Uno dei progetti più interessanti della musica italiana di oggi è quello de La Municipàl, formazione pugliese nata attorno ai fratelli Carmine e Isabella Tundo, che in pochi anni si è costruita un solido e fedele seguito di pubblico con tre album di grande forza espressiva, nel solco della migliore canzone d’autore italiana ma con il piglio “indie” delle giovani generazioni, ricchi di canzoni belle e intense che, soprattutto nella dimensione live, coinvolgono il pubblico in maniera forte. Il nuovo album del gruppo si intitola Per resistere al tuo fianco e è uscito da pochi giorni in tutte le piattaforme streaming, mentre la band si prepara a un ricco tour estivo. “E’ un progetto partorito più di due anni fa”, ci racconta Carmine Tundo, “abbiamo iniziato nel 2020 a pubblicare dei doppi singoli in 45 giri e questo mi ha permesso, strada facendo, di avere il tempo di correggere il tiro, perché sentivo la necessità di raccontare altre cose rispetto a quelle che avevo immaginato, legate a quello che stava succedendo a tutti. È stato anche il mio modo di resistere, ecco il perché del titolo, aggrappato ad un'idea e, banalmente, ad un modo pratico di lavorare. Vivo in campagna, ho il mio studio di registrazione, per portare a termine il lavoro c’è stata una gestazione molto lunga, ma sono molto contento. È un disco molto denso, più cupo degli album precedenti, ma che esprime bene quello che La Municipàl rappresenta oggi”.
È un album diverso anche nell’approccio alle canzoni, non solo nel suono.
“Forse è un album un po’ fuori moda, ma è di sicuro più vicino all’attitudine live della band, più strutturato, più potente, più sincero possibile, nei testi e nel suono. È vero, è in controtendenza rispetto alle dinamiche odierne, però ho improntato tutto il mio fare musica sul fare i dischi che voglio senza farmi abbagliare dai suoni che passano, dalle mode che vanno e vengono, cerco di raccontare le mie idee alla mia maniera”.
E si sente a suo agio nel mercato musicale odierno?
“Mi sento abbastanza a mio agio, perché ho scelto di fare quello che mi piace e quando fai cosi sei a posto con te stesso. Ovviamente con lo streaming è tutto superveloce e vorticoso, ma ad esempio con le uscite a 45 giri che abbiamo fatto, ho provato a riacquisire una certa lentezza nel fare musica e nel farla fruire al pubblico, mettendo un brano da un lato e uno dall’altro per dare spazio alla musica, per mettere le canzoni davanti a tutto. Certo, è una strada più ardua, ma non sarebbe adatto a me fare altro”.
Carmine Tundo, alla fine è un cantautore mascherato da band?
“Non direi, cantautore lo sono comunque, così come la band lo è comunque. Lavorando anche alla produzione del disco direi che sono passato oltre sia al cantautore che alla band…il rapporto che ho con lo studio di registrazione influenza il mio percorso artistico, la strumentazione che ho usato durante la pandemia è stata fondamentale, ho fatto un sacco di acquisti, nuovi microfoni, nuovi suoni, che hanno cambiato le canzoni. Tutto quello che riesco a ottenere tecnicamente mi piace e mi diverte, e cresco parallelamente a quello che mi posso permettere in studio. Potrei anche andare in un grande studio di registrazione, ma alla fine non assomiglierebbe a me”.
Per resistere al tuo fianco è comunque un album più maturo.
“È figlio di un’età più matura rispetto ai precedenti, ho scelto di raccontare la verità, storie reali, cose davvero successe. Non è facile, spesso mi sento nudo davanti a tutti e altrettanto spesso qualcuno può rimanerci male delle cose che canto, perché riconosce luoghi, persone, circostanze. Ma è questo il mondo della Municipàl, purtroppo anche i miei segreti vanno in bella mostra, ma fa parte del gioco”.
E ora, in questa singolare estate di “piccoli” concerti, cosa accadrà?
“Non possiamo saperlo, faremo tanti concerti, suoneremo ovunque, è quello che abbiamo sempre fatto, è la nostra dimensione naturale. Il mio modo di fare musica è realizzare dischi per poterli proporre in concerto. Però, con questo disco, spero anche di essere in grado, quando tra qualche mese lo riascolterò, di poter capire qualcosa di più di me stesso…”.