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Fask, in 'È già domani': "Siamo cresciuti, ma questo è un album fatto 'qui e ora'"

La band si accorcia il nome (che resta comunque Fast Animals and Slow Kids) e fa un passo in avanti verso la maturità: "Siamo passati da 10 spettatori a molti di più ma cerchiamo sempre di fare meglio"
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Il titolo è in qualche modo beneaugurante, È già domani, come a dire che siamo già nel futuro e che l'oggi può essere foriero di grandi cose. Sono 'ottimisti' i Fask, acronimo dell'ormai impronunciabile vero nome della band italiana, Fast Animals and Slow Kids, che arrivano a proporre il loro nuovo, sesto, album dopo due anni di lavoro, di cambiamenti, di restrizioni, di speranze e ripartenze, che hanno portato Aimone Romizi, Alessio MIngoli, Jacopo Gigliotti e Alessandro Guercini, a realizzare un lavoro bello, maturo e intenso, che esce venerdì e che ha anche un singolo di lancio, Stupida canzone, che raggiungerà le radio. Questo nuovo album, per la band è l'occasione di cambiare prospettiva, raggiungendo un pubblico nuovo, più grande.

E' un bel po di tempo che vi definiscono 'giovane band emergente'. Ora non siete pi&ugrav…

Il titolo è in qualche modo beneaugurante, È già domani, come a dire che siamo già nel futuro e che l'oggi può essere foriero di grandi cose. Sono 'ottimisti' i Fask, acronimo dell'ormai impronunciabile vero nome della band italiana, Fast Animals and Slow Kids, che arrivano a proporre il loro nuovo, sesto, album dopo due anni di lavoro, di cambiamenti, di restrizioni, di speranze e ripartenze, che hanno portato Aimone Romizi, Alessio MIngoli, Jacopo Gigliotti e Alessandro Guercini, a realizzare un lavoro bello, maturo e intenso, che esce venerdì e che ha anche un singolo di lancio, Stupida canzone, che raggiungerà le radio. Questo nuovo album, per la band è l'occasione di cambiare prospettiva, raggiungendo un pubblico nuovo, più grande.

E' un bel po di tempo che vi definiscono 'giovane band emergente'. Ora non siete più tanto giovani e di certo non siete emergenti. Possiamo finalmente dire solo band...
"Dopo dieci anni sono mezzo contento che il momento sia finalmente arrivato", ci dice Aimone Romizi, "band è una buona definizione. Passi per emergente, ma ci chiedevamo perché ci continuassero a chiamare giovani"...

Scherzi a parte avete certamente giocato un ruolo importante nella definizione della nuova musica italiana di oggi.
"Certamente ci siamo formati in una scelta piuttosto frizzante, ricca di tante cose nuove che stavano per esplodere, Internet era un mondo in cui scoprire cose nascostissime che invece erano esattamente dietro casa tua. In quel clima di eccitazione abbiamo iniziato a dire le nostre cose e trovare una strada. Essendo rimasti sulle scene per così tanto, abbiamo visto nascere, crescere, trionfare, fallire e reinventarsi tantissimi artisti, che sono stati nostri compagni di classe nei club in cui ci ascoltavano al massimo dieci persone. E oggi possiamo dire che quello che credevamo fosse appannaggio solo di quei dieci è invece adesso diventato di tutti".

È stato importante lo scambio, la condivisione, con una generazione nuova di ascoltatori?
"Certamente, è sempre un 'do ut des', anche se è impossibile dire in che percentuale siamo stati influenzati e quando abbiamo influenzato noi. Siamo come tutti, prendiamo tanto da quello che ci circonda e cerchiamo di restituire tanto, qualcosa l'abbiamo rubata agli altri e l'abbiamo trasformata facendola diventare nostra, ma nell'arte rubare e cedere qualcosa è normale. Chi ci ascolta da tempo è cresciuto con noi, ma aver trovato un pubblico completamente nuovo è stato fondamentale per la nostra crescita".

Avete anche influenzato qualche giovane artista...
"Non sapremmo dire davvero che impatto abbiamo avuto, ma di certo molti artisti e band che hanno aperto i nostri concerti negli anni, oggi hanno grande successo. Per noi è importante sapere che qualche volta è successo, essere di ispirazione per altri è una molla pazzesca, ti spinge a dare sempre di più e di meglio, vedere che quello che per te era materia onirica è invece reale e plasma la realtà di qualcun altro è una delle cose più belle che ti possano capitare".

Quindi, tutta questa 'maturità' vi ha portato a lavorare a questo album in modo diverso dai precedenti?
"Sì, è stato un lavoro coscienzioso, ci siamo trovati una condizione insolita, quella di avere tanto tempo per pensare alla musica, ai singoli suoni, a quello che avevamo da dire e a come volevamo dirlo, alla forma canzone...ogni brano lo abbiamo riascoltato mille volte e ci abbiamo ripensato spesso su, mentre normalmente scrivi in albergo, o mentre giri un video, o quando sei in furgone, invece questa volta siamo tornati come nella sala prove degli inizi, noi e la nostra musica e basta. Ma non ho idea se tutto questo sia dovuto anche alla maturità. Tra dieci anni forse lo capirò ma non è detto".

Quindi è rimasta una buona dose di passione e immediatezza?
"Spesso ci sembra di vivere e navigare in un fiume che ci porta a fare delle cose senza soffermarci troppo su, senza cercare di capirne il perché o cosa ci influenzi. Alle volte pensare troppo porta a spedente l'entusiasmo per quello che stai facendo, e altri volte puntare a un risultato specifico al di fuori di noi al novanta per cento produceva risultati mediocri. A un certo punto abbiamo smesso, abbiamo preferito definirci rispetto al momento che stiamo vivevano. E' già domani, quindi, è un disco del 2021 realizzato mentre i Fask, nel 2021, hanno circa 30 anni, ecco tutto. Se sarà stato davvero rappresentativo di noi stessi, ci riascolteremo e scopriremo come eravamo esattamente. E' un album 'qui e ora'...".

Ed è un album dei Fask, non più dei Fast Animals and Slow Kids...
"L'acronimo è la nostra più grande botta di fortuna. Il nome della band era vecchio già al primo disco, lo avevamo scelto perché in sala prove ci faceva ridere. Casualmente siamo cresciuti e senza cambiare nome lo abbiamo comunque cambiato...".