Chi ha ucciso i Beatles? Paul McCartney riapre il giallo, gli indiziati sono sei
di Ernesto Assante , di Ernesto Assante“Non sono stato io”. Paul McCartney, a oltre cinquant’ anni dall’evento che ha messo fine all’avventura dei Beatles e agli anni Sessanta, torna a ribadire la sua verità, affermando in maniera decisa di non essere stato il responsabile dello scioglimento dei Beatles e che la colpa della fine della band è stata di John Lennon. Lo ha detto in un’intervista alla BBC che andrà in onda il 23 ottobre e che l’Observer ha anticipato. “Non sono io la persona che ha istigato la scissione, eh no! Un giorno John è entrato in una stanza e ha detto 'Lascio i Beatles'. E questa sarebbe la mia istigazione alla scissione?”. Colpa di John, dunque, perché Paul invece voleva che la band restasse unita. E ha aggiunto anche che, contrariamente a quanto si è detto per tanti anni, non è stata colpa di Yoko Ono.
Sono passati cinquantadue anni da allora e l’argomento è ancora dibattuto, e…
“Non sono stato io”. Paul McCartney, a oltre cinquant’ anni dall’evento che ha messo fine all’avventura dei Beatles e agli anni Sessanta, torna a ribadire la sua verità, affermando in maniera decisa di non essere stato il responsabile dello scioglimento dei Beatles e che la colpa della fine della band è stata di John Lennon. Lo ha detto in un’intervista alla BBC che andrà in onda il 23 ottobre e che l’Observer ha anticipato. “Non sono io la persona che ha istigato la scissione, eh no! Un giorno John è entrato in una stanza e ha detto 'Lascio i Beatles'. E questa sarebbe la mia istigazione alla scissione?”. Colpa di John, dunque, perché Paul invece voleva che la band restasse unita. E ha aggiunto anche che, contrariamente a quanto si è detto per tanti anni, non è stata colpa di Yoko Ono.
Sono passati cinquantadue anni da allora e l’argomento è ancora dibattuto, e lo sarà ancora di più nelle prossime settimane quando arriverà su Disney+ Get Back, il film kolossal di Peter Jackson realizzato usando tutto il materiale girato nel 1969 per il film Let it be di Michael Lindsay-Hogg, moltissime ore inedite che per la prima volta potremo vedere. Comprese tutte le tensioni, ma anche l’armonia, che teneva insieme la band mentre realizza Abbey Road e Let it be. Immagini e parole che, comunque, risultano ancora molto confuse anni dopo gli avvenimenti, anche perché nelle interviste dell’epoca, prima dell’ufficiale annuncio di McCartney, sembra che ancora ragionassero su cosa fare nel loro album successivo. Ma allora, chi è stato davvero a portare i Beatles allo scioglimento? Proviamo a mettere ordine tra le diverse ipotesi.
E’ stato Paul
Tecnicamente è indiscutibile che lo scioglimento dei Beatles sia stato opera di Paul McCartney. E’ stato lui a fare causa agli altri tre il 31 dicembre del 1970, chiedendo la "dissoluzione" della band. Era lui a opporsi alla scelta degli altri tre di avere come manager Allen Klein, caldeggiando invece l’arrivo di Lee Eastman, padre di Linda, sua moglie. E lui il primo ad avere, quindi, un manager diverso da quello degli altri tre. E fu sempre McCartney a insistere perché il suo primo album solista uscisse prima di Let it be, annunciandone la pubblicazione all’insaputa degli altri tre, affermando nella stessa intervista che i Beatles erano finiti.
La leggenda narra che Ringo, John e George siano andati, la sera del 31 dicembre, a tirare sassi contro la finestra della casa di Paul. La realtà è che quando Lennon incise How do you sleep, acidissimo brano contro Paul presente in Imagine, pubblicato nel 1971, a suonare la chitarra ci fosse anche George. E va anche ricordato che mentre Ringo, John e George hanno suonato ognuno con l’altro nei rispettivi album, con Paul ci ha suonato solo Ringo, mentre gli altri due non lo hanno più fatto dopo lo scioglimento dei Beatles. Paul in realtà voleva tenere in piedi la band, lo dimostrano i filmati di Get Back che vedremo tra qualche settimana, lo dimostrano i reiterati tentativi di far tornare la band a suonare dal vivo, la spinta a fare dischi, la convinzione di portare a termine il film. Ma proprio questa sua insistenza lo aveva portato ad avere un ruolo da "leader" che gli altri mal sopportavano, in special modo Harrison.
E poi, lasciatecelo dire, che Paul litigasse con John era del tutto normale, che litigasse con George decisamente meno (Paul disse molte volte che le canzoni di George non erano granché e che l’equilibrio raggiunto per Abbey Road era sbagliato), ma che litigasse con Ringo era del tutto assurdo. Eppure lo fece, mandandolo al diavolo, letteralmente, quando Ringo andò a casa sua cercando di farlo ragionare e di evitare di pubblicare il suo album solista prima dell’uscita di Let it be. Paul non solo rifiutò, ma cacciò letteralmente di casa Ringo, che fu sorpreso e amareggiato da quanto accaduto e non parlò con Paul per molto tempo.
E va ricordato che Paul, in un momento di sicura insicurezza personale che per fortuna oggi sembra essersi risolto per il meglio, arrivò addirittura a chiedere, agli inizi degli anni Duemila, di invertire l’ordine delle firme, Lennon/McCartney, nei brani che aveva scritto lui, trasformandolo in McCartney/Lennon.
E’ stato George
Raramente viene segnalato come "colpevole" dello scioglimento dei Beatles, ma quello che alla fine del 1969 era davvero meno convinto della realtà del gruppo era forse proprio lui, insoddisfatto dello spazio che gli altri due compositori gli lasciavano (in particolare insoddisfatto dell’atteggiamento di Paul), poco propenso a vedere prospettive, del tutto contrario a tornare a suonare dal vivo, largamente interessato ad altro, alle religioni orientali, alle amicizie musicali con Bob Dylan, Eric Clapton e Leon Russell. Le sue tensioni con McCartney rendevano evidente lo stato “miserabile” (come lo definì McCartney) della situazione e forse, a ben guardare, con gli occhi di oggi, la distanza che Harrison aveva all’epoca dalle cose beatlesiane sarebbe stata probabilmente incolmabile anche senza l’accelerazione imposta da McCartney agli eventi.
Harrison arrivò a lasciare, anche fisicamente, la band durante le riprese di Let it be, mal sopportando le critiche di Paul, ma anche Lennon. Ma al suo ritorno, pace fatta, gli altri tre accettarono le sue condizioni per andare avanti. E va detto che la scelta che fece di far arrivare un “quinto beatle” come elemento "pacificatorio" in studio, ovvero il tastierista e cantante Billy Preston, fu fatta da Harrison proprio per evitare che le tensioni esplodessero portando veramente la band al suo epilogo.
E’ stato John
Beh, c’è poco da dire: John il 20 settembre del 1969 annunciò agli altri tre la sua intenzione di lasciare la band. E questo è un fatto. I quattro (tre per essere precisi, perché Harrison non partecipò all’incontro) concordarono sul tenere segreta la scelta di John. Scelta che però nessuno ha mai detto fosse definitiva e in molti pensano, come sarebbe stato normale, fosse unicamente momentanea, una scelta “di fase” e non drastica. John fu il primo a pubblicare un singolo solista, Give peace a chance, il 4 luglio del 1969, e il primo a esibirsi dal vivo senza gli altri tre, nel settembre del 1969 a Toronto. John aveva iniziato la sua nuova vita con Yoko e questo dava, indubbiamente, meno centralità ai Beatles nella sua vita. E Yoko, oltretutto, aveva sostanzialmente sostituito Paul nel ruolo di "migliore amico".
John aveva scoperto un intero mondo assieme a Yoko e questo aveva senza dubbio portato a cambiare l’equilibro all’interno della band. Lennon guardava oltre, vedeva lontano, ma allo stesso tempo, come disse in diverse interviste all’epoca, non pensava che i Beatles fossero definitivamente sciolti, fino alla causa legale di McCartney. Il testo, tagliente, cattivo, durissimo, di How do you sleep, nel 1971, dipinge l’esatto quadro dei rapporti con Paul all’epoca, ma la battuta migliore resta: “Lui dice di aver lasciato la band, in realtà l’ho licenziato io”, detta da John in un’intervista poco dopo l’annuncio di Paul.
E’ stato Ringo
No, semplicemente e definitivamente no. Anzi, Ringo era quello che non aveva veri motivi di tensione con nessuno, li ebbe con Paul dopo che lui lo cacciò di casa. E proprio perché era stato il trait d’union tra tutti nella band, l’amico sincero e fidato, il paciere in molti casi, era l’unico che non voleva vivere senza gli altri tre. Fu il primo a pubblicare un album solista, Sentimental Journey, e tutti, McCartney compreso, erano d’accordo che sarebbe dovuto uscire prima di Let it be. Quando McCartney cambiò le carte in tavola annunciando la volontà di far uscire anche il suo album prima, Ringo andò a casa di Paul, solo per uscirne deluso e amareggiato.
Ringo è l’unico, davvero, all’indomani dell’inizio della battaglia legale con Paul, a desiderare ancora di far tornare insieme la band, o quantomeno a voler suonare con tutti. Scrive addirittura una canzone, che sembra una lettera aperta agli altri tre, si intitola Early 1970, e la pubblica come retro del suo più bel singolo, It don’t come easy, scritto e registrato assieme a George tra marzo e ottobre del 1970. Nel primo verso Starr parla del rapporto con McCartney, parla bene di Paul, del suo charm, della sua bella famiglia, della fattoria in Scozia, e conclude “E quando viene in città mi chiedo se suonerà con me”. Poi parla di John, del suo amore per Yoko, del bed-in per la pace e del percorso terapeutico di Janov che avevano intrapreso e conclude dicendo “E quando viene in città io so che suonerà con me”. Chiude con George, parlando dei suoi capelli lunghi, della sua chitarra, del cibo vegetariano che condivide con Patty Boyd, e dice “Ed è sempre in città suonando per voi con me”. E conclude dicendo “E quando io sono in città voglio vedere tutti e tre”. Fosse stato per lui i Beatles sarebbero stati in giro ancora per un bel po’ di anni.
E’ stata Yoko
Dobbiamo dare atto a Paul che negli ultimi anni, almeno da quando nel 1995 ha fatto pace anche legalmente con tutti gli altri e con Yoko in particolare, ha sempre detto in ogni possibile occasione, e anche in quest’ultima intervista, che Yoko nello scioglimento dei Beatles non ha colpa. Non siamo sicuri che ci creda davvero, ma ci accontentiamo della posizione odierna. Sicuramente l’arrivo di Yoko al fianco di Lennon non ha favorito l’armonia tra i quattro, ha scardinato abitudini, rotto consuetudini, infranto i meccanismi ormai oliati del “boy’s club” essendo la prima ragazza ad entrare veramente nel ristretto circolo beatlesiano.
La sua presenza costante in tutte le ultime session di registrazione (persino con un letto, dopo un incidente) e nel concerto sul tetto, rendono bene l’idea di quanto la sua presenza potesse essere ingombrante. Ma non c’è alcuna testimonianza che possa indicare che davvero Yoko abbia "spinto" Lennon fuori dai Beatles e nemmeno che ci fossero forti tensioni tra gli altri tre e lei. Di sicuro Yoko ha portato Lennon in un “altrove” artistico, politico, sentimentale, fisico, che era distante dai Beatles, ma questo avrebbe potuto essere un elemento di arricchimento della vita della band e non necessariamente di distruzione.
Sta di fatto, comunque, che la sua presenza non sia stata certamente “pacificatoria” all’epoca e che un peso, non indifferente, nel disequilibrio che portò alla fine del gruppo, lo ha certamente avuto, magari indiretto, ma sicuramente c’è stato.
E’ stata Linda
Non dimentichiamo Linda Eastman, diventata McCartney il 12 marzo del 1969, nel bel mezzo della crisi, pochi giorni prima del matrimonio, avventuroso, di John e Yoko avvenuto il 20 marzo del 1969. Lei, per molti versi sottovalutata, è stata "la Yoko di Paul", presentissima nella sua vita, anche se non in studio con gli altri beatle, e non è poco. Non va dimenticato che Paul litigò con gli altri tre perché voleva avere come manager il padre di Linda, Lee Eastman, e che lo ebbe per un po’, lui da solo perché gli altri tre scelsero Allen Klein. La convivenza con Klein non fu idilliaca e alla fine Eastman scese dal carro beatlesiano. Ma rimase saldamente nel campo di McCartney, fu lui a redigere l’atto con il quale Macca chiedeva lo scioglimento della band.
Che il padre della moglie consigliasse il genero è ragionevole, ma è facile supporre che Linda in tutto questo movimento familiare e legale abbia giocato un ruolo, non necessariamente pacificatorio. E così come Yoko si trovò a suonare e cantare con John, Linda si trovò a far banda con il marito nei Wings. Che sia colpa di Linda non è possibile provarlo, e come nel caso di Yoko non ci sono nemmeno testimoni di grandi tensioni pubbliche tra i quattro a causa sua. Ma è certo che Paul, una volta separato dagli altri tre, ha trovato in Linda la sua nuova famiglia, anche lui è andato in un “altrove” musicale e artistico la cui porta è stata aperta anche dalla consorte.