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Tom Morello: "Io, nero, mi sono salvato dai razzisti perché troppo bianco"

Lettera aperta del chitarrista dei Rage Against The Machine: quel colore della pelle che lo ha protetto dalla discriminazione
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New York - "Nel 1965 contribuii a desegregare la città di Libertyville, Illinois. Nel condominio dove sperava di trasferirsi mia madre insegnante, una donna divorziata con figlio, non accettavano persone nere o famiglie interraziali. Avevo un anno appena: eppure il problema ero proprio io". Inizia così il lungo racconto pubblicato ieri sulla pagina degli editoriali del New York Times firmato Tom Morello. Sì, il 57enne leader dei Rage Against the Machine, il mitico chitarrista che ha saputo fondere rock e metal con funk e hip hop rinnovando completamente le sonorità del suo strumento, chiamato persino da Bruce Springsteen per suonare in tour con il suo gruppo, la E Street Band. Un artista da sempre impegnato politicamente: tanto da aver fatto da colonna sonora a Occupy Wall Street - il movimento contro il capitalismo finanziario nato nel 2011 - coi suoi concerti live nella piazza occupata di Zuccotti Park a New York. Di recente, ha contribuito al p…

New York - "Nel 1965 contribuii a desegregare la città di Libertyville, Illinois. Nel condominio dove sperava di trasferirsi mia madre insegnante, una donna divorziata con figlio, non accettavano persone nere o famiglie interraziali. Avevo un anno appena: eppure il problema ero proprio io". Inizia così il lungo racconto pubblicato ieri sulla pagina degli editoriali del New York Times firmato Tom Morello. Sì, il 57enne leader dei Rage Against the Machine, il mitico chitarrista che ha saputo fondere rock e metal con funk e hip hop rinnovando completamente le sonorità del suo strumento, chiamato persino da Bruce Springsteen per suonare in tour con il suo gruppo, la E Street Band. Un artista da sempre impegnato politicamente: tanto da aver fatto da colonna sonora a Occupy Wall Street - il movimento contro il capitalismo finanziario nato nel 2011 - coi suoi concerti live nella piazza occupata di Zuccotti Park a New York. Di recente, ha contribuito al progetto Girl with a guitar, insegnando online, insieme a molti altri musicisti famosi, a suonare la chitarra alle ragazzine afghane orfane o vittime di violenze. Giovanissime che poi, col ritorno dei talebani, si è impegnato a far evacuare.


Proprio come l'ex presidente Barack Obama, anche Tom è figlio di una coppia mista: la madre di origini piemontesi, Mary Morello, è un'attivista dei diritti civili ormai ultranovantenne. Il padre, Ngethe Njoroge, è un giornalista ed ex diplomatico keniota, nipote del Jomo Kenyatta che fu presidente del Kenya fra il 1964 e il 1978. "All'epoca mamma aveva eccellenti credenziali di insegnamento ma se i consigli scolastici erano disposti a dare un posto a una divorziata, tutti in città pensavano dovessimo vivere nei sobborghi, appunto perché eravamo una famiglia mista. Finché al nostro agente immobiliare non venne un'idea. Assicurò l'intero vicinato che io non ero un normale bambino "negro", come ancora si diceva allora, ma un esotico principe africano. Quella bugia mi ha perseguitato per tutta l'infanzia, eppure funzionò".


Già. È una lunga riflessione su identità e razza quella che il musicista affida al quotidiano della Grande Mela, dopo essersi sentito dire da un fan: "Non m'importa il colore della tua pelle, considerami daltonico. Mi godo lo spettacolo senza pensare ad altro". Un tentativo di non dar peso alla questione razziale che però ancora tormenta l'America. "No, grazie, le cose non stanno così", risponde ora Morello. "La tonalità della mia pelle è sempre stata la stessa, eppure ha miracolosamente cambiato colore nel corso degli anni. Per tutta la vita e per la mia trentennale carriera sono stato costretto a camminare sul filo, bilanciando rock e razza. Due elementi considerati da molti inconciliabili. Diventati il cuore del mio lavoro artistico e sociale". Cresciuto come afroamericano ("I compagni di scuola mi toccavano i capelli ricci, mi insultavano e si chiedevano davanti a me, tutto il tempo, se fossi intelligente come loro, tanto che mia madre dovette insegnarmi a difendermi dai razzisti") ha descritto un incontro ravvicinato, a 15 anni, con adepti della locale sede del Ku Klux Klan e raccontato di come sia stato percepito come bianco solo dopo aver preso la chitarra in mano. "Un segmento del mio pubblico va fuori di testa se dico di essere afroamericano. Siccome amavano la mia musica, sonorità tipicamente associate all'hard rock dei bianchi, pensano che sia come loro. Questa dissonanza cognitiva mi ha perseguitato per tutta la carriera". Fin dagli esordi: "Quando ho iniziato a esibirmi, ero tormentato da quello che oggi chiamo il fantasma di Jimi Hendrix, all'epoca ancora l'unico nero ad aver usato la sua chitarra per fare rock. E per quanto ai miei primi concerti volessi cimentarmi coi riff di Eddie Van Halen e Randy Rhoads, c'era sempre un idiota pronto a urlare: "Suona Foxy lady o Purple haze". Insomma, le hit di Jimi. Quando intonavo Eruption dei Van Halen o Hotel California degli Eagles rimanevano sconcertati. Probabilmente è successo allora. Pensarono che fossi un bianco. Solo, con la pelle un po' più scura".


Com'è finita, è già storia. Ma lui vuol ribadirla ugualmente: "Nella città dove sono cresciuto mi hanno chiesto di aprire la sfilata della Libertyville Days Parade, la più alta onorificenza concessa a un ex residente. Ho accettato. Lungo il percorso, lì dove un tempo mi minacciarono quelli del KKK con un cappio in mano, qualcuno mi ha urlato: "Tommy, stai zitto e suona la chitarra!". Oh, suonerò la mia chitarra, va bene. Ma voi dovrete fare attenzione a quello che ho da dire. Come canto con Damian Marley in The Achilles list appena pubblicato: "Tutto quello che ascolterete da me sono paurose storie di ingiustizia sociale"".