Marco Masini, dalle canzoni censurate allo Zecchino d'Oro: "Porto in gara il mio 'Superbabbo'"
di Carlo Moretti , di Carlo MorettiPrima o poi il tempo arriva, tutti si misurano con la scrittura di una canzone per bambini. L'ultimo concorso dello Zecchino d'Oro, il 64esimo nella storia della manifestazione, che Rai 1 trasmetterà a dicembre con la conduzione del direttore artistico Carlo Conti, vede il coinvolgimento di alcuni nomi importanti della canzone italiana, da Claudio Baglioni a Marco Masini, da Giovanni Caccamo a Flavio Premoli della Pfm, fino al rapper Luca Mascini (Militant A degli Assalti Frontali).
Marco Masini, che nel 2017 aveva offerto durante la manifestazione dell'Antoniano una rilettura molto toccante di Lettera a Pinocchio, uno dei brani del primo Zecchino d'Oro del 1959, per questa edizione ha scritto con Emiliano Cecere e Veronica Rauccio il brano Superbabbo, che sarà cantata dalla piccola Zoe, 9 anni, di Impruneta (Firenze). Un brano sorprendente a cominciare dall'arrangiamento, uno scatenato pezzo di dance elettronica. Il testo ruota intorn…
Prima o poi il tempo arriva, tutti si misurano con la scrittura di una canzone per bambini. L'ultimo concorso dello Zecchino d'Oro, il 64esimo nella storia della manifestazione, che Rai 1 trasmetterà a dicembre con la conduzione del direttore artistico Carlo Conti, vede il coinvolgimento di alcuni nomi importanti della canzone italiana, da Claudio Baglioni a Marco Masini, da Giovanni Caccamo a Flavio Premoli della Pfm, fino al rapper Luca Mascini (Militant A degli Assalti Frontali).
Marco Masini, che nel 2017 aveva offerto durante la manifestazione dell'Antoniano una rilettura molto toccante di Lettera a Pinocchio, uno dei brani del primo Zecchino d'Oro del 1959, per questa edizione ha scritto con Emiliano Cecere e Veronica Rauccio il brano Superbabbo, che sarà cantata dalla piccola Zoe, 9 anni, di Impruneta (Firenze). Un brano sorprendente a cominciare dall'arrangiamento, uno scatenato pezzo di dance elettronica. Il testo ruota intorno alla figura di un padre visto come un supereroe attraverso gli occhi del figlio.
Per lei è un ritorno allo Zecchino d'Oro, dopo che andò nel 2017 per i 60 anni del concorso per cantare Lettera a Pinocchio, tra l'altro vincendo.
"La prima volta andai perché Carlo Conti mi aveva invitato a fare questo concorso di cover delle canzoni più belle e importanti dello Zecchino d'Oro, quindi sono andato in veste di interprete, stavolta vado in veste di autore, quindi una cosa ben diversa, mi coinvolge di più sul piano emotivo e creativo, c'è il rapporto con i bambini, e poi sarò in gara. Quando la scrivi devi pensarla per un bambino, e per Superbabbo sono tornato un po' indietro ai miei ricordi, quando vedevo mio padre che era un po' come nella canzone, mi rimproverava poco, cercava di farmi capire, più che altro, un insegnamento fatto con dolcezza e intelligenza. Un bambino parla di un padre che si differenzia dagli altri per il modo diverso di dedicarsi a lui".
In fondo Superbabbo si lega idealmente a Lettera a Pinocchio ma anche alla sua precedente Caro Babbo, in cui descriveva il suo rapporto con suo padre tra molti chiaroscuri.
"Sì, è sempre una lettera diretta al proprio padre. Con la differenza che Caro babbo è una lettera un po' più dura, perché io con mio padre durante l'adolescenza ho vissuto anche momenti di contrasto dovuti a incomprensioni, soprattutto quando decisi di abbandonare la scuola superiore per dedicarmi al Conservatorio e alla musica. Ci fu un momento di paura per mio padre, stavamo attraversando un momento difficile per la malattia di mia madre e la mia decisione gli sembrava un salto nel vuoto. Avrebbe voluto una strada più sicura ma non c'è mai una strada più sicura, per nessuno, la vita va presa seguendo il proprio istinto. Quello che ho ascoltato e imparato in questi anni, le persone che ho incontrato, le parole che ho ascoltato, gli incontri con Bigazzi, con Mogol, con Cecchetto, tutti quelli che ho conosciuto mi hanno dato qualcosa".
Il testo di Caro Babbo è molto duro, a un certo punto lei dice "ho portato come un lutto il tuo sangue nelle vene".
"Il rapporto è diretto, e quando è così diretto non va per il sottile. E' come in Bella stronza quando dico "mi verrebbe di strapparti quei vestiti da puttana": il rapporto diretto grida in faccia esattamente l'emozione che si sta vivendo in quel momento".
In effetti, Masini allo Zecchino d'Oro è una sorpresa, ripensando alle critiche che lei ebbe e alle censure che subì all'epoca per Bella stronza e per Vaffanculo.
"Erano due canzoni che trovavano le loro ragioni in dei luoghi comuni. Bella stronza racconta una storia che credo sia successa a tutti, anche alle donne è capitato un 'Bello stronzo' della situazione. Vaffanculo aveva una motivazione generazionale, si veniva da un momento molto difficile, di smarrimento generale, alla fine degli anni Ottanta cominciavano a sperperarci i soldi e poi avrebbero finito di rubarli con Tangentopoli. Avevamo perso fiducia, avevamo perso i leader, la politica smetteva di essere materia viva da imparare e diventava solo comunicazione. Vaffanculo è un inno alla libertà di pensiero".
Lei per quel titolo ebbe molte critiche e venne censurato, poi Grillo lo ha sdoganato e lo ha fatto diventare uno slogan politico.
"Sì, anche se in un momento di rabbia diverso, però si vede che in quel momento l'arrivo dei Cinque Stelle ha avuto lo stesso effetto che aveva avuto Masini negli anni Novanta, quando la gente si era rotta di una certa situazione. Vuol dire anche che il titolo era forte, e che la vita ha fasi cicliche, ma non si possono fare paragoni. Quando feci sentire Ci vorrebbe il mare a mio zio che aveva 84 anni mi disse che gli sembrava soltanto frastuono. Quando sono uscite tante mie cose non sono state capite, anche se poi i numeri mi hanno dato ragione".
Ci sono canzoni che ha scritto ma che non pubblicherebbe mai?
"Ci sono canzoni scritte a caldo, sono un po' come le reazioni d'impulso in cui rischi di rovinare tutto, a volte è meglio rifletterci, e dormirci sopra. Sono canzoni che appartengono a un preciso momento, in cui tiri fuori paure e fantasmi che non esistono. Mi è successo spesso, ad esempio con le canzoni scritte durante il lockdown, che poi a risentirle in un momento come questo, in cui finalmente si intravede un cammino di normalità, le trovi limitate. Non è successo soltanto a me: pochi giorni fa ho festeggiato i 30 anni di carriera con un concerto all'Arena di Verona ricco di ospiti e amici e ne parlavamo tra noi, quel momento ci ha stroncato, tra l'altro siamo stati i primi a fermarci e saremo gli ultimi a ripartire. Ognuno di noi nel lockdown ha scritto qualcosa, ma poi lo rileggi o lo riascolti e vale solo per quel momento, dopo non ha più senso".
Superbabbo è un pezzo di dance music elettronica, è strano trovarlo in un concorso come lo Zecchino d'Oro.
"Sì, è un brano che suona come la dance commerciale di qualche anno fa, perché ora la commerciale si è evoluta e raffreddata. Sul piano musicale mi sono sentito libero di scriverla in questo modo, vengo dalla dance e negli anni Ottanta ho usato le prime tecnologie di quegli anni, come batterie elettroniche e sequencer. Il problema è stato invece scrivere il testo con gli altri autori con i quali ho lavorato, per adattarlo all'infanzia, cercando di calarci nello sguardo di un bambino, mantenendolo al tempo stesso efficace metricamente per rispettare la dance".
Lei ha figli?
"No, ma credo che in questo caso in realtà mi abbia favorito, perché io ancora mi sento figlio, sotto certi aspetti resto bambino, ho vissuto quel momento e non l'ho ancora rimpiazzato".
In questo Zecchino d'Oro ci sono altri autori importanti come Claudio Baglioni, Flavio Premoli della Pfm, Franco Fasano, Giovanni Caccamo: il confronto la preoccupa o la stimola?
"Tutti i confronti mi lusingano, sono felice di far parte di questo cast ma più che altro di aver avuto la possibilità di interagire con i bambini. La bambina Zoe che canta Superbabbo è venuta in studio da me, abbiamo fatto il provino provando le tonalità e vari tipi di interpretazione. A me piace fare la produzione e gli arrangiamenti e seguire l'interprete. E' stata una bella esperienza, per me che non ho mai voluto fare l'insegnante perché non ritengo di essere un cantante, solo un cantante di istinto. Ho provato un'esperienza nuova nel dirigere Zoe, mi sono sentito orgoglioso di aver fatto una bella cosa".