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Comizi sì, concerti no: così la politica perde il contatto con la realtà

I politici non riescono a comprendere il dramma artistico ed economico della mancanza di musica live e continuano ad agire secondo vecchi schemi, ignorando i cambiamenti comunicativi in atto ormai da anni
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Tutta la musica è politica, sempre, perché parla della vita delle persone, di tutte le persone, tutti i giorni. Parla di sentimenti, di amore soprattutto, ma anche di difficoltà, di tensioni, di rabbia, si scrivono canzoni per tantissimi motivi diversi e tutti questi motivi fanno parte della nostra vita quotidiana. È politica una canzone d'amore come Il cielo in una stanza di Gino Paoli, che rendeva collettivo un modo diverso di intendere l'amore, è politica Ci vorrebbe un amico di Antonello Venditti, che racconta come cambiano i rapporti tra le persone, socialmente, personalmente, è politica Mi fido di te di Jovanotti che racconta una condizione esistenziale, è politica persino Musica, il resto scompare di Elettra Lamborghini perché anche la "musica leggerissima" lo è, sempre, comunque, "nel silenzio assordante, per non cadere dentro al buco nero, che sta a un passo da noi".

Tutta la musica è politica, sempre, perché parla della vita delle persone, di tutte le persone, tutti i giorni. Parla di sentimenti, di amore soprattutto, ma anche di difficoltà, di tensioni, di rabbia, si scrivono canzoni per tantissimi motivi diversi e tutti questi motivi fanno parte della nostra vita quotidiana. È politica una canzone d'amore come Il cielo in una stanza di Gino Paoli, che rendeva collettivo un modo diverso di intendere l'amore, è politica Ci vorrebbe un amico di Antonello Venditti, che racconta come cambiano i rapporti tra le persone, socialmente, personalmente, è politica Mi fido di te di Jovanotti che racconta una condizione esistenziale, è politica persino Musica, il resto scompare di Elettra Lamborghini perché anche la "musica leggerissima" lo è, sempre, comunque, "nel silenzio assordante, per non cadere dentro al buco nero, che sta a un passo da noi".

E come leggere il gesto drammatico di Luigi Tenco, cinquantacinque anni fa, se non come un estremo gesto politico? E cosa sarebbe accaduto se qualcuno dei politici, davvero, avesse ascoltato le parole ferme, appassionate, commoventi, taglienti, durissime di Franco Battiato in Povera Patria, nel 1991, prima dell'esplosione di Mani Pulite, molto prima della fine della Prima Repubblica. Era politica, fatta in prima persona da un artista, attraverso la sua arte, raccontando a tutti il sentimento di decine di milioni di cittadini di questo paese.

La canzone italiana è questo, è sempre stata questo e lo è ancora. Anzi, dall'avvento del rap, della trap, con il successo dell'indie pop, il rapporto con la vita, in tutte le sue forme, si è ancora maggiormente approfondito, e la politica è tra le rime di una intera generazione di giovani e di adolescenti, che non si limitano ad ascoltare, ma producono musica, producono arte, contemporanea e forte. Ma se il rapporto tra musica e politica non è cambiato, è il rapporto con i politici che è profondamente mutato. I politici non se ne sono accorti, ma del resto la stragrande maggioranza di loro non ha mai ascoltato davvero la canzone italiana, pochissimi di loro sanno di cosa parlano i ragazzi italiani di oggi attraverso le loro canzoni, si sono accorti solo di rado che i cantanti, i rapper, i musicisti, hanno contribuito a rivoluzionare il mondo della comunicazione e hanno un rapporto diretto e non filtrato con chi li ascolta e li segue, perché "condividono" la loro arte più che venderla, la lasciano "fruire" e non "consumare" e per questo con i loro fan ci parlano, direttamente, costantemente, profondamente.

Non si tratta di conquistare un "like" in più, o se lo è anche questo è parte del gioco. La novità è gli artisti non hanno alcun bisogno della mediazione dei politici per poter esercitare, come qualsiasi altro cittadino italiano, il loro diritto di parola, di espressione, far sapere cosa pensano e perché. E per questo loro essere sempre in "collegamento" con i loro fan, ne conoscono benissimo i problemi, le necessità, le passioni, i drammi, le gioie, cosa che al contrario non accade quotidianamente ai professionisti della politica italiana. I cantanti oggi hanno una forza comunicativa incredibilmente più ampia che in passato, sono più incisivi, più "veri", più diretti, dei politici, la loro "delega" se la vedono confermata giorno per giorno, costantemente sui social, sulle piattaforme di streaming. E questa "delega" la usano, per incidere, come possono, come vogliono, sulla realtà. Lo scontro in atto avviene proprio perché i politici sembrano non essersi resi conto del dramma che si è creato con il "silenziamento" dei concerti, un dramma non solo economico (per quanto enormemente rilevante), ma un clamoroso dramma comunicativo, la rottura di un filo, diretto, tra chi sale sul palco e chi va ai concerti, un filo creativo, artistico, culturale, emotivo. Sembra, insomma, che per la politica si possa vivere senza concerti, ma non senza comizi elettorali, ed è contro questo atteggiamento che gli artisti protestano, con grande ragionevolezza.