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La sfida di Rocco Hunt: "Il mio tormentone fuori stagione"

Il rapper ha pubblicato un nuovo brano, 'Fantastica', scritto e cantato con i Boomdabash
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"È una canzone nostalgica e settembrina ma con qualche sapore che ricorda il mare e l'estate. Non è una canzone estiva, c'è la pioggia e il vento caldo che la contestualizzano proprio in questo periodo". Si intitola Fantastica la canzone "stagionale" cui si riferisce Rocco Hunt, un nuovo trascinante brano, stavolta un brano con il tempo in levare, non un reggaeton, e comunque destinato a raccogliere milioni di streaming come accaduto a tutte le sue ultime hit. E sì, perché in Ti volevo dedicare e in Señorita, in Mambo italiano e in Karaoke come in Roma-Bangkok c'è sempre lo zampino di Rocco Hunt.   

Sempre più autore, dunque, anche per altri. Ma, soprattutto, come questa canzone dimostra, lei è sempre più cantante.

"Sì, anche nelle canzoni più estive, quelle con Ana Mena, io ho cantato anche se ovviamente trattandosi di un duetto ho lasciato a lei la par…

"È una canzone nostalgica e settembrina ma con qualche sapore che ricorda il mare e l'estate. Non è una canzone estiva, c'è la pioggia e il vento caldo che la contestualizzano proprio in questo periodo". Si intitola Fantastica la canzone "stagionale" cui si riferisce Rocco Hunt, un nuovo trascinante brano, stavolta un brano con il tempo in levare, non un reggaeton, e comunque destinato a raccogliere milioni di streaming come accaduto a tutte le sue ultime hit. E sì, perché in Ti volevo dedicare e in Señorita, in Mambo italiano e in Karaoke come in Roma-Bangkok c'è sempre lo zampino di Rocco Hunt.   

Sempre più autore, dunque, anche per altri. Ma, soprattutto, come questa canzone dimostra, lei è sempre più cantante.

"Sì, anche nelle canzoni più estive, quelle con Ana Mena, io ho cantato anche se ovviamente trattandosi di un duetto ho lasciato a lei la parte più melodica. Ma è vero che in Fantastica c'è un mio coinvolgimento più ampio nel cantato. Cantare mi affascina, mi dà un senso di crescita. E poi diciamolo, non tutti i rapper sanno cantare, questa cosa mi riempie di orgoglio perché dimostro di sapermi muovere anche al di fuori della mia comfort zone".

Non è solo un incontro con la melodia, che c'è sempre stato, ora è il flow che si fa sempre più musicale e sempre meno ritmico.

"Nel mio ruolo di rapper ho sempre puntato ad evidenziare un flow più melodico e meno ritmico, da cantante, ma sempre rap resta. Una tendenza che si vede anche in America, uno come Drake alterna pezzi più rap a pezzi decisamente melodici, lui vede un album come una playlist, con momenti più duri accanto ad altri più soft. Nella gara recente delle uscite tra lui e Kanye West, Kanye è rimasto settoriale, piace al pubblico del rap e moltissimo anche alla critica e agli stessi rapper. Quella di Drake è invece una proposta che piace anche a chi di rap non ne fruisce tanto. La cosa che fa piacere è che in Italia ormai il rap è stato sdoganato, riesce ad essere mainstream anche senza necessariamente scendere a patti con il pop, i rapper ormai vanno tranquillamente in gara a Sanremo, quando sono andato io, nel 2014, ero una rarità".

Lei è anche co-autore di tante hit estive, da Roma-Bangkok a Karaoke, da Mambo salentino alla recente Señorita per Clementino e Nina Zilli. Come nascono queste collaborazioni?

"Non sono io il genio della lampada ma quando lavoro in squadra mi viene molto più facile, e per squadra intendo Takagi & Ketra e anche Federica Abate. Nacque tutto da 'Nu juorno buono, la mia prima canzone scritta da Takagi e Ketra, quando ancora non erano un duo. Succede che ci incontriamo in studio per lavorare, lì sono nate canzoni come Roma-Bangkok, che al di là dei gusti oggettivamente è stata una delle canzoni di maggior successo degli ultimi venti anni. Anche con i Boomdabash s'è creato un bellissimo rapporto di lavoro in team, premiato anche per il singolo con J-Ax, Ti volevo dedicare, che è andato molto bene. Ora con loro ci ritroviamo per Fantastica, che torna a riunire le nostre strade".

Un pezzo in levare, quasi reggae.

"Direi più un pezzo hawaiano, guidato dal suono dell'ukulele, protagonista assoluto della canzone".

Dopo tanto reggaeton, quasi ci voleva.

"Le mie ultime canzoni con Ana Mena si possono anche definire in modo generico così ma io non le considero reggaeton, che è qualcosa di più puro, con una cassa che pompa dall'inizio alla fine, destinato a chi viene da quelle terre. La nostra resta sempre una contaminazione, il nostro è un poppetton che va a prendere quei ritmi ma li unisce in un mix alla melodia italiana. Anche i testi, da noi, sono molto meno spinti. La nostra proposta però è stata vincente anche in Francia, dove con Ana Mena sono stato disco d'oro con un pezzo cantato in spagnolo".

C'è una sua foto da adolescente su Instagram accompagnata da un breve testo in cui lei scrive che allora sapeva che la vita le avrebbe riservato qualcosa di speciale, cosa immaginava?

"Come ragazzo ero molto ambizioso, avevo proprio fame di emergere, e sapevo che con la determinazione, i tanti treni presi per andare a fare le gare di freestyle, la gavetta, le collaborazioni cercate e ottenute, la mia crescita, la mia voglia di emanciparmi e, visto che non ero un grandissimo studente a scuola, tutto quello che ho imparato l'ho appreso sulla strada e facendo le mie cose nel mondo della musica. Sapevo che avevo troppe cose da dire per rimanere nel mio quartiere, ho creduto in me stesso, volevo uscirne in ogni modo".

In quella stessa frase lei dice di avere l'impressione che il bello debba ancora venire. A cosa aspira?

"Io ho 26 anni, ho cantato con Pino Daniele, con Eros Ramazzotti, ho scritto per me e per altri, ho fatto l'attore, però se viene meno la fame e l'ambizione allora tutto cade. Dopo il successo in Francia con il disco d'oro e dopo aver raggiunto sei dischi di platino in Spagna, il mio obiettivo in questo momento è di riuscire a cantare anche all'estero da solista, in particolare in Spagna: dopo le due canzoni di successo con Ana, che è la regina di casa, ora è il tempo di un nuovo singolo da solo o di un'altra collaborazione. Ma vuol sapere la verità?".

La dica.

"Per me il vero successo è essere riuscito ad imparare a parlare prima l'italiano, mi permetta di dire, e poi lo spagnolo, affacciandomi al mondo. E poi ho avuto la soddisfazione di conoscere Ribery (gioca con la salernitana, la squadra della sua città, ndr) e scoprire che conosce a memoria la mia canzone è una cosa che mi riempie di orgoglio. Oppure, poter vedere che i calciatori di Real Madrid e Barcellona conoscono le mie canzoni in spagnolo sono sogni che si avverano, io ci giocavo alla playstation con quei nomi".

Accennava prima della volta in cui ha cantato con Pino Daniele al Pala Partenope, come andò?

"Erano in programma due concerti di seguito. Per la prima sera avevo scelto di cantare Quanno chiove, lui mi mise in guardia: 'Sei proprio sicuro? Guarda che è difficile'. Infatti la steccai, anche per l'emozione, vedevo tutto il pubblico cantarla all'unisono. Così all'una di notte mentre ero in autostrada per tornare a Salerno vedo una chiamata di Pino Daniele: 'Maestro, ditemi'. 'Te lo avevo detto, secondo me domani dobbiamo cambiare canzone, dobbiamo fare Puozze passà nu guaio', che mi sembrò quasi una ramanzina nei miei confronti più che il titolo della sua canzone. Andò benissimo, così bene che dopo il concerto ci siamo fermati io e Clementino con "zio Pino", come lo chiamiamo tra noi, sulle scale del Pala Partenope, lui con il suo sigaro toscano. Mi disse di andarlo a trovare in Toscana dopo le feste di Natale e fine anno: 'Ho voglia di fare canzoni con voi che siete due mascalzoni', disse. Però dopo le feste sappiamo tutti cos'è successo. Quelle serate prima di Natale 2014 sono state un segno particolare, lui si è spento i primi di gennaio. Ne parlo sempre al presente, per me lui resterà immortale".

Le mancano i live?

"Ci siamo comportati finora come ci hanno chiesto, ci è stato detto di lavarci le mani e il gel, di stare a casa, abbiamo fatto i vaccini, gli artisti li hanno anche sponsorizzati, e poi il green pass, siamo stati educati. Ma vedere le immagini dei comizi di Conte e di altri politici è stato molto triste. Se siamo al 70 per cento di vaccinati per tornare a lavorare, ci sono gli stadi pieni, c'è assembramento nei bus e in metropolitana, perché non si può far ripartire anche la cultura e la musica come negli altri Paesi? Manchiamo solo noi, come se qualcuno non voglia far ripartire questa industria, in cui ci sono persone, non solo i promoter, ma anche musicisti, tecnici, facchini, quelli che lavorano dietro le quinte e non ce la fanno a mettere il piatto sulla tavola. Vedere in tv chi ci trasmetteva il senso di speranza che ora fa le stesse cose che ci ha impedito di fare dimostra un'incoerenza che mi spaventa. Personalmente ho due Pala Partenope in programma, già più di dodicimila persone che attendono da due anni".