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'C’era una volta' Leon Faun, un attore-rapper: "Porto il mio mondo fantasy al pubblico"

Sul set con Valeria Golino e Valerio Mastandrea, in 'La terra dei figli' di Gipi, Leon De La Valleé è uno dei nomi più quotati della scena hip hop: "I miei genitori sono stati attori, a me piace fondere le due cose"
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Il suo nome d’arte è Leon Faun, con una certa dose di fascino e di mitologia. Ma il suo nome vero non è meno fascinoso e interessante, Leon De La Valleé, quasi come se il destino avesse voluto dirgli che la sua non sarebbe stata una vita qualsiasi, in ogni caso. Infatti Leon Faun, nonostante la giovane età, è già un rapper/trapper di successo ma in questo mese di luglio oltre a pubblicare il suo primo album, C’era una volta, è arrivato al grande pubblico anche come attore in La terra dei figli, diretto da Claudio Cupellini, che lo vede recitare al fianco di Valeria Golino e Valerio Mastandrea, in una storia tratta da una graphic novel di Gipi. L’album, al quale hanno collaborato artisti del calibro di Madame, Ernia e Dani Faiv, arriva dopo i milioni di stream raccolti con i singoli pubblicati negli anni scorsi, tutti realizzati al fianco del produttore e amico Duffy: “Lavoriamo insieme da sempre”, ci raccon…

Il suo nome d’arte è Leon Faun, con una certa dose di fascino e di mitologia. Ma il suo nome vero non è meno fascinoso e interessante, Leon De La Valleé, quasi come se il destino avesse voluto dirgli che la sua non sarebbe stata una vita qualsiasi, in ogni caso. Infatti Leon Faun, nonostante la giovane età, è già un rapper/trapper di successo ma in questo mese di luglio oltre a pubblicare il suo primo album, C’era una volta, è arrivato al grande pubblico anche come attore in La terra dei figli, diretto da Claudio Cupellini, che lo vede recitare al fianco di Valeria Golino e Valerio Mastandrea, in una storia tratta da una graphic novel di Gipi. L’album, al quale hanno collaborato artisti del calibro di Madame, Ernia e Dani Faiv, arriva dopo i milioni di stream raccolti con i singoli pubblicati negli anni scorsi, tutti realizzati al fianco del produttore e amico Duffy: “Lavoriamo insieme da sempre”, ci racconta, “ci siamo conosciuti alla scuola materna, abbiamo iniziato a fare musica insieme, a pubblicare i primi brani e i primi video. Nel 2019 Oh cacchio è stato il singolo che mi fa fatto fare il salto in avanti e da li è iniziato il passaggio verso il grande pubblico, e dopo un anno e mezzo mi trovo qui”.

Un periodo, peraltro, molto complicato.
“Sì, questo anno e mezzo non è stato dei migliori ma allo stesso tempo proprio per la situazione in cui ci siamo trovati ho pensato che potevo approfittarne, ho affrontato la scrittura in un modo diverso, è diventata una necessità, uno sfogo. Quindi ho parlato di me, anche in una maniera più specifica e vera, come prima non era mai accaduto, cercavo di creare immagini con parole e video, lavoravo con uno stile fantasy, un universo creato da me, adesso mi sto aprendo a un lato un po’ più personale”.

La necessità di parlare di se è anche un passaggio dovuto ad una ricerca di maggiore profondità nei testi?
“Diciamo che ho cercato di scrivere cose più gratificanti, che ho avuto meno timore di mettermi in mostra per quello che sono davvero, senza un personaggio da interpretare. Per questo cambiamento non c’è un motivo che saprei spiegare, è avvenuto e basta, sentivo il bisogno di trattare argomenti diversi”.

Rapper, musicista, attore, autore, molte personalità per un'unica definizione…
“In realtà non mi definisco, preferisco non definirmi, faccio musica e faccio anche l’attore, mi piace muovermi in ambiti artistici, fare cose che possano stimolare la mia creatività. E nell’ambito musicale cerco di caratterizzare ogni brano cercando di renderlo unico. Alla fine penso che non sia importante creare un unico stile, preferisco poter giocare con i generi, non essere inquadrato in un suono, etichettato con un marchio”.

Come si incontrano i mestieri di attore e di musicista?
“I miei genitori sono stati attori, hanno sempre avuto la passione per l’arte e per la musica, me l’hanno trasmessa in qualche modo, attraverso le cose che mi facevano sentire o vedere. E a me piace l’idea di fondere le cose. Sono due mondi completamente diversi che amo allo stesso modo. Fare cinema è bello, mi piace affrontare un progetto al quale lavorano molte persone, il doversi adattare, l’entrare in un personaggio. Con la musica invece è un rapporto diretto, personale, sei tu in prima persona con la tua storia e le tue parole. Sono due cose che amo alla follia e che cerco di tenere parallele, mi piace poter continuare a farle entrambe, a far proseguire la storia di Leon Faun ma anche quella di Leon De La Valleé”.

Chi dei due è il personaggio e chi l’artista?
“Davanti a te stesso metti il personaggio, ma dietro ogni artista c’è sempre una persona, ci sono io. L’alias ha un sapore mitologico, il cognome vero viene, mi hanno detto i miei, da un’antica famiglia nobile e ricca, della quale si è persa nobiltà e ricchezza. E’ un gioco di specchi, va bene così”.

E quali aspettative ha un’artista che vuole giocare su più fronti?
“In realtà non ho aspettative particolari, studio, suono, recito, vorrei continuare a fare tutto questo e mi sembra che si siano aperte delle strade. La scena in questo momento è ampia, molto bella, molto forte, ci sono tanti nuovi artisti, per non parlare di quelli che c’erano già. E’ un momento molto interessante da vivere”.

Il prossimo appuntamento quindi sarà con la musica dal vivo?
“Sì, vorrei andare in tour, stiamo già organizzando il live. Sarà un altro interessante test, perché a causa del Covid non ho avuto molte possibilità di fare esperienza dal vivo. Sarà bello quindi, con tutte le giuste precauzioni, arrivare ai concerti, crescere e imparare a gestire anche questo aspetto. I concerti sono il focus più importante per chi vuole fare musica, per il percorso di un artista, e spero in questo mese di arrivare ad avere finalmente di nuovo un contatto diretto con il pubblico”.