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H.E.R., cantante da Oscar: "Mia madre, filippina, voleva che diventassi infermiera. Ma non faceva per me"

La musicista, 24 anni, ha trionfato agli Academy Award con 'Fight for you', dal film 'Judas and the Black Messiah' e ora debutta con il primo album 'Back of my mind': "Non mostro il mio volto e non parlo molto di me stessa, ma potete conoscermi ascoltando la mia musica"
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LOS ANGELES. Si chiama Gabriella Sarmiento Wilson (mamma filippina, padre afro-americano, nata a San Francisco il 27 giugno 1997), ma  come artista è conosciuta come H.E.R. Nom de plum pronunciato "her" (lei), acronimo di Having Everything Revealed - avere tutto rivelato - un po' altisonante e pretenzioso, ma ai parossismi mediatici della Gen Z si perdona tutto. Uno pseudonimo che l'ha lanciata quando è riemersa nel 2016 - dopo alcuni singoli col suo vero nome - con il suo minialbum di debutto H.E.R. Volume 1. Da allora non si è fermata un secondo, dai suoi premi Grammy (due nel 2019) e svariate candidature, fino al trionfo agli Oscar per la sua canzone Fight for You per il film Judas and the Black Messiah, sul leader delle Black Panther Fred Hampton e relativa caccia da parte dell'FBI. Il 18 giugno è stato pubblicato il suo primo vero album di debutto, Back of my mind.

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LOS ANGELES. Si chiama Gabriella Sarmiento Wilson (mamma filippina, padre afro-americano, nata a San Francisco il 27 giugno 1997), ma  come artista è conosciuta come H.E.R. Nom de plum pronunciato "her" (lei), acronimo di Having Everything Revealed - avere tutto rivelato - un po' altisonante e pretenzioso, ma ai parossismi mediatici della Gen Z si perdona tutto. Uno pseudonimo che l'ha lanciata quando è riemersa nel 2016 - dopo alcuni singoli col suo vero nome - con il suo minialbum di debutto H.E.R. Volume 1. Da allora non si è fermata un secondo, dai suoi premi Grammy (due nel 2019) e svariate candidature, fino al trionfo agli Oscar per la sua canzone Fight for You per il film Judas and the Black Messiah, sul leader delle Black Panther Fred Hampton e relativa caccia da parte dell'FBI. Il 18 giugno è stato pubblicato il suo primo vero album di debutto, Back of my mind.

Oggi H.E.R. si avvolge ancora sotto un involucro di segretezza, con quegli enormi occhiali da sole che non toglie mai. Tutto è rivelato, tranne la sua identità, così sembra, ma forse non rivelare niente è rivelare tutto, e allora stiamo al gioco. "Rivelo chi sono, le mie storie e le mie emozioni attraverso la musica", dice, "anche se non mostro il mio volto e non dico più di tanto di me stessa, voi potrete sapere di me ascoltandomi cantare".

Ci può raccontare com'è nato il suo coinvolgimento nel film Judas and the Black Messiah?

"Il film era già stato quasi completato quando mi hanno chiesto di scrivere la canzone. Ed è stato più facile per me a livello creativo perché ho avuto l'opportunità di vedere un primo montaggio del film, dunque capire cosa la canzone doveva rappresentare. La storia di Fred Hampton mi ha colpita molto nel profondo. Ho detto ai produttori: credo di poter comporre un capolavoro. Amo gli anni 60 e 70, e ho cercato di rendere lo spirito e lo stile dell'epoca con la canzone. La musica di quegli anni è la mia preferita, e ho attinto a questa passione".

Sta per compiere 24 anni, ma sembra ispirarsi alla musica di quel passato. Quali considera le sue principali influenze?

"Senza dubbio Sly & The Family Stone, Marvin Gaye e Curtis Mayfield, tra i tanti. Ho riascoltato molte delle loro canzoni, facendo attenzione soprattutto alla dimensione percussiva. Ma per la canzone del tema di Judas volevo catturare varie tematiche del film, come l'idea di lottare per qualcosa, per un ideale, e dare alla gente speranza in una giustizia migliore. Fight for you parla di tutto questo. In studio ci siamo divertiti a sviluppare le linee di basso, per poi costruirci intorno il groove, come facevano Gaye, Sly e tutti gli altri. Volevo far ballare la gente. Alla fine degli anni 60 e negli anni 70 ogni artista voleva far ballare. Far pensare, commuovere, far fare l'amore e soprattutto far ballare".

Come e quando ha sentito che la musica era il suo linguaggio?

"Mio padre è stata una figura fondamentale in questo senso. Lui lavorava nel campo delle costruzioni nella Bay Area, ma suonava anche, e nei weekend si esibiva con una 'cover band'. Il suo vero grande amore era la musica. Papà suonava tutti gli strumenti, e casa nostra ne era piena, ho suonato fin da piccola. Lo vedevo suonare e volevo imitarlo. La musica e gli strumenti musicali sono nella mia vita fin dalla nascita. A sei anni ho iniziato a cantare nella band di mio padre, e iniziavo allora a farmi una cultura musicale. Ho iniziato a suonare la chitarra a sette anni, con papà che mi insegnava le scale pentatoniche blues, cosa intorno a cui avrei poi gravitato. Blues, R&B, Soul. Papà suonava James Brown, Jimi Hendrix, Prince, Lenny Kravitz, Eric Clapton e gli AC/DC. E Aretha Franklin. Questa è la musica con cui sono cresciuta, e che ancora mi riempie e mi ispira".

Ha incontrato difficoltà in questa industria come filippino-afromericana?

"Mia madre, filippina, ha sempre creduto in me, mi ha sempre spronata e sostenuta, a parte quelle volte in cui mi diceva che forse avrei dovuto studiare per diventare infermiera! L'80% degli infermieri negli ospedali, almeno in California, sono di origine filippina, vai a sapere perché. Ma a me di fare l'infermiera non andava, e mamma ha capito e accettato. Essere in parte asiatica potrebbe recarmi problemi per strada, oggi in America, per misteriosi ragioni, ma non nell'industria musicale o creativa in genere, per fortuna più aperta mentalmente a ogni istanza multiculturale. La mia identità H.E.R. mi aiuta a non essere identificabile in nessuno stereotipo, ma aggiungo anche che abbraccio la mia eredità filippina quanto quella nera. Mi sento doppiamente fortunata".

Il suo nome d'arte è dunque anche una sorta di protezione?

"Non è tanto un nome d'arte quanto un fonema che rappresenta la musica che faccio. Perché la musica per me è il mio caro diario personale in cui scrivo tutte le cose più intime e profonde del mio essere. Io sono la mia arte e il mio nome rappresenta quella facciata. Non importa che aspetto fisico o che età io abbia. Protezione? Non direi, non è così che l'ho inteso... ma dietro la facciata c'è una casa e i suoi interni, e in questi dimoro solo io".