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Amara e un po' confusa, l'altra America di Prince

(afp)
È uscito il disco inedito 'Welcome 2 America' registrato nel 2010
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Era il 2010, Prince non era nel periodo migliore della sua carriera, era alla ricerca di qualcosa di nuovo, produceva moltissima musica, molta dal vivo e moltissima nei suoi studi di registrazione al Paisley Park di Minneapolis. Alcuni progetti vedevano la luce su disco, altri erano solo online, un album pubblicato nel luglio di quello stesso anno, 20Ten, addirittura non ebbe altra distribuzione che con alcuni quotidiani, europei. Ma moltissima altra musica non trovava una sua strada per arrivare al pubblico, il rapporto che Prince aveva con l’industria discografica, con le piattaforme digitali, con la TV e le radio, era conflittuale, difficile e gli creava infiniti problemi, non solo ideologici, mercantili e finanziari, ma anche e soprattutto creativi.


Nonostante questo creava, scriveva, suonava, registrava, costantemente, caparbiamente, cercando di capire cosa stava accadendo alla musica ma anche, con occhi ben lucidi, cosa stava accadendo al suo Paese, agli Stati Uniti D&rs…

Era il 2010, Prince non era nel periodo migliore della sua carriera, era alla ricerca di qualcosa di nuovo, produceva moltissima musica, molta dal vivo e moltissima nei suoi studi di registrazione al Paisley Park di Minneapolis. Alcuni progetti vedevano la luce su disco, altri erano solo online, un album pubblicato nel luglio di quello stesso anno, 20Ten, addirittura non ebbe altra distribuzione che con alcuni quotidiani, europei. Ma moltissima altra musica non trovava una sua strada per arrivare al pubblico, il rapporto che Prince aveva con l’industria discografica, con le piattaforme digitali, con la TV e le radio, era conflittuale, difficile e gli creava infiniti problemi, non solo ideologici, mercantili e finanziari, ma anche e soprattutto creativi.


Nonostante questo creava, scriveva, suonava, registrava, costantemente, caparbiamente, cercando di capire cosa stava accadendo alla musica ma anche, con occhi ben lucidi, cosa stava accadendo al suo Paese, agli Stati Uniti D’America. E così, in questa ricerca aveva realizzato un album, Welcome 2 America, che metteva insieme i due spicchi della mela, quello della ricerca di un centro musicale attorno al quale muoversi, e quella dello dello sguardo critico verso il suo Paese. Prince aveva intitolato allo stesso modo il tour che stava per intraprendere e aveva anche presentato un brano, Hot summer, in una radio il giorno del suo compleanno. Poi, seguendo le sue personalissime tensioni, aveva abbandonato il progetto della pubblicazione, anche se molti brani del mancato album li avrebbe comunque proposti nei concerti dal vivo che comunque tenne nel Welcome 2 America tour.


Oggi, a dieci anni dalla registrazione e sei anni dopo la sua scomparsa, gli eredi di Prince hanno deciso di pubblicare l’album, il primo disco di inediti dal 2016. Forse non sapremo mai i motivi che spinsero Prince a lasciare Welcome 2 America nel suo archivio assieme a decine e decine di altri brani, ma l’ascolto è in qualche modo illuminante. L’album è un perfetto esempio delle migliori doti di Prince e certamente una delle migliori cose che l’artista abbia realizzato in quegli anni, ma risente allo stesso tempo dell’incapacità di Prince di vivere fino in fondo i cambiamenti in atto, di essere in sintonia con il suo tempo.

Del resto lo dichiara apertamente nel testo di Welcome 2 America, uno dei testi più amari e forti del suo intero repertorio, una fotografia impietosa e lucidissima dello “stato delle cose” negli Stati Uniti e, più in generale, nel mondo. Un mondo in cui non era a suo agio, così come non lo era nella musica (“pensate che la musica di oggi resterà?”, si chiede nel brano). E allora tanto vale tentare, fare cose diverse, di certo non un album con un filo conduttore, ma una serie di tentativi, a volte geniali a volte meno, e metterle insieme in una collezione di dodici brani con atmosfere molto diverse, dal funk all’r’n’b, dal rock al pop più immediato e semplice, una serie di ipotesi, senza nessuna scelta. Welcome 2 America ha alcuni momenti di splendore assoluto, come la title track o la conclusiva One day we will all b free, o il raffinatissimo soul funk di Born 2 die con i suoi evidenti richiami a Curtis Mayfield, ma si perde in mille rivoli, senza trovare mai davvero un centro. C’è tutto Prince, comunque, in una collezione tra le migliori degli ultimi anni della sua produzione.