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I giovani leoni del rinascimento rock: Greta Van Fleet, Måneskin & co., il rock graffia ancora

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Dietro a Greta Van Fleet e ai nostri Måneskin c’è un’intera generazione di nuovi protagonisti che seguono le orme di maestri come Led Zeppelin e Ac/Dc
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Artificiali o autentici? Il solito vecchio manierismo o una nuova ribellione a colpi di riff di chitarre distorte e voci graffiate? Greta Van Fleet, Nothing But Thieves, Bring Me The Horizon e - ultimi solo in ordine di apparizione sulle scene internazionali - i 'nostri' Måneskin: il rock classico torna in cima alle classifiche (di streaming), guidato da band di giovani o giovanissimi. Quasi un armistizio inter-generazionale: la musica dei padri (e dei nonni) che diventa il veicolo di espressione privilegiata della vita dei figli. Che scelgono stilemi e suoni "antichi" per mettere in piedi la colonna sonora degli anni Venti del nuovo millennio. Anni Venti che vogliono aperti, tolleranti, senza confini né barriere.

E se le classifiche parlano chiaro - la cover di Beggin' fatta dai Måneskin è una canzone da 350 milioni di ascolti su Spotify e da una cifra simile di visualizz…

Artificiali o autentici? Il solito vecchio manierismo o una nuova ribellione a colpi di riff di chitarre distorte e voci graffiate? Greta Van Fleet, Nothing But Thieves, Bring Me The Horizon e - ultimi solo in ordine di apparizione sulle scene internazionali - i 'nostri' Måneskin: il rock classico torna in cima alle classifiche (di streaming), guidato da band di giovani o giovanissimi. Quasi un armistizio inter-generazionale: la musica dei padri (e dei nonni) che diventa il veicolo di espressione privilegiata della vita dei figli. Che scelgono stilemi e suoni "antichi" per mettere in piedi la colonna sonora degli anni Venti del nuovo millennio. Anni Venti che vogliono aperti, tolleranti, senza confini né barriere.

E se le classifiche parlano chiaro - la cover di Beggin' fatta dai Måneskin è una canzone da 350 milioni di ascolti su Spotify e da una cifra simile di visualizzazioni su YouTube - meno univoci sono i giudizi che la critica internazionale dà a questo 'rinascimento rock'. Dall'apprezzamento di chi considera queste band come ultimi paladini del rock ai dubbi di chi vede solo la pedissequa riproposizione di modelli già definiti. "Come è possibile che una canzone così terribile e offensiva come la loro versione del capolavoro dei Four Seasons sia in testa alle classifiche?", si chiede, riferendosi alla band romana, Chris DeVille di Stereogum, uno dei siti di critica musicale più seguiti, aggiungendo subito dopo, lapidario: "Meglio la morte del rock che questa roba". Non deve pensarla così uno degli ultimi cardinali del rock in circolazione, sua altezza Iggy Pop, che è apparso in una storia Instagram del gruppo di Damiano suggerendo ai fan l'impensabile: una collaborazione sull'asse Roma-Detroit da cui è nato il I wanna be your slave, quasi 30 milioni di visualizzazioni su YouTube in pochi giorno, sono così passati dalla cronaca alla storia.

Iggy Pop e i Maneskin insieme su Instagram: l'incontro che fa sognare i fan


Di sicuro c'è un fatto: dietro il successo di queste band c'è un bel pezzo di industria culturale che si muove per mettere in profitto i frutti della 'retromania'. Riviste specializzate, centinaia di siti dedicati, major discografiche che non vedono l'ora di poter presentare gli eredi di questo o quell'altro monumento della storia della musica popolare. Un sistema che si rivolge ad un pubblico vastissimo: dai nostalgici delle sonorità del Novecento ai giovanissimi che fruiscono della musica sulle piattaforme social nelle quali 'vivono', da TikTok a Instagram. E che ha un volano decisivo nel grande successo sia dei talent show televisivi, il cui processo di selezione per arrivare al vincitore si basa proprio su quelle sonorità, che dei grandi festival internazionali (certo, sospesi nell'era Covid) in cui la fanno ancora da padrone le band che basano il loro suono su chitarra, basso e batteria. In questo contesto pro e contro, giudizi positivi o negativi fanno parte del gioco e vanno tutti nella stessa direzione: basta che se ne parli, basta che la gente ascolti, basta che ci sia uno streaming in più.

Greta Van Fleet 
Ma la new wave del classic rock non è solo Måneskin o Greta Van Fleet. Basta scorrere i titoli di alcune compilation uscite negli ultimi mesi che cercano di mettere ordine in questo liquido e convulso fenomeno musicale. Su tutte, la didascalica, sin dal titolo, The official new wave of classic rock, disponibile dalla metà di luglio. L'atlante di un continente in via di formazione.

Rival Sons 

Si va dai Rival Sons alle Larkin Poe, dai Dorothy ai Thunderpussy. L'epicentro? Il suono di chitarra, caldo e abrasivo, Jimmy Page come il Dio da venerare. E se i riferimenti musicali sono tutti sull'orlo dell'ovvio - dai Rolling Stones agli Ac/Dc - quello che cambia è il contesto in cui queste formazioni si muovono. Molto spesso nate nell'era di Trump e del sovranismo di risulta, molto spesso critiche contro ogni forma di chiusura sociale, molto spesso su posizioni progressiste. Il vecchio rock che anima una nuova e aperta visione del mondo.

Thunderpussy 
E poi non c'è solo l'eterno ritorno ai Led Zeppelin. C'è un universo in espansione oltre il rock classico e che dalla lezioni dei padri trae insegnamenti e suggestioni. Le nuove scene delle capitali europee e delle città statunitensi sono molto spesso quanto di più avanguardistico in circolazione. Basta farsi un giro, anche solo virtuale, nel suono della nuova Londra (e se non ci si accontenta del virtuale, di quel suono che sarà al centro dell'edizione 2021 del Todays Festival, a Torino dal 26 al 29 agosto): Black Midi, Black Country New Road, Dry Cleaning, Squid, Shame. Qui il rock si contamina, perde se stesso, diventa altro. Va via dai binari sicuri di Greta Van Fleet e sodali. Travalica i confini e si smarrisce nelle altre province musicali. Perché per essere classico, fedele a se stesso, il rock non dovrebbe mai tralasciare il suo compito: la capacità di immaginare mondi musicali nuovi, terre promesse ancora sconosciute da cantare.