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Franca Masu, la voce sardo-catalana della world music: "La mia musica è un viaggio d'amore per mare"

La cantante canta nella lingua di Alghero e ha da poco pubblicato l'album 'Cordemar': "Nella mia lingua riesco a dire cose che altrimenti non riuscirei a esprimere"
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C'è chi canta in napoletano, chi in romanesco o milanese, chi in genovese, toscano, veneto o molisano. E c'è chi canta in catalano di Alghero, l'Algherese, una lingua parlata da circa il venti per cento della popolazione della città, che ha le sue radici nella conquista aragonese della Sardegna alla fine del 1300. Una lingua che ha mantenuto forti radici, che si è negli anni rinnovata, ed è rimasta viva, riconosciuta dalla Repubblica Italia come lingua minoritaria, da salvaguardare e diffondere. Ed è proprio quello che fa Franca Masu, autrice e cantante di Alghero, che ha scelto di usare come strumento espressivo questa lingua, realizzando dei bellissimi lavori, l'ultimo dei quali è il bellissimo Cordemar, uscito di recente.

La sua avventura nel mondo della musica è iniziata negli anni Novanta, con il jazz e la collaborazione con il grande Tony Scott, e da allora ha prodotto diversi album, ha cantato in tutto il …

C'è chi canta in napoletano, chi in romanesco o milanese, chi in genovese, toscano, veneto o molisano. E c'è chi canta in catalano di Alghero, l'Algherese, una lingua parlata da circa il venti per cento della popolazione della città, che ha le sue radici nella conquista aragonese della Sardegna alla fine del 1300. Una lingua che ha mantenuto forti radici, che si è negli anni rinnovata, ed è rimasta viva, riconosciuta dalla Repubblica Italia come lingua minoritaria, da salvaguardare e diffondere. Ed è proprio quello che fa Franca Masu, autrice e cantante di Alghero, che ha scelto di usare come strumento espressivo questa lingua, realizzando dei bellissimi lavori, l'ultimo dei quali è il bellissimo Cordemar, uscito di recente.

La sua avventura nel mondo della musica è iniziata negli anni Novanta, con il jazz e la collaborazione con il grande Tony Scott, e da allora ha prodotto diversi album, ha cantato in tutto il mondo, ha collaborato con molti musicisti italiani e stranieri. La scoperta della sua anima algherese è del 2000, quando con Mark Harris produce El meu viatge, che apre una nuova fase della sua ricerca musicale, quella che l'ha portata fino ad oggi e alle belle canzoni di Cordermar, interpretate con passione e originalità."Non lo so se la mia è davvero una storia curiosa", dice lei con un pizzico di modestia, "io cantavo da bambina, come dicono tutti, ma le passioni nascono così, ci sono piccoli germi di talento e poi la vita fa il resto. A casa mia si ascoltava tanta musica, la si ascolta ancora, e io fin da piccola ero in grado di riprodurre quello che ascoltavo alla radio, imparavo a memoria gli Lp di Mina che mi regalava mio padre. Poi ho avuto maggior consapevolezza, ho imparato a capire cosa mi piaceva di più e quali musiche mi stavano meglio addosso, sbagliando anche generi o stili, ma imparando sempre tante cose in più".

Come ha scoperto il catalano di Alghero?

"Non direi che l'ho scoperto, diciamo che ho capito di vivere accanto a un tesoro. Questa lingua è una variante del catalano che si parla nella mia città, ho cominciato pensare che quella fosse la mia strada, che poteva darmi autenticità come donna del mediterraneo. Me ne sono voluta appropriare, studiandola molto prima di presentarmi al pubblico, perché era una lingua che non conoscevo e dovevo far diventare mia. Ed è stata una scelta giusta, mi ha fatto trovare una voce mia e al tempo stesso mi ha permesso di portare Alghero lontano, fuori dalla cinta muraria costruita dai catalani. Il primo pubblico sono stati proprio loro, i catalani e dal 2000 in poi ho sviluppato un percorso che mi ha portato a trovare anche un pubblico interessato a questa professoressa di Alghero che voleva cantare".

Come ha iniziato il suo percorso nella musica?

"Con un contatto con un musicista dei Bertas, che era in tour con la Pausini, al quale feci ascoltare alcune cose che lo interessarono. È stato venti anni fa, l'inizio di un bellissimo viaggio. Vede, io non sono di certo una cantante da classifica ma questa scelta, di cantare nel catalano di Alghero, mi ha permesso di avere un angolino tutto mio nel panorama mondiale della musica, proprio mio, senza dovermi mettere in fila con tanti altri cantanti. Ed è stato un bene, perché io ho anche iniziato tardi, avevo già trent'anni, e nessuna ansia".

Questa grande libertà si ritrova nelle sue canzoni, che hanno un lessico musicale molto ampio.

"Sì, è il mondo della world music, volendo, con qualche tinta di jazz, perché l'ho cantato a lungo, quello delle ballate popolari, del fado, del tango, di Napoli, ma anche della contemporaneità, perché il sound è moderno e non nostalgico".

È curioso cantare in una lingua che è italiana, sarda, ma al tempo stesso straniera, spagnola...

"È un terreno abbastanza liquido, in effetti è una lingua completamente diversa da quella sarda, ma proprio per questo è affascinante. Cantare in questa lingua mi da una sensazione molto bella, se mi esprimo in catalano di Alghero mi sento un'altra, riesco a dire delle cose intime che altrimenti non esprimerei, sono filtrate attraverso la lingua, le stesse cose cantate in italiano non riuscirei a dirle. Mi rendo conto che al di fuori di Alghero è una lingua straniera, che chi mi ascolta fa fatica a capire, ma so anche che quella piccola distanza che si crea con la lingua viene compensata immediatamente dalla musica, che permette a tutti di ascoltare e capire. Ma è anche una lingua che suona in maniera particolare, fatta di molte parole tronche, non è duttile, spesso devo costruire le frasi con i tempi al passato, ma alla fine il suono è affascinante".

E il pubblico come la accoglie?

"La reazione che ha il pubblico, a Brescia, a Roma o Avellino, è la stessa, grande calore, grande curiosità. Io non ho la pretesa di fare un'ora e mezza in calatano, quindi le canzoni le racconto, le spiego, e con me si fa una sorta di viaggio d'amore per mare, un sacco di mari diversi, perché canto anche in galiziano, in portoghese, in napoletano. Alla fine la gente esce emozionata e mi dice delle cose bellissime, molto gratificanti. Cerco di far viaggiare la gente con i sentimenti e le emozioni, un pizzico di teatralità e tanta musica".