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La classifica dei videoclip più belli della storia: così Mtv ha cambiato la musica

Quarant'anni fa nasceva l'emittente, per l'occasione Rolling Stone ha stilato una lista dei video più significativi. Con qualche sorpresa
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E’ Formation di Beyoncé il miglior videoclip di tutti i tempi, secondo la speciale classifica fatta dal giornale americano Rolling Stone. Il clip della star afroamericana, uscito nel 2016 e diretto da Melina Matsoukas, è il primo della Top 100 dei migliori videoclip della storia, superando clip del calibro di Thriller di Michael Jackson, Kiss di Prince. Al secondo posto c’è Johnny Cash con Hurt, al terzo Madonna con Vogue, al quarto Childish Gambino con This is America e al quinto i New Order di The Perfect Kiss.

La lista è stata stilata per celebrare lo storico compleanno di Mtv che il 1 agosto ha compiuto 40 anni, una storia ormai lunghissima, che ha rivoluzionato completamente il modo di pensare e fruire la musica. Non solo ha trasformato le canzoni in qualcosa da “vedere” oltre che da ascoltare, ma è stata anche la prima forma di fruizione “gratuita” di un contenuto originale, non disponibile in commercio. Una…

E’ Formation di Beyoncé il miglior videoclip di tutti i tempi, secondo la speciale classifica fatta dal giornale americano Rolling Stone. Il clip della star afroamericana, uscito nel 2016 e diretto da Melina Matsoukas, è il primo della Top 100 dei migliori videoclip della storia, superando clip del calibro di Thriller di Michael Jackson, Kiss di Prince. Al secondo posto c’è Johnny Cash con Hurt, al terzo Madonna con Vogue, al quarto Childish Gambino con This is America e al quinto i New Order di The Perfect Kiss.

La lista è stata stilata per celebrare lo storico compleanno di Mtv che il 1 agosto ha compiuto 40 anni, una storia ormai lunghissima, che ha rivoluzionato completamente il modo di pensare e fruire la musica. Non solo ha trasformato le canzoni in qualcosa da “vedere” oltre che da ascoltare, ma è stata anche la prima forma di fruizione “gratuita” di un contenuto originale, non disponibile in commercio. Una rivoluzione che aprì le porte all’era dei new romantics, alla generazione del pop elettronico, alla seconda “british invasion”, è passata per kolossal che costano milioni e ha portato fino ad oggi, con i video fatti con i cellulari su YouTube.

Michael Jackson in 'Thriller'. Nella foto in alto, Beyoncè nel videoclip di 'Formation' 

Mtv ha cambiato buona parte del mercato, con punte artisticamente altissime così come bassezze inaccettabili, ha facilitato la nascita e lo sviluppo di alcuni generi, ha letteralmente creato delle star e con i suoi programmi anche dei fenomeni culturali. Oggi, dall’avvento di YouTube in poi, i video sono migrati in rete, anche su piattaforme dedicate, come Vevo, e una intera generazione di artisti indipendenti li ha utilizzati per promuovere la propria musica saltando tutte le regole del gioco, rivoluzionando letteralmente il mercato, anche in Italia.

Childish Gambino in 'This is America' 

“I want my Mtv” non era solo uno slogan promozionale ma una realtà: un paio di generazioni hanno voluto la loro Mtv e sono cresciute con qualcosa che non era una radio e nemmeno una televisione normale, non aveva programmi, trasmetteva solo musica e soltanto per un pubblico di adolescenti e giovani. Mtv ha cambiato la musica, ma anche la televisione, costringendo anche le tv generaliste a fare i conti non solo con la videomusica, ma con un modo di fare tv completamente diverso, con i “vj” al posto dei conduttori, il flusso invece del palinsesto, la musica come storytelling a 360 gradi. E interi pezzi di musica popolare, dal grunge all’hip hop, devono molto all’emittente, che peraltro è stata la prima emittente musicale planetaria, omogeneizzando non poco i gusti dei giovani da una parte all’altra del pianeta. Oggi Mtv è altro da quel che era quaranta anni fa, la musica c’è ancora ma è, soprattutto negli Usa, del tutto marginale, mentre i video non hanno perso nulla della loro importanza, della loro centralità, basti pensare ad esempio al fenomeno del K-Pop, o all’avvento di star come Beyoncé, che non pensano ai clip come a strumenti promozionali, ma come parte integrante del loro essere artisti.

Madonna in bianco e nero nel video di 'Vogue' 

La lista di Rolling Stone è assolutamente discutibile: nei primi venti clip, tanto per dire, non c’è il superelaborato e iconico Thriller di Michael Jackson, o l’essenzialissimo e intenso Nothin’ compares to you di Sinead O’Connor ma, come ci insegna Nick Hornby, di liste è piena la vita di ognuno di noi e sono tutte, ovviamente, diverse. Di sicuro alcuni dei clip che sono in cima alla classifica sono letteralmente passati alla storia, come Sledgehammer di Peter Gabriel, ottavo, o Smell like a teen spirit dei Nirvana, tredicesimo, Michael Jackson c’è ma con Billie Jean, decimo, Prince anche con Kiss, diciottesimo. Non potevano mancare i Duran Duran, con Hungry like a wolf, ma non ci sono gli Spandau Ballet, mentre Beyoncé c’è anche una seconda volta, al dodicesimo posto con Single Ladies.

Formation, che secondo i critici di Rolling Stone merita il primo posto, è un clip di grandissimo impatto, politico oltre che visuale e musicale, in cui la star afroamericana punta mostrare la condizione dei neri nel Sud, la storia dello schiavismo e la violenza odierna, soprattutto in una scena nella quale appaiono dei poliziotti che alzano le mani davanti a un ragazzino che balla davanti a loro, una scritta “Stop shooting us”, smettete di spararci addosso, e quindi Beyoncé stesa sul tettuccio di una macchina della polizia che affonda in una New Orleans coperta dall’acqua dopo l’uragano Katrina. “Volevo mostrare cos’è il popolo nero”, ha detto Melina Matsoukas, “noi trionfiamo, soffriamo, affondiamo, veniamo picchiati, balliamo, mangiamo, e siamo ancora qui”.