Luigi Cinque: "Così avevo previsto la globalizzazione della musica"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteVenti anni fa usciva uno degli album più importanti della world music nata e cresciuta in Italia, Tangerine Cafè di Luigi Cinque. Venti anni in cui il musicista ha viaggiato instancabilmente tra suoni e visioni, tra culture e emozioni, cercando sempre nuovi punti di vista per guardare il mondo e raccontarlo in musica. Tangerine Cafè fu una pietra miliare non solo per il viaggio di Cinque, ma più in generale per la musica italiana, perché metteva in scena la possibilità dell'incontro, della fusione, del mescolamento, tra tante differenti tensioni per produrre qualcosa che non fosse la semplice somma delle diversità ma un insieme nuovo, più ricco e affascinante. Niente confini e divisioni, niente separazioni o fratture: Cinque era riuscito a vedere il futuro della musica con grande anticipo e grande intelligenza, mettendo insieme un gruppo di musicisti eterogeneo e allo stesso tempo perfetto, mantenendo una dimensione narr…
Venti anni fa usciva uno degli album più importanti della world music nata e cresciuta in Italia, Tangerine Cafè di Luigi Cinque. Venti anni in cui il musicista ha viaggiato instancabilmente tra suoni e visioni, tra culture e emozioni, cercando sempre nuovi punti di vista per guardare il mondo e raccontarlo in musica. Tangerine Cafè fu una pietra miliare non solo per il viaggio di Cinque, ma più in generale per la musica italiana, perché metteva in scena la possibilità dell'incontro, della fusione, del mescolamento, tra tante differenti tensioni per produrre qualcosa che non fosse la semplice somma delle diversità ma un insieme nuovo, più ricco e affascinante. Niente confini e divisioni, niente separazioni o fratture: Cinque era riuscito a vedere il futuro della musica con grande anticipo e grande intelligenza, mettendo insieme un gruppo di musicisti eterogeneo e allo stesso tempo perfetto, mantenendo una dimensione narrativa, quasi cinematografica, che metteva al centro l'ascoltatore. Ed è quello che Cinque fa ancora oggi, a 69 anni: "Anche se adesso le cose sono molto differenti da allora", sottolinea.
Soprattutto negli ultimi due anni...
"Beh, io ho dovuto scoprire la vita forzata in campagna. E se prima andavo dalla città in campagna, adesso faccio il contrario e la prospettiva è completamente ribaltata. Ma devo dire che vivere in questa dimensione mi ha aiutato a vedere le cose in maniera diversa. Certo, stiamo uscendo da questo periodo con le ossa rotte, è mancato tanto lavoro, è saltata un'opera che era prodotta dai teatri di Modena, Vienna, Lione e Novi Sad, che doveva debuttare l'anno scorso e che è stata posticipata, però penso sia stata anche una grande occasione per fermarci, per ragionare. E anche se economicamente è stato un disastro, ne abbiamo ricavato una ricchezza interiore straordinaria, una dimensione di meditazione sull'essenza delle cose che non credo ci abbandonerà".
E così nel lockdown siamo arrivati al ventennale di Tangerine Cafè.
"Sì, avrei dovuto pubblicarlo l'anno scorso, ma abbiamo dovuto aspettare. È un'occasione molto bella, perché è stato un album che ha avuto una vita molto feconda, sia in Italia che all'estero e credo sia interessante riascoltare oggi".,
Molte delle intuizioni di quell'album oggi sono moneta corrente nella musica.
"Sì, vedevamo la globalizzazione con altri occhi, eravamo nel multiculturalismo prima che diventasse un tema di dibattito, era un campo aperto in cui ci muovevamo con tanta libertà e tantissimo entusiasmo".
Quindi l'album avrà anche una vita nuova?
"Ne faremo varie edizioni e in alcuni casi rifarò alcuni pezzi chiamando gli artisti che erano nell'album allora a partecipare di nuovo accanto a giovani musicisti del mondo di oggi, una riscrittura che mi sembra interessante".
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Qual è il motivo, a suo avviso, della longevità dell'album?
"Non sarei dirlo, forse il coraggio con il quale tanti grandi musicisti, come Fresu, Rea, Pietropaoli, Raiz, Gasparian, avevano deciso di mettersi in gioco. E la capacità di tutti di stare insieme, per raggiungere un risultato diverso dalla storia di ogni singolo musicista. E poi il suono, la polifonia dei linguaggi, che è diventata sempre più contemporanea. Arriveremo ad abitare in città dove si parleranno centinaia di lingue diverse, ma dove ci sarà sempre un suono unico".
Cosa ha in mente per il ventennale?
"Adesso è in distribuzione in tutto il mondo la riedizione dell'album, sulla quale innesteremo altre edizioni, cambiando il vestito per poterlo presentare a persone diverse. Poi ci sarà a dicembre in festival dedicato a Tangerine Cafè, inviterò tutti gli amici che hanno partecipato, l'area del jazz e quella della world music. E ricorderemo sicuramente due grandi recentemente scomparsi come Jon Hassell e Frederick Rzweski".