Bobo Rondelli è un infaticabile viaggiatore della vita. E come ogni viaggiatore ha tante storie da raccontare, alcune belle, altre drammatiche, molte appassionanti altre appassionate. E queste storie diventano, con la sua creatività, canzoni, spettacoli, libri. L'ultima sua fatica è un album, intitolato Cuore libero e uscito da pochi giorni in tutti i formati, cd, vinile, streaming, un pugno di canzoni nel classico stile di Rondelli, meravigliosamente malandate, cariche di poesia e di vita. Il primo singolo è un gioiello, Sabrina, una bellissima canzone la cui storia è tratta dall'ultimo libro dell'autore livornese, Cos'hai da guardare, edito da Mondadori giusto prima dello scoppio della pandemia. E anche Cuore libero è un viaggio, tra ricordi e fantasia, intimo e profondo, tra canzoni e melodie registrate a casa di Rondelli da Davide Fatemi, con il piano e gli arrangiamenti di Claudio Laucci, coautore delle musiche, e sparsi qua e là interventi degli amici di sempre Stive Lunardi, Valerio Fantozzi e Simone Padovani, insieme a nuove scoperte come Jole Canelli, e ai cori e le chitarre di Leonardo Marcucci. "Le canzoni si fanno per gli altri", ci dice Rondelli presentando l'album, "se arrivano alla gente è un gran piacere, ed è per questo che si fanno dischi e concerti".
Ricorda la prima canzone che ha scritto?
"La prima che ho scritto? Ero boy scout, avrò avuto quindici anni, era il periodo in cui esplodeva il punk e anche io, ovviamente, mi ribellavo allo stare lì. Ero un tipo particolare, non avevo mai parlato con una ragazza, e allora cantavo della morte, del demonio... ci potevi giocare sopra anche perché la morte la sentivi davvero lontana".
Il suo rapporto con la musica è cambiato o si riconosce ancora in quel ragazzino?
"Ho sempre la stessa paura del foglio bianco, mi metto lì davanti e mi chiedo 'adesso che dico'? Non è cambiato mai".
Più che i dischi i modo migliore per conoscere la sua musica restano i concerti...
"Non mi piace fare i dischi, li costruisci con i multitracce, non c'è il piacere di suonare, se sbagli riprendi da dove hai sbagliato, non è così divertente. E poi i dischi andrebbero fatti dopo che le canzoni le hai proposte tanto dal vivo, che hanno preso forma in concerto. È la gente che ti fa sapere se hai fatto centro, è il pubblico che ti dà la sua attenzione e fa crescere le canzoni, quindi andrebbero incise dopo. Questo disco ho cercato di farlo sperando che tutte le canzoni abbiano la loro dignità, non è fatto per essere ascoltato un paio di volte e via. Anche perché me lo sono autoprodotto e penso di aver fatto qualcosa di più vero".
Il "cuore libero" dei perdenti, Bobo Rondelli presenta il nuovo album
Canzoni, storie, romanzi, spettacoli, tutto è in qualche modo legato, anche il disco Cuore Libero e il libro Cos'hai da guardare. Scrivere un libro, una storia che è la sua ma è un romanzo, è diverso che scrivere canzoni...
"Sì ma questo è fatto di piccole storie, non sono tutte legate. È una sorta di 'amarcord' giovanile, ci sono le avventure di Pinocchio e quelle di Gianburrasca... credo che offra anche spunti per pensare e potrebbe ben essere letto dai giovani. Mi ha fatto anche male scriverlo, racconto il rapporto con mio padre, quello con mia madre e il suo vissuto anche duro. Ci sono le storie della mia famiglia, con anche un carico di dolore, storie tragiche che ho voluto raccontare affinché non succedano mai più. Storie per le quali sento ancora forte la rabbia contro le ingiustizie. Non è un libro comico, insomma".
Ma a Bobo Rondelli piace che la gente si diverta.
"Sì, mi piace molto far ridere, fare il cretino fa bene a me e agli altri che ridono. Ma mi piace anche smuovere quella parte dell'anima che porta alla compassione, mi piace che qualcuno ascoltando le mie canzoni o leggendo le mie storie si metta a pensare, come ascoltando la storia di Sabrina".