Måneskin, il fenomeno che l’algoritmo non sa spiegare
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Gino Castaldo
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La band romana alla conquista dell'America: dopo Jimmy Fallon, a novembre apriranno un live dei Rolling Stones
Aggiornato 3 minuti di lettura
Perché è una febbre benigna, perché "italians do it better", perché il vento degli ormoni corre con loro, perché mezza musica americana senza neanche farci troppo caso porta cognomi di origine italiana, perché le favole esistono, perché perché perché... È la domanda del secolo, o perlomeno di questo momento, che passa di bocca in bocca, rimbalza da un post all'altro, tra commenti velenosi, stupiti, fanatici. Come hanno fatto? Che ci fanno quei quattro ragazzi romani, sboccati e rocchettari lì, sulla cima del mondo? Quasi avessero usurpato un posto al quale non hanno alcun diritto. Non hanno inventato niente, dicono i maligni, quel rock esiste almeno da una cinquantina d'anni. Vero, ma anche falso. Se per questo il rock esisteva anche da prima del rock, perché in musica quello che veramente si inventa non è un guscio di stile ma un senso da dare alle cose e i Måneskin un s…
Perché è una febbre benigna, perché "italians do it better", perché il vento degli ormoni corre con loro, perché mezza musica americana senza neanche farci troppo caso porta cognomi di origine italiana, perché le favole esistono, perché perché perché... È la domanda del secolo, o perlomeno di questo momento, che passa di bocca in bocca, rimbalza da un post all'altro, tra commenti velenosi, stupiti, fanatici. Come hanno fatto? Che ci fanno quei quattro ragazzi romani, sboccati e rocchettari lì, sulla cima del mondo? Quasi avessero usurpato un posto al quale non hanno alcun diritto. Non hanno inventato niente, dicono i maligni, quel rock esiste almeno da una cinquantina d'anni. Vero, ma anche falso. Se per questo il rock esisteva anche da prima del rock, perché in musica quello che veramente si inventa non è un guscio di stile ma un senso da dare alle cose e i Måneskin un senso l'hanno trovato, se lo sono guadagnato. È una storia quasi troppo bella per sembrare vera, ed è questo che affascina.
Gli americani, che di rock non ne volevano più sapere, sembrano divertirsi pazzamante all'idea che siano quattro ragazzini italiani spudorati a ributtarglielo in faccia. Bastava guardare la faccia eccitata diJimmy Fallon che faceva l'air guitar su Beggin', quasi incredulo, come a dire: come può essere? Ebbene può essere, perché qualcuno doveva pur riprendere quel gusto acidino, quel labile confine tra lustrini glam, trasgressione e menefreghismo che era rimasto lì, buttato via come un giardino incolto che nessuno voleva più curare.
Loro se lo sono preso, fuori tempo, fuori sincrono, mentre tutti gli altri ragazzi macinavano autotune e supertrap, hanno fatto girare gli orologi al contrario e hanno dimostrato molte cose: che il gruppo fa la forza, com'era un tempo e come può sempre di nuovo essere, che sono uomini e donne al punto giusto, ovvero tutti un po' donne e tutti un po' uomini, che possono cantare una loro Mammamia in inglese strappando il primato del titolo agli Abba e trasportandoli in una vasca di Lsd. Sono belli, attraenti, sono un orgoglio altamente italiano, quattro scugnizzi alla corte del re, sono irresistibili e forse lo sarebbero stati anche facendo musica da camera o tango argentino, perché comunicano con le facce, con i corpi e con qualcosa che neanche loro sanno di avere, e hanno dimostrato che è sempre imprudente dare il rock per morto, perché è lì a covare risentito sotto le ceneri pronto a rinascere.
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È già successo, la storia si ripete. Senza fare paragoni imbarazzanti, negli anni 60 gli americani di blues e rock'n'roll non volevano più sentirne parlare. Fu Jimi Hendrix a spiegargli che il blues poteva essere il futuro, ma solo dopo essere emigrato a Londra e aver avuto successo in Europa, e poi ci fu lo sbarco di Beatles e Rolling Stones. 0ra saranno loro, i grandi padri Stones, il 6 novembre a Las Vegas, a lasciare che i i Måneskin aprano il loro concerto. Com'era già successo a Londra e in tutta Europa gli americani sono lì alla finestra a guardare gli italiani che vincono, come sta succedendo nello sport.
È l'anno degli italiani, lo sentono tutti, all'estero queste cose le fiutano. Anche i veterani sono incuriositi, si sono portati Iggy Pop dalla loro parte, Little Steven è andato a vedere un loro concerto (e magari farà un minuzioso report al Boss). Che un gruppo italiano rock potesse avere successo in casa anglosassone è uno degli esiti più soprendenti che la storia della musica potesse offrirci. Precedenti pochi, anzi nessuno. Prima di loro da Fallon c'era andato solo Bocelli, ma quello è il melodramma e quel primato, almeno quello, ce l'hanno sempre riconosciuto. Da Letterman c'erano andati Benigni, la Carrà e Marcello Mastroianni, ma erano campioni di altro genere.
Ethan, Victoria, Thomas e Damiano sono un giovane diversivo alle cupezze che in questi due anni hanno afflitto milioni di ragazzi, sono il lieto fine in un oceano di depressione. Sentite bene come Damiano in Mammamia canta "They ask me why I'm so hot, I'm italiano" indugiando con sguardo felino sulla parola "italiano". C'è dentro un mare di malizia, una sagacia istintiva che raccoglie un tesoro sepolto e dimenticato.
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La musica è spesso un mistero, e anzi deve esserlo, e se per caso vi sembra ancora assurdo che i Måneskin possano avere tutto questo successo, pensate per un momento che al di là di ogni possibile analisi razionale, ci sarà sempre qualcosa di sfuggente. Ma è questo il bello: l'irruzione dell'inaspettato in un mondo governato da certezze matematiche. Questo almeno non l'aveva previsto un algoritmo. Amiamoli anche senza capire, per la stessa ragione per cui non vogliamo che qualcuno venga a spiegarci le nostre favole preferite.