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Ry Cooder: "Il mio 'Buena Vista Social Club' è ancora senza tempo, in un mondo dominato da Internet"

Il musicista, che trasformò in star internazionali alcuni dei più talentuosi musicisti cubani, racconta il disco-simbolo a 25 anni dalla nascita. Oggi in una riedizione che potrebbe riaccendere il fuoco della musica di Ibrahim Ferrer, Eliades Ochoa, Compay Segundo, Rubén González e Omara Portuondo
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Alle volte la musica può compiere delle magie. Alle volte la musica può addirittura far tornare indietro il tempo. È accaduto 25 anni fa, quando Ry Cooder, uno dei più grandi musicisti americani, studioso, ricercatore, strumentista, autore, cantante, ha fatto tornare indietro dal passato un gruppo di eccellenti musicisti cubani, che il tempo aveva fatto dimenticare, tra i quali Ibrahim Ferrer, Eliades Ochoa, Compay Segundo, Rubén González e Omara Portuondo, trasformandoli in superstar internazionali e contribuendo a riportare all’attenzione del pubblico dell’intero pianeta il ricchissimo patrimonio musicale della piccola isola di Cuba, oltre che spingere Wim Wenders a realizzare un bellissimo film.

Il tutto sotto un nome, Buena Vista Social Club, che è praticamente diventato un brand, un modo per indicare arte, qualità, divert…

Alle volte la musica può compiere delle magie. Alle volte la musica può addirittura far tornare indietro il tempo. È accaduto 25 anni fa, quando Ry Cooder, uno dei più grandi musicisti americani, studioso, ricercatore, strumentista, autore, cantante, ha fatto tornare indietro dal passato un gruppo di eccellenti musicisti cubani, che il tempo aveva fatto dimenticare, tra i quali Ibrahim Ferrer, Eliades Ochoa, Compay Segundo, Rubén González e Omara Portuondo, trasformandoli in superstar internazionali e contribuendo a riportare all’attenzione del pubblico dell’intero pianeta il ricchissimo patrimonio musicale della piccola isola di Cuba, oltre che spingere Wim Wenders a realizzare un bellissimo film.

Il tutto sotto un nome, Buena Vista Social Club, che è praticamente diventato un brand, un modo per indicare arte, qualità, divertimento, musica e condivisione. Chissà che effetto farà ai giovani di oggi ascoltare, venticinque anni dopo, le canzoni di quell’album, riproposte sulle piattaforme di streaming o nelle edizioni speciali realizzate in CD e in vinile per celebrare l’anniversario. “Sono curioso anche io”, ci dice Ry Cooder, “è difficile capire come va il record business oggi. Ma di certo questa riedizione è una buona cosa, perché riporta all’attenzione della gente della bella musica e perché propone canzoni che non c’erano nell’album originale. Canzoni talmente buone che mi chiedo come posso averle escluse allora….”.

La riedizione nel 2021 di un album di 25 anni fa, suonato da musicisti che erano attivi molti anni prima, è una specie di esperimento spazio-temporale, “si, mette insieme passato e presente, musica senza tempo”, dice ancora Cooder, “la musica buona non segue il tempo normale, e in particolare alcune delle canzoni dell’album hanno cento anni, altre sono recenti anche se lo stile è del passato. Il son cubano ha 150 anni di storia, ma è completamente contemporaneo, quello che è bello lo è per sempre. In musica, in fondo, non esiste il passato, io ascolto ancora dischi che ascoltavo quando avevo 5 o 10 anni e l’emozione è la stessa. Spero sia vero per tutti”.

All’epoca, quando Cooder si mise al lavoro su questo singolare progetto, tutto era previsto tranne l’incredibile successo mondiale dell’album: “Quando fai un disco speri che vada bene, pensi di fare il meglio. Alle volte mentre lo fai capisci di avere tra le mani qualcosa di speciale. Ma in questo caso, un disco di vecchi ragazzi cantato in spagnolo, non pensavamo che potesse avere quell’effetto, pensammo ‘lo pubblichiamo e vediamo che succede’. Fu un esperimento, nessuno aveva fatto una cosa del genere prima”. Quello che successe è che Buena Vista Social Club vendette due milioni di copie in tutto il mondo e vinse un Grammy nel 1998. “E non solo, quel disco e il film di Wim Wenders contribuirono a far riscoprire tutta la musica cubana e a portare una nuova ondata di turismo per l’isola, creato un grande beneficio economico a tutto il paese”.

Oggi a 74 anni Ry Cooder è lontano dalle tensioni della musica odierna, “che ha troppo Internet, troppo Facebook, troppe cose che sono naturalmente lontane da me, specialmente in America. Adesso c’è un tribalismo selvaggio che sta rovinando il paese. I politici continuano a dire ‘America’, ‘popolo’, ‘libertà’, ma la gente è di vista in un mucchio di tribù che si odiano. Sono cresciuto in un tempo diverso, fortunatamente per me, ho avuto modo di scoprire tante cose e spero che questo possa accadere ai miei nipoti oggi, perché la loro vita potrebbe essere più bella e ricca di emozioni”. Chissà, quindi, se ascoltare oggi Chan Chan, o La Bayamesa può creare ancora le stesse emozioni di quando l’album uscì, “anche le la musica latina oggi è molto cambiata”, dice ancora Cooder, “e ogni giorno evolve, perché è musica da ballo, e vive nella cultura quotidiana della gente. Non so come verrà accettato oggi, ma so per certo che è ancora bello, so che tocca il cuore, che è eterno come la bellezza della Cappella Sistina”.