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I cinque dischi della settimana: le pagelle di Ernesto Assante

Musica e artisti da conoscere o riscoprire, ascoltare o riascoltare
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Brandi Carlile - In these silent days

Se vi piace il genere “americana” non dovrebbe esservi sfuggito il precedente album di Brandi Carlile, brava, profonda, riflessiva, tradizionale, personalissima. Pochi strumenti tradizionali, un generale atteggiamento pop, fanno dell’album un prodotto trasversale, in grado di accontentare palati diversi. Lei scrive e canta benissimo, fuori dal tempo e dagli schemi, molto più convincente dove la tradizione vibra (This time tomorrow, Broken Horses) che in quelli dove prova ad addomesticarla. Ma il tutto è molto ben congegnato e emotivamente coinvolgente.
Voto 7

Pond - 9

Mescolare i generi è oggi la regola, ma non si tratta di contaminazione, piuttosto di semplici finestre aperte sulla contemporaneità, sull’orizzontalità delle piattaforme e il rumore di fond…

Brandi Carlile - In these silent days

Se vi piace il genere “americana” non dovrebbe esservi sfuggito il precedente album di Brandi Carlile, brava, profonda, riflessiva, tradizionale, personalissima. Pochi strumenti tradizionali, un generale atteggiamento pop, fanno dell’album un prodotto trasversale, in grado di accontentare palati diversi. Lei scrive e canta benissimo, fuori dal tempo e dagli schemi, molto più convincente dove la tradizione vibra (This time tomorrow, Broken Horses) che in quelli dove prova ad addomesticarla. Ma il tutto è molto ben congegnato e emotivamente coinvolgente.
Voto 7

Pond - 9

Mescolare i generi è oggi la regola, ma non si tratta di contaminazione, piuttosto di semplici finestre aperte sulla contemporaneità, sull’orizzontalità delle piattaforme e il rumore di fondo che ci circonda. I Pond interpretano i tempi con sufficiente saggezza, producendo un album che è perfetto per un pomeriggio in casa ora che arriva l’inverno, ma anche per un percorso lungo in macchina, immaginandosi altrove. L’avremmo definito “indie” qualche anno fa, oggi forse è mainstream. Buon viaggio.
Voto 7

Coldplay - Music of the spheres

C’erano i Coldplay dei primi anni Duemila, introspettivi, pianocentrici, commoventi, originali. Oggi c’è una band con lo stesso nome che ha una parentela relativa con la precedente. Ne ha conservato alcuni pregi, la comunicativa, la forza e l’energia interiore, certo gusto melodico, ma ha perso molte altre cose lungo la strada. Strada impervia, in realtà, quella nella quale cercare la definizione per un pop di oggi che sia adatto ai tempi, ma Chris Martin e i suoi fanno del loro meglio, tra qualche leggerezza di troppo e qualche bella canzone. Quindi si arriva al finale, Coloratura, che è il manifesto della “musica a colori” che la band propone da tempo, perfetto esempio di quello che sa essere il pop dei Coldplay quando Martin dimentica i BTS e guarda altrove.
Voto 7 ½

Carmen Consoli - Volevo fare la rockstar

Che sia brava non lo dobbiamo dire noi, tutti lo sanno. Che per qualche anno abbia cercato di dare supremazia alla parola dimenticando la sua capacità di modellare la forma canzone secondo i suoi desideri, è altrettanto vero. Oggi, invece, Carmen Consoli riprende tutta la sua arte, con sicurezza, convinzione, amore, e produce un album che non conosce noia, elegante e appassionato, dieci canzoni che sono canzoni vere, dove pop, rock e canzone d’autore si fondono in perfetto equilibrio. Lei canta come solo lei sa fare, suoni e atmosfere sono sempre in grado di dare profondità alle parole e il risultato è eccellente.
Voto 8 ½

Beatles - Let it be

La riedizione dell’ultimo album dei Beatles, cronologicamente parlando, è imperdibile per tutti i maniaci ossessivi della band di Liverpool. C’è la versione che tutti conosciamo, anche se magistralmente rimixata da Giles Martin, c’è la versione di Glyn Johns “cancellata” dalla storia e all’epoca intitolata Get Back, ci sono le Apple Session e una grande quantità di prove e alcune jam session. Insomma, perle dell’infinita collana beatlesiana, che giunge all’ultimo capitolo in pompa magna, con un supercofanetto e il film con ore e ore di riprese inedite dei Fabs al lavoro. Insomma, si piange, si ride, ci si commuove, come quando si ritrovano a cena dei vecchi amici.
Voto 10