✕
James Taylor 

James Taylor: "Finalmente torno a suonare in Italia. Che grandi musicisti Elio e le Storie Tese"

Il cantautore americano si prepara al nuovo tour dal vivo. Dopo Natale sarà nel Vecchio continente e a febbraio cinque date nel nostro Paese. "Esibirmi nel vostro Paese è la principale ragione per la quale torno sempre in Europa"
6 minuti di lettura

"Siamo tutti molto eccitati all'idea di tornare a suonare dal vivo, cominciamo fra tre settimane negli Stati Uniti e, con qualche pausa, andremo avanti fino a dicembre. Poi ci sarà un break per le vacanze con le famiglie a Natale e poi arriveremo in Europa per il resto dei concerti, non vedo l'ora di ricominciare". James Taylor, 73 anni, uno dei più grandi cantautori della storia musicale americana, è decisamente contento di tornare a suonare dal vivo. E di tornare in Italia dove arriverà per un giro di concerti che avrà inizio a Torino, al Teatro Colosseo il prossimo 22 febbraio, per poi proseguire il 24 al Palabassano di Bassano del Grappa, il 25 al Teatro Verdi di Firenze, il 27 all'Auditorium Parco della Musica di Roma, e concludersi il 28 febbraio 2022 al teatro degli Arcimboldi di Milano.

"All'inizio del lockdown - dice - l'idea dello stop è stata addirittura un sollievo, non ho mai avuto cos&igra…

"Siamo tutti molto eccitati all'idea di tornare a suonare dal vivo, cominciamo fra tre settimane negli Stati Uniti e, con qualche pausa, andremo avanti fino a dicembre. Poi ci sarà un break per le vacanze con le famiglie a Natale e poi arriveremo in Europa per il resto dei concerti, non vedo l'ora di ricominciare". James Taylor, 73 anni, uno dei più grandi cantautori della storia musicale americana, è decisamente contento di tornare a suonare dal vivo. E di tornare in Italia dove arriverà per un giro di concerti che avrà inizio a Torino, al Teatro Colosseo il prossimo 22 febbraio, per poi proseguire il 24 al Palabassano di Bassano del Grappa, il 25 al Teatro Verdi di Firenze, il 27 all'Auditorium Parco della Musica di Roma, e concludersi il 28 febbraio 2022 al teatro degli Arcimboldi di Milano.

"All'inizio del lockdown - dice - l'idea dello stop è stata addirittura un sollievo, non ho mai avuto così tanto tempo da trascorrere con la mia famiglia, quindi eravamo contenti tutti. Ho passato i mesi del lockdown in Montana, il più lungo periodo di assenza dalle scene in sessant'anni di carriera, ma adesso sono felice di tornare a incontrare le persone e anche di tornare in Italia. Suonare nel vostro Paese è la principale ragione per la quale torno sempre ad esibirmi in Europa".

James Taylor 

Quello che vedremo in concerto è un James Taylor legato non solo ai suoi successi come cantautore, ma anche come interprete, visto il lavoro fatto sulle grandi canzoni americane negli ultimi tempi.
"American standards e l'ep che è uscito a novembre sono nati per un motivo personale. Non solo sono canzoni che conosco da tantissimo tempo e sono le fondamenta del mio fare musica, quelle che ho ascoltato quando ero all'inizio della mia avventura, ma anche perché le considero il punto più alto raggiunto dall'arte della canzone popolare occidentale. Le canzoni scritte tra gli anni 30, 40 e i primi anni 50 sono sofisticate, eleganti, complesse ma cantabili, hanno tutte le qualità migliori della composizione. Io le ho imparate a suonare da ragazzo con la chitarra e quindi mi piaceva l'idea di riproporle con questi arrangiamenti. Con John Pizzarelli, chitarrista eccellente, abbiamo preparato tutte le tracce base con la chitarra, non c'è pianoforte nell'album, e questo ha reso il disco molto personale. L'album è uscito a marzo, quindi tutto quello che volevamo fare per farlo ascoltare, concerti, promozione, è dovuto saltare, poi a novembre abbiamo scelto di fare uscire un ep con altri brani che avevamo già realizzato, per ricordare a tutti il nostro lavoro e in qualche modo arricchirlo. Normalmente non mi piace fare dischi lunghi, mettere troppe canzoni. Avevamo altri brani da pubblicare e ci è sembrato un buon modo per tenere viva l'attenzione".

Facendo il paragone con questi brani storici, oggi a suo avviso è diventato più semplice o più difficile scrivere canzoni?
"Penso che il songwriting diventi sempre più semplice, il lavoro si concentra sul suono e sul groove, con un piccolo messaggio semplice nel testo. Gli standard invece avevano un'introduzione, che serviva a dare un contesto alla canzone, poi versi, bridge, ritornelli, interludi, musicalmente e testualmente era tutto più sofisticato e pieno. Adesso le canzoni sono più simili alle suonerie per lo smartphone. Ma la cultura moderna è così, la nostra attenzione è frammentata in pezzi sempre più piccoli e la musica non sfugge a questa regola. Sono grato di essere cresciuto in un tempo dove potevi essere annoiato, dove potevi avere lunghi pensieri che andavano avanti per giorni, nella musica invece tutto è diviso in pacchetti piccoli che devono colpire la tua attenzione prima che qualcosa ti distragga e ti spinga in un'altra direzione. Il che non vuol dire che non ci siano bravi cantanti, produttori e artisti, ma che tutto è cambiato e che oggi ogni forma d'arte viene suddivisa in pezzi sempre più piccoli".

Sanremo 2018, la gaffe di James Taylor: "Baglioni chi?"

 

In quelle settimana in Montana ha avuto anche tempo di scrivere nuove canzoni?
"Il Covid non mi ha spinto a scrivere, non ci sono collegamenti diretti tra la mia musica e gli avvenimenti, possono passare mesi o anni prima che alcuni avvenimenti mi spingano a scrivere, tanto tempo, ma il Covid non mi ha spinto, eravamo in una piccola casa, quattro persone, interagivamo tutto il tempo e non c'era modo di essere altrove, tranquilli a lavorare, la vita di tutti i giorni ha preso tutta la nostra tensione, cucinare, la spesa, mettere a posto al casa, siamo finiti in una routine diversa, ho parlato con Paul Simon mi ha detto che ha scritto come un pazzo, aveva detto che si ritirava, invece... 'Ci credo quando lo vedo', gli ho detto. Non è stato un tempo creativo e sono curioso di capire come si sente la gente: tornare in giro, lavorare, suonare. Sarà uno dei primi tour internazionali in Italia, la connessione con il pubblico italiano è stata sempre grande, diretta e forte".

Ha visto che alcuni suoi colleghi, come Van Morrison e Eric Clapton hanno fatto delle canzoni contro il lockdown. Minimizzano la pandemia?
"Non capisco questo atteggiamento, ma negli Stati Uniti ci sono persone che pensano che la Terra è piatta e sono molte più oggi di quante erano venti anni fa. C'è chi vuole negare la realtà del mondo di oggi, persone che quando si confrontano con quello che accade e non gli piace, ne negano l'esistenza. Metà del nostro sistema politico insiste nel dire che non esiste il cambiamento climatico e ovviamente ci sono quelli che pensano che non ci sia il Covid. La pandemia ci ha dimostrato che noi esseri umani siamo stati sconfitti nella nostra campagna di conquista del mondo naturale, e dovrebbe spingerci a cambiare atteggiamento. L'esperienza drammatica che avete vissuto in Italia è stato il primo esempio di come la situazione fosse disperata: ricevevo notizie e foto dai miei amici, dai fan, dalla televisione, ed era emotivamente difficile da sopportare. Vedere persone che soffrono e che muoiono, gli ospedali sovraffollati, gli anziani morenti e soli, quelle immagini sono state una 'wake up call' per molti, ora c'è il vaccino e tanta gente lo ha fatto e le cose potranno migliorare".

Il suo Mud Slide Slim and the Blue Horizon e Blue di Joni Mitchell, al quale ha collaborato, celebrano i loro 50 anni dall'uscita.
"Le celebrazioni mi hanno spinto a pensare a quei giorni, a riviverne le emozioni, ho anche riascoltato il disco di Joni. Era un periodo bellissimo della mia vita, e se guardo indietro mi commuovo, Joni e io siamo stati un anno insieme, e a guardarlo adesso, 50 anni dopo, mi sembra un momento molto speciale isolato nel tempo nella mia vita. Sia io che Joni stavamo crescendo come artisti, diventando noti, condividevamo questo ma anche una intensa connessione personale. E nel frattempo abbiamo registrato la maggior parte di Blue, un album semplice, le parti che ho suonato sono le tracce di chitarra con la voce di Joni e il suo dulcimer, quattro o cinque canzoni in tutto. Ricordo le session molto bene, gli studi A&M a Los Angeles, tra il Sunset Strip e Labrea, e ricordo che vivevamo al Laurel Canyon, in una casa che lei aveva appena comprato, era tutto bellissimo. Fu triste quando finì, all'improvviso, con me da solo in aeroporto e Joni che saliva su un altro aereo per un altro luogo, la fine della nostra relazione. Fu tutto conciso, chiaro, preciso".

Com'è, oggi, vivere nei panni di James Taylor?
"Ah, lo vivo tutti i giorni... scherzi a parte, capisco bene la differenza tra la vita normale e quella di una persona che ha un'immagine pubblica, e cerco un equilibrio. Ma essere seguito da tanta gente è parte del lavoro, ovvero vendere musica e biglietti concerti. Ma non è male, soprattutto se pensi che ai tempi di Mozart dovevi avere un ricco, un re, o una città che ti invitasse e ti commissionasse dei lavori. Vendere musica come si fa oggi è meglio che dipendere da dei miliardari, anche se ha le sue difficoltà. È comunque importante sapere chi si è e perché si fa questo lavoro, non mi piace chi lo fa solo per la celebrità o il successo, non è un gran bel lavoro. Io sono stato fortunato, ho avuto un giusto equilibrio tra la fama e una vita sufficientemente normale. Non faccio un lavoro per cui cambio il mondo, non ho inventato il vaccino per il Covid o l'auto elettrica, ci sono persone che fanno cose ben più importanti. A me è capitato di essere fortunato, perché di certo non sono disciplinato, non ho un'etica del lavoro, ma sono nato con un grande amore per la parola e un buon orecchio musicale".

E in tutto questo c'è un fortissimo rapporto con l'Italia.
"Sì, ho tanti amici, un pubblico che mi segue da molti anni con enorme affetto e attenzione, e io ricambio questo amore completamente, ho una forte connessione con l'Italia, con le sue città, con la sua cultura. Ho sofferto a vedere quello che è successo con la pandemia e ora sono molto contento di poter tornare a suonare dal vivo. E visto che forse Elio e le Storie Tese hanno intenzione di tornare insieme, chiamerò Conforti e Tanica, non li sento da un po'. Abbiamo fatto un grande tour insieme, mia figlia Sally ha cantato con loro, sono eccellenti musicisti e hanno un incredibile senso dell'umorismo, sono in grado di prendersi in giro e suonare come pochi altri. Non credo che esista qualcosa del genere al mondo, sono una cosa unicamente italiana".

La musica è ancora in grado di essere rilevante al giorno d'oggi?
"Certamente, anche se tutto è diverso. Sono stato fortunato a crescere in un periodo, gli anni Sessanta, nel quale prendere posizione era una faccenda genuina, reale, spontanea, non c'erano calcoli sulla carriera e non c'erano i social. Adesso viviamo in un mondo in cui competi per catturare l'attenzione della gente costantemente, e hai dati e numeri che si dicono cosa accade istante per istante. E poi ci sono i soldi, quando sono diventato musicista non facevi un milione di dollari con questo mestiere, non lo facevi, era un mestiere precario e alternativo e la tua vita era diversa da quella di tutto gli altri. Ora invece puoi studiare una carriera musicale all'università, la puoi pianificare. Prendi Taylor Swift ad esempio, ha lavorato scientificamente per diventare molto famosa, il che non vuol dire che non sia una grande artista, ma la quantità di freddo calcolo è eccessiva. Io sono stato fortunato, quando ho iniziato c'erano un sacco di piccoli club dove suonavi per un piccolo pubblico con la tua chitarra e questo poteva farti avere una carriera o no. Adesso con i talent l'intero processo è stato totalmente commercializzato. Ma va bene così, tanto ci sarà sempre qualche giovane artista creativo che aggirerà i meccanismi del mercato e troverà la sua strada alternativa. Io ormai sono abbastanza noto da poter andare avanti e abbastanza contento di quello che ho fatto, volevamo cambiare il mondo, in qualche modo lo abbiamo fatto e quanto meno abbiamo potuto sognarlo".