Marisa Monte, il ritorno con 'Portas': "Felice di essere una donna nel Brasile di oggi"
di Carlo Moretti , di Carlo MorettiUn album solare per tempi cupi. Con questo suo nuovo lavoro intitolato Portas, Marisa Monte torna a far ascoltare la sua splendida voce. Sono passati dieci anni dal precedente disco di inediti di questa straordinaria cantautrice, una delle artiste più importanti della musica brasiliana contemporanea, ma dopo O que você quer saber de verdade del 2011 Marisa Monte non è rimasta inattiva, a cominciare dalla collaborazione con il progetto parallelo dei Tribalistas, il trio con Arnaldo Antunes e Carlinhos Brown con il quale ha realizzato nel 2018 un nuovo disco, seguito da un tour e da un album dal vivo.
'Portas' è un album pieno di luce e di speranza.
“Credo che la tranquillità di questi brani dipenda dalla mia ricerca personale, dal lavoro che cerco di fare su me stessa. La prima cosa è riuscire a parlare con se stessi, e se riesco a farlo quando sono da sola allora sono anche capace di parlare con gli altri. Non solo, credo che se…
Un album solare per tempi cupi. Con questo suo nuovo lavoro intitolato Portas, Marisa Monte torna a far ascoltare la sua splendida voce. Sono passati dieci anni dal precedente disco di inediti di questa straordinaria cantautrice, una delle artiste più importanti della musica brasiliana contemporanea, ma dopo O que você quer saber de verdade del 2011 Marisa Monte non è rimasta inattiva, a cominciare dalla collaborazione con il progetto parallelo dei Tribalistas, il trio con Arnaldo Antunes e Carlinhos Brown con il quale ha realizzato nel 2018 un nuovo disco, seguito da un tour e da un album dal vivo.
'Portas' è un album pieno di luce e di speranza.
“Credo che la tranquillità di questi brani dipenda dalla mia ricerca personale, dal lavoro che cerco di fare su me stessa. La prima cosa è riuscire a parlare con se stessi, e se riesco a farlo quando sono da sola allora sono anche capace di parlare con gli altri. Non solo, credo che se riusciamo a essere in sintonia con noi stessi allora lo siamo con tutta la natura: nel brano A linguas dos animais parlo di comunicazione non verbale, una comunicazione più sottile con il mondo, perché anche gli animali possono comunicare con noi”.
Canzoni positive, in netta contraddizione con questi tempi pieni di angoscia.
“Quando ho cominciato a raccogliere i brani dell’album, perché ne avevo molti di più del necessario, oltre che la ricerca dell’equilibrio interno ho scelto quelle che avevano i messaggi che mi mancavano nel mondo. Viviamo un momento molto negativo, pessimista, drammatico, con molta angoscia e paura, tutti si lamentano e io non volevo offrire un altro lamento ma un messaggio di speranza e di cura. Il mio campo è l’arte, il mio contributo politico è questo”.
Cosa riesce a darle speranza?
“Ho guardato nel passato e in confronto a ciò che avveniva cent'anni fa possiamo apprezzare i progressi fatti: non sempre l’evoluzione è una linea diretta, ci sono resistenze e reazioni conservatrici per questo dobbiamo stare attenti, ma oggi per tutte le minoranze la vita è molto migliorata. Sono felice di essere una donna nel Brasile di oggi, avevo una nonna che aveva una voce bellissima ma ai suoi tempi proprio perché donna non sarebbe mai potuta diventare una cantante. C’è stato uno sviluppo, un movimento lento ma progressivo, per questo dobbiamo essere positivi, continuare ad affermare valori come la democrazia, l’arte, l’educazione, l’immaginazione”.
A quali porte si riferisce il titolo dell’album?
“E’ un simbolo per le scelte, i dubbi, le divisioni, le opportunità, sono porte esterne ma anche interne, che possono essere aperte per illuminare la nostra anima. Volevo offrire la musica come una medicina, l’arte è una porta verso un’esistenza più ludica. La mia esistenza in questo momento è poetica, amorosa, non rispondo ai problemi con più rabbia, c’è bisogno di sollievo, per tutti”.
Ha atteso 10 anni per pubblicare le nuove canzoni.
“Dopo il mio precedente disco non mi sono mai fermata, sono stata due anni in tournée in Brasile, poi in Europa e Stati Uniti, poi ci sono stati i lavori con altri: con Paulinho da Viola, uno dei maestri della musica brasiliana, il “Samba noise” al BAM di New York con Arto Lindsay e Riuychi Sakamoto e poi di nuovo i Tribalistas. Più di recente ho prodotto l’album di Cézar Mendes. Insomma non sono stata inattiva, e poi la mia idea era di registrare e uscire l’anno scorso ma è scoppiata la pandemia”.
Sembra che in Brasile non sia stata gestita al meglio.
“Bolsonaro è stato sin dal primo momento un negazionista, la persona sbagliata nel momento più difficile, una crisi che si è sovrapposta alla crisi. Non lo dico io, ci sono i numeri a dimostrarlo, la performance del Brasile per contrastare la pandemia è stata terribile. Il presidente non si è fidato della scienza, non ha seguito il consiglio degli esperti e così facendo ha soltanto contribuito a peggiorare la situazione. Ora le cose vanno meglio perché la vaccinazione va avanti, si calcola che entro la fine di ottobre tutti i maggiorenni saranno vaccinati. Forse a novembre si potrà tornare sul palco”.