Vasco, rock e politica: "Sento arrivare nell’aria una valanga di ignoranza"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteMILANO - Entra con lo smartphone acceso in diretta Instagram, «voglio far vedere che faccia hanno i giornalisti», dice ridendo. È di buon umore Vasco Rossi che a Milano presenta in conferenza stampa il nuovo singolo, Siamo qui, in uscita domani ad anticipare l’album dallo stesso titolo, su piattaforme e nei negozi il 12 novembre, a sette anni dall’ultimo lavoro, Sono innocente. Sette anni in cui tutto è cambiato «e sono cambiato anche io» dice, «pensate quante cose sono cambiate da quando cantavo “voglio una vita spericolata, la voglio piena di guai”. Li ho avuti, va bene, ma adesso “siamo qui’». Parla di tutto, ha perfino dei fogli di appunti per non perdere il filo, scritti a mano «perché stamattina ho litigato con la stampante».
Soprattutto, parla di politica. «In Italia c’è una destra estremista, ci deve essere una destra in un gioco politico — osserva…
MILANO - Entra con lo smartphone acceso in diretta Instagram, «voglio far vedere che faccia hanno i giornalisti», dice ridendo. È di buon umore Vasco Rossi che a Milano presenta in conferenza stampa il nuovo singolo, Siamo qui, in uscita domani ad anticipare l’album dallo stesso titolo, su piattaforme e nei negozi il 12 novembre, a sette anni dall’ultimo lavoro, Sono innocente. Sette anni in cui tutto è cambiato «e sono cambiato anche io» dice, «pensate quante cose sono cambiate da quando cantavo “voglio una vita spericolata, la voglio piena di guai”. Li ho avuti, va bene, ma adesso “siamo qui’». Parla di tutto, ha perfino dei fogli di appunti per non perdere il filo, scritti a mano «perché stamattina ho litigato con la stampante».
Soprattutto, parla di politica. «In Italia c’è una destra estremista, ci deve essere una destra in un gioco politico — osserva — ma non pericolosa come quella che si profila all’orizzonte, che semina divisione. Anche i toni di Meloni e Salvini sono divisivi, creano odio per avere consensi». Il commento parte da Undicesimo comandamento, la canzone che apre il nuovo album: «Sento nell’aria una valanga di ignoranza che sta arrivando, che è arrivata. E nella canzone ironicamente dico che conviene arrendersi. Io pensavo che si potesse spiegare una cosa a uno che non la pensa come te, ma non ci si può discutere — continua — conviene arrendersi a oltranza. Così dai nuovi governanti estremisti e populisti ci possiamo aspettare non solo nuove leggi speciali, ma un vero e proprio undicesimo comandamento, che sarà forse di amare loro più di chiunque altro. Sono irresponsabili che cavalcano le paure della gente. Non dovrebbero esistere». Non è tenero neanche con i No Vax: «Credono che ci sia un complotto perché non riescono ad accettare la realtà quindi pensano che ci debba essere dietro qualche cosa».
Se l’album è decisamente un disco rock, anche lui è abbastanza rock da non tacere su nulla — a parte i guai del figlio. I mesi della pandemia, «un’esperienza che non avrei mai immaginato di vivere», la fatica di trovare alternative alla musica («sono stato a cavallo, ho visto campi da golf, ma non mi piace far niente, solo la musica»).
Per il singolo cita Heidegger, parla della condizione umana, dell’inferno della mente «che è molto più vero dell’inferno di cui si parla sempre», di rapporti di coppia: «Quello che conta non è il comportamento di uno o dell’altro, ma il progetto di famiglia che va tenuto in piedi e difeso da tutto, anche da se stessi. So di essere in controtendenza ma credo che gli uomini si misurino anche dalla loro capacità di mantenere le promesse che fanno». Parla dell’amore, «che oggi è fluido e giustamente ognuno fa come gli pare».
Siamo qui è un album rock, e il rock resta il cuore della sua musica, «i brani prodotti da Vince Pastano, ovviamente, suonano così, ma anche le ballate, prodotte con l’aiuto di Celso Valli, sono rock, non chiamiamole pop, chiamiamole ballate» tiene a sottolineare. «L’album si chiama Siamo qui, al plurale, perché mi arrogo la possibilità e il diritto di parlare a nome di un popolo. Ho sempre raccontato cose che avevo dentro di me, scoprendo che molti avevano le stesse cose dentro. Non sono stato mai un maestro, tanto meno cattivo. Gli artisti raccontano la realtà, se vuoi sapere com’è ascolta gli artisti, non gli puoi dare la responsabilità di quello che accade. Non sono le canzoni a influenzare i giovani — conclude — ma la politica, la comunicazione, la pubblicità, la tv. Se sapessi come influenzare i giovani lo avrei fatto da un pezzo…».