Nicola Piovani: "Il segreto della musica da film? Muoversi in punta di piedi e non essere invasiva"
di Leonetta Bentivoglio , di Leonetta BentivoglioCon lo spettacolo Viaggi di Ulisse, che approda domenica sera nella Cavea dell'Auditorium all'interno del Parco della Musica di Roma, Nicola Piovani crea una personale rivisitazione dell'intrepido eroe cantato da Omero "lungo un racconto dove gli strumenti musicali si concertano con voci registrate", spiega il compositore. Colmo di una meraviglia indecifrabile, che nei secoli ha saputo nutrire l'immaginario di grandi artisti (ispirando opere musicali e di arti visive, oltre che molta letteratura importante), il mito di Ulisse è giunto a stimolare, come un emblematico interrogativo esistenziale, la fantasia di Piovani, musicista celebre soprattutto per le sue colonne sonore cinematografiche (vinse l'Oscar per La vita è bella di Benigni). "L'organico di questi Viaggi di Ulisse include il pianoforte, il contrabbasso, il sax, il clarinetto, il violoncello, le percussioni, la fisarmonica e la tastiera elettronica", racconta Nicola. …
Con lo spettacolo Viaggi di Ulisse, che approda domenica sera nella Cavea dell'Auditorium all'interno del Parco della Musica di Roma, Nicola Piovani crea una personale rivisitazione dell'intrepido eroe cantato da Omero "lungo un racconto dove gli strumenti musicali si concertano con voci registrate", spiega il compositore. Colmo di una meraviglia indecifrabile, che nei secoli ha saputo nutrire l'immaginario di grandi artisti (ispirando opere musicali e di arti visive, oltre che molta letteratura importante), il mito di Ulisse è giunto a stimolare, come un emblematico interrogativo esistenziale, la fantasia di Piovani, musicista celebre soprattutto per le sue colonne sonore cinematografiche (vinse l'Oscar per La vita è bella di Benigni). "L'organico di questi Viaggi di Ulisse include il pianoforte, il contrabbasso, il sax, il clarinetto, il violoncello, le percussioni, la fisarmonica e la tastiera elettronica", racconta Nicola. "I disegni sono di Milo Manara e suonano i solisti dell'orchestra Aracoeli. Io sarò al pianoforte. Nel tessuto musicale entrano le voci registrate degli attori Carlo Cecchi, Paila Pavese, Massimo Popolizio, Mariano Rigillo, Virgilio Zernitz, Chiara Baffi e Massimo Wertmuller, i quali recitano versi di James Joyce, Konstantinos Kavafis, Omero, Umberto Saba, Pindaro e Torquato Tasso. Tra le voci incise, che hanno un ruolo fondamentalmente sonoro, c'è anche quella di Joyce".
Che senso ha per lei la figura di Ulisse?
"Ne sono attratto potentemente poiché incarna la sete di conoscenza e la curiosità in senso vitale, cioè mai superficiale né intellettualistica. Per Ulisse conoscere l'uomo e il mondo è una pulsione istintiva. Ha voglia di ascoltare il canto delle Sirene, di guardare da vicino come sono fatti i Ciclopi e di varcare i limiti delle colonne d'Ercole".
Musicalmente c'è "grecità" nel suo spettacolo?
"Forse qualche elemento può arrivare dalla lezione del mio maestro greco di composizione, Manos Hadjidakis, che mi ha svelato la seduzione del canto popolare della sua terra, il suono delle voci del Pireo e il ritmo in tempi dispari cantato con naturalezza melodica in brani macedoni. Per il resto il mio linguaggio è lo stesso che uso negli altri concerti e in cinema. Il linguaggio dell'oggi, per me, equivale alla simultaneità dei tanti linguaggi musicali che convivono nella nostra contemporaneità. Chiunque di noi, volente o nolente, ascolta musica pop, classica, jazz, rap... Sperimentalismo e banalismo viaggiano a braccetto nelle orecchie dell'ascoltatore del Duemila".
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Crede di avere uno stile musicale riconoscibile?
"Non credo, o almeno non so dirlo. Da molti anni ho fatto mio il monito di Eduardo De Filippo: 'Cerca la vita e troverai lo stile. Cerca lo stile e troverai la morte'. Viviamo in tempi in cui la ricerca dello stile è quasi ossessiva e in cui si confonde spesso l'arte con la moda".
Come ha scelto i versi inseriti nella partitura dei Viaggi di Ulisse?
"Ho seguito il filo emotivo che mi lega all'eternità di questo mito. L'opera si apre e si chiude con due grandi poeti del Novecento: Kavafis e Saba. In mezzo ci sono molta Odissea e un capitoletto dedicato a Molly Bloom, la Penelope di Joyce, tradotta da Armando Pugliese in napoletano, lingua che rende bene il flusso di pensiero senza punteggiature del monologo rapinoso di Molly".
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Qual è il rapporto tra il Piovani teatrale e quello cinematografico?
"Una delle doti della buona musica da film sta nel lavorare in punta di piedi e nel non essere invasiva nei confronti del dialogo, non mostrandosi troppo come elemento stilistico e non distraendoci dall'azione, salvo in sequenze particolari, eccezionali. Invece in teatro la musica si mostra come un elemento di rappresentazione e sta sulla ribalta come i costumi, i trucchi e i cambi di scena a vista. Gli elementi della rappresentazione non sono nascosti, ma esibiti come fattori narranti. Per intendersi: nel cinema i riflettori che illuminano sono fuori scena, e se appaiono sullo schermo è un errore plateale, mentre in teatro sono spesso in bella vista e aiutano a seguire la rappresentazione".
Lei è stato nominato di recente accademico di Santa Cecilia, entrando così in una storica istituzione "classica". Pensa che la musica scritta per il cinema, la cosiddetta musica "applicata" come la definiva il suo amico Ennio Morricone, abbia lo stesso peso culturale di quella che si esegue nelle più nobili sale da concerto?
"Ho accolto la notizia della mia elezione nel gruppo prestigioso degli accademici ceciliani con gioia e orgoglio, e non senza un po' di soggezione. Comunque sono convinto che la dignità della musica non dipenda dall'austerità del contesto. Alcune partiture composte per il cinema hanno una grande dignità artistica e certamente non solo artigianale. Faccio un esempio: le musiche scritte da Alessandro Cicognini per film tragici e comici, da Ladri di biciclette a La banda degli onesti. Ci sono invece opere di autori molto blasonati e celebrati nelle stagioni concertistiche degli anni Settanta e Ottanta che di dignità ne avevano ben poca".
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In che modo il musicista Piovani ha vissuto il tempo dei teatri chiusi?
"Ho scritto musiche per tre film, uno con la regia di Charline Bourgeois, un altro di Sergio Rubini e il terzo di Paolo Taviani. Adesso che i teatri sono aperti mi voglio dedicare molto a suonare dal vivo, in concerti e in produzioni teatrali vecchie e nuove. In questo mese di luglio e poi in agosto, e fino a inizio ottobre, sarò in tournée in bellissimi spazi all'aperto di varie località italiane con i miei spettacoli Note a margine e La musica è pericolosa. In gennaio finalmente, dopo tanti rinvii, debutterà al Teatro Verdi di Trieste la mia nuova opera Amorosa presenza, finita di scrivere durante il lockdown".
Ha dichiarato di essere stato colpito duramente dal Covid.
"Mi sono ammalato e sono stato ricoverato per cinque settimane in ospedale, in isolamento. Ho visto in pericolo la mia sopravvivenza e sono uscito da quell'esperienza con un accresciuto rispetto per la preziosità della vita, sia la mia che quella del prossimo. E anche per la preziosità del tempo, che non va sprecato dietro alle fesserie delle mode del pensiero. Durante il primo lockdown ho scritto molto, in clausura domestica. Poi sono passato alla clausura ospedaliera. Per me è finita bene. Ora, ringraziando il cielo, sono felice di tornare a suonare nel magnifico Auditorium di Renzo Piano".