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Valeria Rossi: "Cantavo 'sole cuore amore' adesso lavoro nell’ufficio anagrafe"

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L'estate del 2001 è stata segnata dal brano che aveva messo in fila le rime più ovvie trasformate in un tormentone. "Successe tutto insieme, il disco lo avevamo fatto uscire in primavera e all'improvviso letteralmente esplose"
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A guardarla oggi è facile dire che fu l'ultima estate di un'era. Il mondo, dopo quell'estate, cambiò in maniera radicale, ma nessuno davvero ne aveva la percezione in quei caldi mesi del 2001. Era l'ultima estate con la lira in tasca, quella del G8 di Genova, e a settembre il crollo delle Torri Gemelle avrebbe portato con sé anche molti sogni e speranze, aprendo una lunghissima epoca di guerre e tensioni. Eravamo talmente ignari che da giugno cantavamo una canzone che all'improvviso era arrivata in classifica, recitando un mantra imbattibile, fatto di sole Tre parole, come diceva il titolo: "sole, cuore, amore". A farcela cantare era stata Valeria Rossi, che con disarmante semplicità aveva messo in fila le rime più ovvie della canzone italiana e le aveva trasformate in un tormentone al quale era impossibile sfuggire. Fu la seconda canzone più venduta dell'anno, dietro a Can't get you out of my head di Kyli…

A guardarla oggi è facile dire che fu l'ultima estate di un'era. Il mondo, dopo quell'estate, cambiò in maniera radicale, ma nessuno davvero ne aveva la percezione in quei caldi mesi del 2001. Era l'ultima estate con la lira in tasca, quella del G8 di Genova, e a settembre il crollo delle Torri Gemelle avrebbe portato con sé anche molti sogni e speranze, aprendo una lunghissima epoca di guerre e tensioni. Eravamo talmente ignari che da giugno cantavamo una canzone che all'improvviso era arrivata in classifica, recitando un mantra imbattibile, fatto di sole Tre parole, come diceva il titolo: "sole, cuore, amore". A farcela cantare era stata Valeria Rossi, che con disarmante semplicità aveva messo in fila le rime più ovvie della canzone italiana e le aveva trasformate in un tormentone al quale era impossibile sfuggire. Fu la seconda canzone più venduta dell'anno, dietro a Can't get you out of my head di Kylie Minogue, vendette oltre centomila copie, le fece vincere il Festivalbar tra le nuove proposte e proiettò Valeria Rossi, esattamente venti anni fa, in un universo per lei completamente nuovo. "Non ne sapevo nulla di televisione, di radio, di promozione, non avevo idea di cosa fossero i 'bagni di folla'", ricorda lei. "Ero un'autrice non una performer, non avevo alcuna esperienza dei meccanismi di show business, era tutto nuovo per me. Ero ovviamente contenta all'inizio, molto sorpresa ma anche molto divertita da quello che stava accadendo".

Solo all'inizio?

"Sì, perché capii abbastanza presto che tutto stava prendendo dimensioni anomale e capii che se non stavo attenta avrei perso completamente il controllo su me stessa e sulla mia vita. Tutto durò due anni, piuttosto rocamboleschi dal punto di vista professionale. Perché alla fin fine era una professione inventata, anzi è difficile anche chiamarla professione, io ero un'autrice e sapevo ben poco di palcoscenici".

Che estate fu quella del 2001?

"Per me fu un'estate completamente fuori dall'ordinario. E successe tutto insieme, il disco lo avevamo fatto uscire in primavera e all'improvviso letteralmente esplose. Quindi fu un'estate in immersione, nel senso che ero metaforicamente sott'acqua, totalmente travolta dalle cose che dovevo fare, promozione, interviste, televisioni, radio, tantissime cose arrivate all'improvviso che cambiavano completamente lo scenario della mia vita. Avevo la testa sotto la superficie, era difficile guardare su".

Però riuscì a non perdere la testa.

"Anche io non mi capacito, ma credo mi abbia ancorato a terra il fatto di essere sempre psicologicamente un po' fuori dal vortice, come nell'occhio del ciclone in cui tutto è calmo. Ero una sorta di osservatore, un po' distante dalle cose, e questo mi ha salvato. Quando ne sono uscita ho potuto riprendere il filo, quello era un labirinto in cui ci si poteva perdere".

Che ragazza era Valeria Rossi nel 2001 e che donna è adesso?

Dopo aver scavato a fondo dentro di me e dopo esser giunta, infine, a trovare le mie risorse interiori, sto di fatto vivendo quella che ritengo essere la mia stagione migliore, che in parte corrisponde al sentirsi funzionale alla crescita dell'altro. Nel 2001 ero una ragazza che inconsciamente sapeva di poter dare tanto e che man mano, a furia di tentativi, nel corso del tempo ha capito come farlo. Ovviamente si parte, e si torna, sempre al cuore".

Tre parole, comunque, parlava a tutti, piaceva dai bambini ai nonni.

"Una delle spiegazioni è che nella canzone c'è un mix di elementi, un elenco di immagini che è simile al linguaggio dell'anima, per cui ha bypassato la mente razionale ed è andata diretta nella sfera delle emozioni. In realtà è un testo taoista: io ho fatto la stessa scuola che ha fatto Battiato, che ha abbinato l'ascesi alla materia. Nel testo di Tre parole in realtà c'è tutto".

Fotografava l'ultimo grande momento dell'Italia prima del lungo buio degli anni Duemila?

"Al di là di un primo livello di lettura, in realtà, la canzone conteneva una specie di mappa del nostro territorio interiore, un invito ad andare in una determinata direzione al posto di un'altra. L'estate del 2001 è stata un grande bivio, non solo simbolicamente, la discesa in campo di una certa politica, l'ingresso nell'Euro, le Torri Gemelle, fatti macroscopici che hanno avuto un impatto enorme sulle nostre vite. Le cose che ci accadono, anche in via indiretta, possono rappresentare un invito a fare una scelta di responsabilità, in quel caso si è passati in maniera impercettibile dall'inconsapevolezza spensierata alla paura e le tre parole sono rimaste cristallizzate, come una dimensione di paradiso perduto, inaccessibile e, quindi, sempre desiderabile, e preziose. Oppure, sì, come una foto di un momento particolarmente felice che ci fa sorridere il cuore".

Quindi cos'è l'estate per Valeria Rossi?

"L'estate è come il carnevale, un momento di festa e di gioia ma anche un momento espiatorio. Volendola dire tutta non dovrebbe essere così, non dovremmo avere bisogno di vacanze o di tormentoni per non pensare. Ma dato che viviamo ordinariamente con la testa sotto la superficie, a un certo punto ci aggrappiamo a una stagione per poterla tirare fuori. Se lo facessimo sempre non avremmo bisogno di partire in massa, accodarci sull'autostrada e ammassarci in spiaggia. E pure 'sta storia dei tormentoni, ma basta. E' una scorciatoia, un esempio di assoluta pigrizia, una formula abitudinaria per lasciare aree del nostro cervello in quiescenza e non attivarle mai".

Lei, dopo Tre parole, ha letteralmente cambiato vita.

"Ho ripreso i libri della prima laurea, in diritto, ho fatto un concorso e sono stata assunta come ufficiale dello stato civile, redigo gli atti che afferiscono ai mutamenti di status delle persone. Ogni giorno ho a che fare con le vite delle persone, avevo voglia di andare nella pratica, nel concreto. E ora sto facendo una formazione specifica, in counseling a mediazione corporea".

Ovvero?

"Provare a portare le persone ad ascoltare il proprio corpo, stabilire una relazione d'aiuto che sia psicologica ma che non trascuri il corpo e lo inserisca nella terapia. Ho una grandissima passione per l'insegnamento del metodo chiamato 'Stream yourself' che tramite un mix di tecniche vocali, funzionali, meditazione e bioenergetica, permette il risvegliarsi e l'amplificarsi di creatività e di vitalità in senso ampio, con mille applicazioni in più ambiti, da quello artistico a quello relazionale, fino a quello di medicina integrata".

E quanto l'ha aiutata il saper comunicare con la gente attraverso le canzoni?

"In realtà non lo so, l'artista è un'antenna. Il messaggio di Tre parole in realtà mi ha preceduto, come certe volte mi succede. Una volta ho sognato Ivano Fossati che mi diceva 'tieni questa cosa', e mi dava una canzone completa di melodia e parole, stavo registrando il mio secondo album".

Quale canzone era?

"Si intitolava Ritratto. Alle volte funziona così, 'channelling medianico', l'artista annusa e veicola quello che ha intorno. Voglio dire che probabilmente quello che faccio oggi, con grande consapevolezza, aiutare le persone, dare voce alle donne, o più in generale a chi non ce l'ha, era l'obiettivo fin dall'inizio. Solo che prima lo facevo in modo dispersivo, la canzone conforta ma di certo non cambia le cose. La canzone ha una gittata breve, ma non una forza reale, le cose vanno discusse sulle piattaforme adeguate, per questo sono entrata nella sfera pubblica, statale".

Venti anni fa era un'estate di immersione. E quella di oggi?

"Per me, ma anche per tantissimi altri, dopo questo lockdown è un'estate di emersione. Vedo non solo la mia consapevolezza, ma quella di tanti, tutti vogliamo tirare fuori la testa e vogliamo che le cose vadano meglio".