✕

Aretha sorpassa Dylan: è 'Respect' la canzone più bella di tutti i tempi

Dopo 20 anni di dominio di 'Like a rolling stone', la giuria della celebre rivista stravolge la classifica dei 500 migliori brani di sempre: Dylan scivola al quarto posto, in seconda posizione salgono i Public Enemy con 'Fight the power'
2 minuti di lettura

New York - How does it feel, Bob Dylan? Già. La sua Like a Rolling Stone, il famosissimo brano pubblicato per la prima volta nel 1964 (appunto col suo refrain "how does it feel"), perde il podio di "canzone più bella di tutti i tempi" conquistato nel 2004 e mantenuto saldamente per quasi vent'anni. Scavalcato da Respect della regina del soul Aretha Franklin che - complice il biopic con Jennifer Hudson attualmente in sala proprio con quel titolo - si attesta in cima alla lista delle migliori 500 canzoni della Storia redatta periodicamente dalla rivista specializzata Rolling Stone con l'aiuto di una giuria composta da 250 esperti musicali: artisti, produttori, critici.  

Bob Dylan 

I tempi stanno dunque cambiando, come cantava d'altronde Bob Dylan in un altro sua canzone, The Times They Are A-Changin' (nella lista al 59esimo posto). E il…

New York - How does it feel, Bob Dylan? Già. La sua Like a Rolling Stone, il famosissimo brano pubblicato per la prima volta nel 1964 (appunto col suo refrain "how does it feel"), perde il podio di "canzone più bella di tutti i tempi" conquistato nel 2004 e mantenuto saldamente per quasi vent'anni. Scavalcato da Respect della regina del soul Aretha Franklin che - complice il biopic con Jennifer Hudson attualmente in sala proprio con quel titolo - si attesta in cima alla lista delle migliori 500 canzoni della Storia redatta periodicamente dalla rivista specializzata Rolling Stone con l'aiuto di una giuria composta da 250 esperti musicali: artisti, produttori, critici.  

Bob Dylan 

I tempi stanno dunque cambiando, come cantava d'altronde Bob Dylan in un altro sua canzone, The Times They Are A-Changin' (nella lista al 59esimo posto). E il brano più celebre del menestrello scivola, proprio come "una pietra rotolante", dal primo al quarto posto. Perché nella nuova, chiamiamola compilation di Rolling Stone, è il "black power" a dominare. In cima alla classifica si attesta appunto la versione arrangiata nel 1967 da Aretha Franklin appunto di Respect (in realtà scritta da Otis Redding due anni prima) rispolverato in anni recenti quando è diventato l'inno del movimento #MeToo. Al secondo posto si attesta poi la band hip hop Public Enemy col loro coraggioso Fight the Power datato 1989 a spodestare I can't get no satisfaction dei Rolling Stones. Un testo, quello di Chuck D e soci, fortemente critico verso capitalismo, mass media e razzismo, nato in realtà su richiesta del regista afroamericano Spike Lee come colonna sonora del suo tostissimo Do the Right Thing - sì, il Fa' la cosa giusta, il film fra l'altro visto dagli Obama al loro primo appuntamento, sulle tensioni razziali a Brookyn. Pure questo uno specchio dei tempi: una nuova clip di quella canzone è stato girato l'anno scorso, nel pieno delle rivolte seguite alla morte dell'afroamericano George Floyd ucciso dal poliziotto bianco che per 9 minuti e 29 secondi gli tenne premuto il ginocchio sul collo. 

Non basta: al terzo posto si piazza la magnifica A change is gonna come di Sam Cooke, considerato uno dei padri del soul. La pubblicò nel 1963, un anno prima di morire. Con quel suo sapore gospel, divenne ben presto uno degli inni più famosi del movimento per i diritti civili degli afroamericani, cantanto nelle marce di Martin Luther King.  

Per trovare il primo brano rock, si scende al quinto posto (subito dopo Dylan): Smells like a teen spirit dei Nirvana (del 1991) che ancora fa venire i brividi ai cinquantenni teenager all'epoca. E chissà che il refrain "a feel stupid, and contagious" - mi sento stupido e contagioso - in tempi di Covid non ci abbia messo lo zampino.  

Subito dopo, in sesta posizione, ancora un afroamericano: il grande Marvin Gaye con What's going on. Il resto della top 20 è invece un susseguirsi di grandi classici: Strawberry fields forever dei Beatles (7° posto) God only knows dei Beach Boys (11°), Gimme shelter dei Rolling Stones (al 13°), Bohemian rhapsody dei Queen (17°) e Imagine di John Lennon al 19°. Numerosi anche qui gli artisti Black: Missy Elliott con Get Ur Freak On all'ottavo posto, Stevie Wonder con Superstition al 12° e pure Beyoncé/Jay-Z con Crazy in Love al 16°. Sì, la musica è decisamente cambiata, in America. La lista di Rolling Stone è più inclusiva che mai. How does it feel, Bob Dylan?