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Mogol: "Poesia e canzoni sono bellezza"

L'autore, celebre per il sodalizio con Lucio Battisti, ha ricevuto al 'Dante2021' di Ravenna, il festival con la direzione scientifica dell’Accademia della Crusca, il premio 'Parole e musica'. È stata l'occasione per parlare del rapporto tra musica e poesia e della direzione che sta prendendo il cantautorato italiano
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Ha sempre detestato essere chiamato "paroliere", preferendogli il più preciso "autore". Del resto un’altra definizione non c’è, o meglio, non c’era. Perché in questi ultimi anni, sempre più frequenti e prestigiosi sono arrivati i riconoscimenti di "poeta". L’ultimo, dopo il Premio Giacomo Leopardi di due anni fa, Mogol l’ha ricevuto al Dante2021 di Ravenna, il festival con la direzione scientifica dell’Accademia della Crusca. Per introdurre il premio è stato anche scritto: “Cercatelo, Dante, nei testi di Mogol”. Ma l’assimilazione tra il suo lavoro di autore e la poesia non finisce qui: l’università Gabriele D’Annunzio di Chieti e Pescara ha deciso di avviare quest’anno il primo master in Italia di scrittura creativa e ha chiamato proprio Mogol a tenere lezioni ai laureati su scrittura poetica e canzone, in un corso che si intitolerà Pe…

Ha sempre detestato essere chiamato "paroliere", preferendogli il più preciso "autore". Del resto un’altra definizione non c’è, o meglio, non c’era. Perché in questi ultimi anni, sempre più frequenti e prestigiosi sono arrivati i riconoscimenti di "poeta". L’ultimo, dopo il Premio Giacomo Leopardi di due anni fa, Mogol l’ha ricevuto al Dante2021 di Ravenna, il festival con la direzione scientifica dell’Accademia della Crusca. Per introdurre il premio è stato anche scritto: “Cercatelo, Dante, nei testi di Mogol”. Ma l’assimilazione tra il suo lavoro di autore e la poesia non finisce qui: l’università Gabriele D’Annunzio di Chieti e Pescara ha deciso di avviare quest’anno il primo master in Italia di scrittura creativa e ha chiamato proprio Mogol a tenere lezioni ai laureati su scrittura poetica e canzone, in un corso che si intitolerà Pensieri e parole, come uno dei suoi successi con Lucio Battisti.

Mogol, una doppia e bella soddisfazione.
«Sono segnali importanti. Nel nostro paese il 14% della popolazione scrive poesie e quando le poesie sono vere emozionano. Non sempre però accade, molti ci riversano le loro elucubrazioni, fanno sfoggio di cultura. Bisogna usare un linguaggio semplice, non è un parlare forbito staccato dalla realtà, bisogna saper leggere la bellezza della vita. A una lezione ho letto ad esempio una mia piccola poesia, dice così: “L’offerta silenziosa dell’albero: ‘Se mi fai compagnia ti regalo la mia ombra’"».

Perché non ha fatto un esempio con una sua canzone?
«Volevo chiarire il concetto che una poesia può essere anche di una semplicità estrema, purché sia vera. Il 24 settembre, all’Università Gabriele D’Annunzio, ci sarà la presentazione del master e l'attore Alessandro Preziosi reciterà alcuni miei testi, si vedrà come quella che era una poesia sia diventata una canzone. La poesia si può insegnare e si deve approfondire. Al Cet (l'associazione no-profit fondata da Mogol nel 1992 per valorizzare i musicisti emergenti, ndr) farò lo stesso corso per i non laureati, mi aiuteranno Cheope (il figlio, anche lui autore, ndr) e Giuseppe Anastasi».

Quale sceglierebbe come esempio di poesia tra le canzoni che ha scritto?
«La collina dei ciliegi, l’ha letta? Ho incontrato persone che recitandola si emozionano. E Vento nel vento. O anche Dormi amore, che ho scritto per Celentano: è una poesia nata dalla verità, l’ho vissuta, il pigiama leggero, il cuore che trema, parlo della morte. Io vengo considerato un poeta perché la gente conosce a memoria le mie canzoni e la prova è che nei concerti che facciamo con Gianmarco Carroccia le cantano quasi tutti. È un fenomeno che ogni volta mi sorprende».

Sono parole entrate nella memoria collettiva.
«Non c’è nessuna differenza tra la poesia scritta e la poesia cantata, entrambe sono scritte. Nella cultura latina le poesie erano cantate, non erano scritte per essere lette. Forse nella memoria degli italiani le parole che ho scritto sono le più numerose e magari di Leopardi o di Dante, a memoria, si ricordano colpevolmente solo una o due poesie».

Qual è la qualità della scrittura nelle canzoni di oggi?
«Una volta le canzoni venivano scelte dai dj, persone molto preparate che le selezionavano. Poi le radio hanno cominciato ad avere le edizioni, infine la tecnologia è diventata promozionale. Oggi la canzone viene promossa dai social, si parla di pubblico settorializzato o di nicchia. Ma io ho fiducia: al Cet gli allievi hanno scritto tremila canzoni che sono meraviglie».

La scena di maggior successo in Italia non è incoraggiante.
«La cultura si trasferisce con l’insegnamento, questi ragazzi invece hanno saltato qualche passaggio».

Lei si sente un poeta?
«Poeta lo sarò tra 50 anni, quando tutti ricorderanno le mie parole. Però a pensarci sta già accadendo, perché dai primi miei successi sono già passati 50 anni».