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(ansa)

Charlie Watts, in morte di un batterista jazz diventato il battito dei Rolling Stones

Da sempre defilato, esempio di eleganza, il musicista aveva uno stile percussivo unico: celebre il suo tocco pulito, marchio di fabbrica della band di Mick Jagger
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C’è una pietra che non rotola più, quella di Charlie Watts, glorioso e storico batterista dei Rolling Stones, una pietra che è è stata fondamentale nella storia del rock oltre che in quella della longeva e inarrestabile band della musica britannica. Sulla sua pietra si è costruito il monumento degli Stones, sulla suo ritmo Keith Richards ha costruito uno stile chitarristico originale, attorno al suo suono la band di Jagger ha fatto in modo di far rotolare un intero universo di canzoni, di ballate, di rock e blues, di pop e reggae.

Creativo e infaticabile, Watts era un batterista “vecchio stampo”, di quelli cresciuti alla scuola del jazz e del blues per la quale fare “troppo” era inutile e l’essenziale era molto di più. Lui, assieme non a caso a Ringo Starr, è stato il grande “padre” di una generazione di ‘drummers’ che prendevano un ruolo di primo piano nelle band del rock, do…

C’è una pietra che non rotola più, quella di Charlie Watts, glorioso e storico batterista dei Rolling Stones, una pietra che è è stata fondamentale nella storia del rock oltre che in quella della longeva e inarrestabile band della musica britannica. Sulla sua pietra si è costruito il monumento degli Stones, sulla suo ritmo Keith Richards ha costruito uno stile chitarristico originale, attorno al suo suono la band di Jagger ha fatto in modo di far rotolare un intero universo di canzoni, di ballate, di rock e blues, di pop e reggae.

Creativo e infaticabile, Watts era un batterista “vecchio stampo”, di quelli cresciuti alla scuola del jazz e del blues per la quale fare “troppo” era inutile e l’essenziale era molto di più. Lui, assieme non a caso a Ringo Starr, è stato il grande “padre” di una generazione di ‘drummers’ che prendevano un ruolo di primo piano nelle band del rock, dopo anni di orchestre in cui i batteristi erano nascosti o di formazioni pop dove l’attenzione la prendeva solo il cantante.

Lui, invece, era “uno dei cinque”, magari non quello più in vista, ma importante come gli altri, in grado di determinare l’andamento dell’intera band, di stabilirne la velocità e la potenza, al punto che il chitarrista, come abbiamo detto, più che il bassista, faceva affidamento su di lui per poter suonare senza lasciare "buchi" nella tessitura sonora e per tirare avanti il motore del gruppo. Watts era elegante, soffice, non aveva bisogno di fare “rumore” per farsi notare, non era un divo come Ringo, non era un funambolo come Keith Moon, non era un picchiatore come John Bonham, non era un creativo come Ginger Baker, non era un’improvvisatore come Mitch Mitchell, ma era il più elegante, raffinato, preciso, e soprattutto il più “accessibile” e imitabile per i batteristi della prima generazione tra il beat e il blues, che lo presero spessissimo a modello. Il jazz restava, persino nel rutilante mondo degli Stones, il suo amore più grande, al blues era arrivato dopo, lo aveva scoperto e amato strada facendo, mentre il jazz era sempre, è sempre, rimasto nel suo cuore fino alla fine.

Certo, sembrava quasi “fuori posto” tra i trasgressivi Stones, era pacato, tranquillo, spostato con una sola moglie per tutta la vita, ma non si è fatto mancare eccessi e vizi, ha abusato di alcol a lungo, ha avuto un periodo drammatico di dipendenza da eroina, non è stato lontano, insomma, dallo stile di vita al limite del possibile praticato dagli altri componenti della band. Ma è stato soprattutto un grandissimo musicista jazz, amante di Charlie Parker e del be bop, devoto seguace dei grandi della batteria come Max Roach e Elvin Jones, grande bandleader di orchestra, quintetti, tentetti, formazioni varie, che gli hanno permesso di continuare a vivere nella musica anche quando gli Stones smettevano di rotolare. Non è mai stato un divo, nonostante sia stato uno dei più grandi batteristi della storia del rock e abbia militato nella rock’n’roll band più famosa del mondo. Chi altri ne sarebbe stato capace?