è vero che le cose nella musica stanno cambiando alla velocità della luce e quindi è tutto in movimento. È eccitante essere un songwriter in questi tempi, vedere dove va la musica, essere parte di questo cambiamento epocale, con la musica che è diventata ubiqua ma al tempo stesso sempre meno rilevante".
Quanto la rappresenta, dunque, questo nuovo lavoro?
"Credo sia una buona fotografia di quello che sono diventato oggi, delle conquiste personali, della mia visione del mondo. Spero che si senta che è un disco 'vero', senza tanti filtri, fatto per comunicare con le persone e, se possibile, aiutarle a vivere meglio".