I giovani leoni del rinascimento rock: Greta Van Fleet, Måneskin & co., il rock graffia ancora
di Carmine Saviano , di Carmine SavianoArtificiali o autentici? Il solito vecchio manierismo o una nuova ribellione a colpi di riff di chitarre distorte e voci graffiate? Greta Van Fleet, Nothing But Thieves, Bring Me The Horizon e - ultimi solo in ordine di apparizione sulle scene internazionali - i 'nostri' Måneskin: il rock classico torna in cima alle classifiche (di streaming), guidato da band di giovani o giovanissimi. Quasi un armistizio inter-generazionale: la musica dei padri (e dei nonni) che diventa il veicolo di espressione privilegiata della vita dei figli. Che scelgono stilemi e suoni "antichi" per mettere in piedi la colonna sonora degli anni Venti del nuovo millennio. Anni Venti che vogliono aperti, tolleranti, senza confini né barriere.
Artificiali o autentici? Il solito vecchio manierismo o una nuova ribellione a colpi di riff di chitarre distorte e voci graffiate? Greta Van Fleet, Nothing But Thieves, Bring Me The Horizon e - ultimi solo in ordine di apparizione sulle scene internazionali - i 'nostri' Måneskin: il rock classico torna in cima alle classifiche (di streaming), guidato da band di giovani o giovanissimi. Quasi un armistizio inter-generazionale: la musica dei padri (e dei nonni) che diventa il veicolo di espressione privilegiata della vita dei figli. Che scelgono stilemi e suoni "antichi" per mettere in piedi la colonna sonora degli anni Venti del nuovo millennio. Anni Venti che vogliono aperti, tolleranti, senza confini né barriere.
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Di sicuro c'è un fatto: dietro il successo di queste band c'è un bel pezzo di industria culturale che si muove per mettere in profitto i frutti della 'retromania'. Riviste specializzate, centinaia di siti dedicati, major discografiche che non vedono l'ora di poter presentare gli eredi di questo o quell'altro monumento della storia della musica popolare. Un sistema che si rivolge ad un pubblico vastissimo: dai nostalgici delle sonorità del Novecento ai giovanissimi che fruiscono della musica sulle piattaforme social nelle quali 'vivono', da TikTok a Instagram. E che ha un volano decisivo nel grande successo sia dei talent show televisivi, il cui processo di selezione per arrivare al vincitore si basa proprio su quelle sonorità, che dei grandi festival internazionali (certo, sospesi nell'era Covid) in cui la fanno ancora da padrone le band che basano il loro suono su chitarra, basso e batteria. In questo contesto pro e contro, giudizi positivi o negativi fanno parte del gioco e vanno tutti nella stessa direzione: basta che se ne parli, basta che la gente ascolti, basta che ci sia uno streaming in più.
Si va dai Rival Sons alle Larkin Poe, dai Dorothy ai Thunderpussy. L'epicentro? Il suono di chitarra, caldo e abrasivo, Jimmy Page come il Dio da venerare. E se i riferimenti musicali sono tutti sull'orlo dell'ovvio - dai Rolling Stones agli Ac/Dc - quello che cambia è il contesto in cui queste formazioni si muovono. Molto spesso nate nell'era di Trump e del sovranismo di risulta, molto spesso critiche contro ogni forma di chiusura sociale, molto spesso su posizioni progressiste. Il vecchio rock che anima una nuova e aperta visione del mondo.