✕

Musica, femminile singolare: la nuova vita di Beba, 'Crisalide' che ha messo le ali

La rapper torinese pubblica l'album del cambiamento. Tra le collaborazioni Myss Keta, Willie Peyote, Carl Brave
2 minuti di lettura

Prima c'era Beba, che faceva rap e lo faceva bene. Tra le prime donne nel nostro Paese, convincente e forte. Oggi c'è Beba, stesso nome ma altro approccio alla musica, condensato in un nuovo album intitolato Crisalide. Il rap c'è ancora, la voglia di raccontare, esserci, è sempre forte, ma l'artista nel frattempo ha intrapreso un viaggio di crescita, di cambiamento, ben rappresentato da questo nuovo disco nel quale la distanza tra la Beba che era e la Beba che è si coglie al primo ascolto.

È il debutto vero e proprio per la rapper torinese, 28 anni e un lungo percorso musicale nel quale ha fatto tante cose (compreso un Machete Mixtape 4 in cui veste i panni della primadonna, in senso storico e figurato), ed è l'approdo di una crescita personale. "Ma è soprattutto un punto di partenza -  ci dice - oggi penso di avere maggiori certezze ma ancora tante cose da imparare, ma è l'inizio di un percorso…

Prima c'era Beba, che faceva rap e lo faceva bene. Tra le prime donne nel nostro Paese, convincente e forte. Oggi c'è Beba, stesso nome ma altro approccio alla musica, condensato in un nuovo album intitolato Crisalide. Il rap c'è ancora, la voglia di raccontare, esserci, è sempre forte, ma l'artista nel frattempo ha intrapreso un viaggio di crescita, di cambiamento, ben rappresentato da questo nuovo disco nel quale la distanza tra la Beba che era e la Beba che è si coglie al primo ascolto.

È il debutto vero e proprio per la rapper torinese, 28 anni e un lungo percorso musicale nel quale ha fatto tante cose (compreso un Machete Mixtape 4 in cui veste i panni della primadonna, in senso storico e figurato), ed è l'approdo di una crescita personale. "Ma è soprattutto un punto di partenza -  ci dice - oggi penso di avere maggiori certezze ma ancora tante cose da imparare, ma è l'inizio di un percorso artistico che mi rappresenta davvero".

Soul, potremmo dire in modo generico,  r'n'b, o ancora "urban", tanto per usare delle etichette. Canzone, se vogliamo dirla tutta, perché Beba ha conquistato con forza e stile la voglia di raccontarsi, i testi hanno un peso rilevante, le melodie sono calibrate con attenzione. "È un viaggio nel quale sono ancora nel mezzo, una fase di metamorfosi che non si è ancora conclusa. Non mi ritrovavo più in quello che facevo, avevo bisogno di rimettere in discussione tutto e l'occasione del lockdown mi ha aiutata a mettere a fuoco meglio quello che volevo raccontare, anche quello che non avevo mai raccontato. Con il rap avevo uno scudo per difendermi e farmi rispettare, adesso ho bisogno di altro".

Così Crisalide ci presenta un'artista più matura e completa, diremmo una cantautrice se la definizione non sembrasse inadeguata ai tempi. Ma è così: Beba è una cantante e autrice che vuole "fare musica, sperimentare, con tutta l'emotività che è necessaria, senza limiti e barriere di generi o stili". E con molti amici che la aiutano e sono presenti nel disco: "Sono tutte collaborazioni nate da stima artistica e personale, con Angelino Panebianco sono amica così come con Willie Peyote. Con Myss Keta ci eravamo riproposte da tempo di fare una cosa insieme, mentre con Carl Brave tutto è nato da un suo messaggio di complimenti per Narciso. Il tema centrale dell'album è quello dei rapporti umani, amicizia, amore, declinati in molti modi differenti, tra gioia e sofferenza".

Ma nelle canzoni c'è anche parte della storia di Beba, dei suoi rapporti con gli altri, raccontata cercando di tenere in equilibrio verità e creatività. Anche quando, come in Bambola, la materia diventa personale, toccando il tema della maschilismo che domina ancora l'ambiente musicale con parole come "giovani donne messe a battere sulla strada per il successo / Perché qualche maschietto pensa che da sola non ci riesco / In Italia non sei brava, ma ti hanno portata al letto / Vogliono solo giovanotti e signorine / In fila col sorriso davanti alle ghigliottine". O ancora, "Ma quali quote rosa nel disco / Se ti chiama per farti cantare tutti questi pezzi sopra il femminismo / Ma scritti da maschi, non li capisco / A volte leggo qualche minorenne / Che mi scrive nei DM cosa mi farebbe / Guarda che se dici "troia" quello non ti cresce / Ti assicuro, ho visto nudi certi rapper / La musica italiana è un vecchio che ti guarda e sbava / Su un tappeto rosso sangue schiaffata in prima serata / Col vestito da sfilata e nel petto un coltellata / Prima mi ammazza, poi dice: 'Se l'è cercata'".

"Le autrici non sono tante e quelle che ci sono non vengono valorizzate - conclude - ci sono sempre troppi pregiudizi, sempre tante pressioni. Ma le cose possono cambiare, il momento è buono, non solo per avere più donne nel rap ma in generale nella musica italiana".