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Righeira: “Sognavamo di essere come Paoli e Di Capri”

Il 1983 è stato l'anno d'oro del duo torinese di Stefano Righi (Johnson Righeira) e Stefano Rota (Michael Righeira). Ma, dopo i tormentoni di 'Vamos a la playa' e 'No tengo dinero' e la difficile separazione, l'estate non sembra finita. Anzi, potrebbe esserci una grossa sorpresaesa...
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L’estate secondo i Righeira nel 1983 non era perfetta, c’era un vento radioattivo a spettinare i capelli, ad abbronzare il corpo non era il sole ma le radiazioni atomiche, c’erano mutanti che si combattevano sui surf, perché “la bomba” era esplosa e il mondo non era più lo stesso. Eppure Vamos a la playa fu il singolo di maggior successo di quell’estate, anzi secondo molti il dizionario Zanichelli inserì la parola “tormentone” in quell’anno proprio per colpa loro. E con ragione, visto il seguito con No tengo dinero e L’estate sta finendo, che hanno permesso a Stefano Righi (Johnson Righeira) e Stefano Rota (Michael Righeira) di diventare eternamente estivi come Edoardo Vianello. Oggi il duo non c’è più, a meno di colpi di scena durante lo show Arena Suzuki ’60 ’70 ’80 che Amadeus presenterà all’Arena di Verona il 12 e il 14 settembre. Intanto Rota fa il p…

L’estate secondo i Righeira nel 1983 non era perfetta, c’era un vento radioattivo a spettinare i capelli, ad abbronzare il corpo non era il sole ma le radiazioni atomiche, c’erano mutanti che si combattevano sui surf, perché “la bomba” era esplosa e il mondo non era più lo stesso. Eppure Vamos a la playa fu il singolo di maggior successo di quell’estate, anzi secondo molti il dizionario Zanichelli inserì la parola “tormentone” in quell’anno proprio per colpa loro. E con ragione, visto il seguito con No tengo dinero e L’estate sta finendo, che hanno permesso a Stefano Righi (Johnson Righeira) e Stefano Rota (Michael Righeira) di diventare eternamente estivi come Edoardo Vianello. Oggi il duo non c’è più, a meno di colpi di scena durante lo show Arena Suzuki ’60 ’70 ’80 che Amadeus presenterà all’Arena di Verona il 12 e il 14 settembre. Intanto Rota fa il produttore e l’attore, Righi si divide tra la passione per musica e quella per il vino ed è candidato consigliere comunale di Torino nella lista civica Torino Città Futura, che insieme al Partito Comunista sostiene il candidato sindaco Giusi Greta Di Cristina. Ma Vamos a la playa, da giugno a settembre, torna puntualmente a sonorizzare le nostre estati.

Righi, come le era venuto di scrivere, lei ventitreenne di Torino, una canzone come Vamos a la playa?
"E chi lo sa, ci vorrebbe uno psicologo per capirlo. Scrivere una canzone del genere in una città com'era la Torino che ho vissuto da ragazzino può sembrare strano, lo capisco. Torino non era una città che dava l'idea di essere particolarmente solare e allegra, ma proprio per questo le vacanze avevano un senso. Finita la scuola andava via il grigio, arrivava l'estate e c'era la libertà".

L'Italia dei primi anni Ottanta era ancora sotto la cappa degli anni di piombo.
"C'era chi lo chiamava 'riflusso', ma era voglia di vita, di uscire dagli schemi, di fare cose nuove. C'era voglia di fare musica, di divertirsi e io, da autarchico, volevo fare qualcosa che avesse delle radici italiane, mi piaceva l'idea del revival dei Sessanta in chiave punk. Identificavo quell'ondata del surf, dei Vianello, Di Capri con il twist, come lo stacco con la musica italiana del passato, pensavo che bisognasse partire da lì per una new wave che fosse italiana".

In salsa esotica.
"Ma sì, e anche quello da prima. Il nome Righeira me l'ero dato giocando a calcio a scuola, faceva molto Brasile, magari mi piaceva l'idea di essere oriundo, va a sapere. Tutto questo alla fine è diventata una cifra stilistica, assieme a un certo piacere per l'assurdo. Uno dei primi pezzi che metteva insieme tutto questo si chiamava Clonazione geghegè, cantavo 'voglio un figlio uguale a me per ballare il geghegè', mettevo gli anni Sessanta in un contesto post-atomico".

L'estate del dopo-bomba era cantata anche un altro tormentone dello stesso periodo, Tropicana del Gruppo Italiano.
"Sì, sono molto amico di Raffaella Riva, la cantante della band, ha disegnato il marchio della mia nuova etichetta, la Kottolengo Recordings. Eravamo totalmente in sintonia, la paura della fine all'inizio degli anni Ottanta ce l'avevamo tutti e la esorcizzavamo con il disincanto di ventenni che non avevano le preoccupazioni degli adulti, la buttavamo sull'ironia. Uscivamo da anni davvero bui e volevamo colorare il mondo, anche se le tensioni nel Paese erano ancora fortissime. E poi ci piaceva l'immaginario futuribile, fantascientifico, un po' Blade Runner e un po' fumettistico. Il nostro era un linguaggio postmoderno ma declinato in chiave pop".

Come scrisse la canzone?
"È una domanda alla quale è impossibile rispondere, perché se sapessi come ho fatto ne farei delle altre! Mettevo insieme il twist, l'elettronica, il punk, sognavo di scrivere qualcosa come Sapore di sale di Paoli o Saint Tropez twist, ma non sapevo come".

Eppure c'è riuscito, visto che quasi quaranta anni dopo la sua canzone è ancora 'gettonatissima'.
"Sì, e mi sembra bellissimo. Già al ventennale mi ero meravigliato della capacità della canzone di vivere per conto proprio. Ma quelle fortunate sono veramente come dei figli, a un certo punto imparano a camminare e vanno avanti da sole, con le proprie gambe. Magari i ragazzi di oggi non sanno chi sono i Righeira, ma la canzone la conoscono eccome. È la forza degli evergreen, la gente alla fine non sa più chi li ha scritti o cantati".

L'estate è rimasta al centro dl suo mondo, dunque?
"L'estate era fino a due anni fa il periodo di massima intensità del mio lavoro, quello in cui la formica prepara l'inverno, quindi in realtà per me luglio e agosto sono normalissimi mesi di lavoro. Io ho vissuto la mia vita in mezzo ai locali, ai club, alle discoteche, ma da due anni ovviamente tutto è fermo, e non si sa come andrà. Quando riprenderà magari non sarà come prima e della vecchia normalità probabilmente nemmeno ci ricorderemo. Ma, al di là della curiosità di capire come andrà, non vedo l'ora che finisca questo terribile periodo e che ricominci, finalmente, l'estate".

E ora?
"Tanti anni fa c’è stata la separazione del duo ma io ho rimesso in piedi la baracca, ho rifatto le basi delle canzoni con la mia voce e dato spazio ad altri interessi. A un certo punto mi sono trovato a un bivio e ho preso un'altra direzione: ho affittato una casetta nel Canavese, a trenta chilometri da Torino, zona di castelli e di laghi, e sono rimasto lì. Ho aperto la mia etichetta "dance oriented", durante il lockdown, il che la dice lunga sulla mia follia. Ma ho anche preso una vigna, che mi coinvolge tantissimo. Così ho un etichetta underground e una vigna underground, entrerò nel mondo del vino come sono entrato in quello della musica".

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