Massimo Pericolo, un libro per scoprire sé stesso. "C'è dentro tutto il mio mondo, come nelle mie canzoni"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteLa sua vita potrebbe essere un buon soggetto per un romanzo. O per una guida alla sopravvivenza in condizioni estreme. Massimo Pericolo, ovvero Alessandro Vanetti, ci pensa su, scrivere è quello che sa fare meglio, anche se fino ad ora si è espresso nel flow del rap. Ma le cose potrebbero cambiare, perché da qualche settimana è arrivato nelle librerie quello che lui stesso considera un esperimento, un libro intitolato Il signore del bosco, pubblicato da Rizzoli, che in parte è un'autobiografia, in parte un ritratto, in parte una grande fanzine piena di fotografie, un archivio di memorie e ricordi.
Un pezzo della sua vita è tra queste pagine, in un racconto franco e senza fronzoli in cui la “letteratura” quasi non ha spazio, occupato principalmente dalla “cronaca”, dal resoconto di alcuni episodi della sua vita, dei sentimenti che l’hanno attraversata, delle paure, dei sogni, degli incubi e…
La sua vita potrebbe essere un buon soggetto per un romanzo. O per una guida alla sopravvivenza in condizioni estreme. Massimo Pericolo, ovvero Alessandro Vanetti, ci pensa su, scrivere è quello che sa fare meglio, anche se fino ad ora si è espresso nel flow del rap. Ma le cose potrebbero cambiare, perché da qualche settimana è arrivato nelle librerie quello che lui stesso considera un esperimento, un libro intitolato Il signore del bosco, pubblicato da Rizzoli, che in parte è un'autobiografia, in parte un ritratto, in parte una grande fanzine piena di fotografie, un archivio di memorie e ricordi.
Un pezzo della sua vita è tra queste pagine, in un racconto franco e senza fronzoli in cui la “letteratura” quasi non ha spazio, occupato principalmente dalla “cronaca”, dal resoconto di alcuni episodi della sua vita, dei sentimenti che l’hanno attraversata, delle paure, dei sogni, degli incubi e delle passioni. Non una autobiografia vera e propria, dunque, ma il tentativo di raccontarsi con un altro mezzo, quello del libro. “L’idea è partita da Alberto Rubino, un ragazzo che lavora con me”, ci racconta. “Io volevo fare una fanzine con le mie foto, avevo tanto materiale raccolto da lui e l’idea di farne qualcosa di più complesso è venuta guardando quello che avevamo. Ho detto ad Alberto che se un’editore poteva essere interessato aveva senso scrivere qualcosa, metterci qualche commento. Poi quelli della Rizzoli hanno pressato per fare un libro e il progetto è partito. Ci sono dodici capitoli, un sacco di foto, ho concesso di raccontare diversi episodi della mia vita, e ci ho messo un anno e mezzo per mettere tutto insieme, ecco qui. Se mi venisse di fare un libro vero, una biografia seria, la farei senza una foto…”.
‘Il signore del bosco’ è nato per raccontare a sé stesso quello che le è successo, o per raccontare sé stesso agli altri?
“Credo che valgano tutte e due le cose insieme. Volevo raccontare agli altri, e di base ho raccontato tutto a Marta Baggioni che mi ha aiutato. Ma raccontando queste cose mi sono reso conto che di questi episodi avevo ragionato solo nella mia testa, che non li avevo mai snocciolati fino a quel punto, ho aggiunto riflessioni che ho fatto con me stesso, cose che ho capito parlando. Quindi entrambe le cose sono vere”.
E’ un libro di Massimo Pericolo o di Alessandro Vanetti?
“In realtà dentro c’è tutto, Alessandro persona e Massimo artista combaciano molto più di quanto si possa immaginare. Certo, il libro è autobiografico, ma la musica che faccio lo è sempre stata, il bisogno che ho di raccontarmi e mettermi in scena è sempre stato fortissimo. Ho sempre voluto raccontare me stesso piuttosto che il mondo che ho attorno, e quando racconto il mondo in realtà è una visione filtrata da me. Nelle mie canzoni c’è sempre stato tanto di quello che pensavo da bambino, o la mia interpretazione della vita, e così anche nel libro. Il filtro è sempre stato il mio carattere, il mio pessimismo di base, la mia visione della vita”.
Cos’è che la spinge a raccontarsi, nella musica o come in questo caso in un libro?
“Non saprei davvero dirlo. Da piccolo ti poni poche domande, fai quello che ti viene di fare, qualcosa ti piace, qualcos’altra no, la musica è arrivata nella mia vita per caso, guardando il film di Eminem, mi è piaciuto, ho pensato che quella fosse la cosa giusta per me, e basta. La mia scrittura parla del malessere che ho provato e trasformato in arte, se è un termine che si può usare. E’ un sacrificio che mi ripaga, riuscendo a fare una canzone e cantare in quel modo è come se trovassi un senso a quello che ho vissuto, è stata una vita di merda ma l’ho trasformata in qualcosa di buono, è un modo per dare senso a tutte le esperienze, buone e cattive, che ho fatto”.
E che hanno portato a un lieto fine…
“A una fine di certo, il lieto deve ancora arrivare, sono ancora una persona abbastanza tormentata da sé stessa. Certo, le cose vanno molto meglio, per fortuna alcuni dei disagi più evidenti, avere poche possibilità economiche o non avere la stabilità di una casa, li ho risolti. Ma ci sono tante cose che non si rivolvono con soldi né con il successo. C’è un lavoro su me stesso che non riesco ancora a fare fino in fondo”.
Cosa si aspetta da questo libro?
“Non ne ho idea, spero che rimanga, che piaccia, che contribuisca a tenere alta l’attenzione su quello che faccio. Sono molto curioso di capire che effetto farà, perché per me è un linguaggio nuovo, uno strumento nuovo. Io forse avrei scritto un libro tra un po’ di tempo, magari lo farò comunque, scrivere mi interessa. Questo non è esattamente il “mio” libro, ma un buon compromesso, il racconto di un’artista, senza tanti filtri, con tanta verità”.