Dodici anni. Già nello scorrere normale del tempo sono tanti, oggi con l'accelerazione della nostra vita quotidiana sono tantissimi. Se poi guardiamo alla musica, a quello che è accaduto, dodici anni sono addirittura un'eternità. Eppure sono passati esattamente dodici anni dall'ultimo album di canzoni di Pier Cortese come cantautore, al punto che la definizione che all'epoca era sufficiente per delimitare il suo mondo sonoro oggi quasi non si usa più. Non che in questo lungo tempo Pier Cortese sia stato fermo, anzi, ha realizzato due album sotto la sigla Discoverland in compagnia dell'amico Roberto Angelini, ha scritto e prodotto due album di canzoni per bambini, ha scritto per altri artisti come Marco Mengoni e Fabrizio Moro, ha collaborato strettissimamente ai tour e agli album di Niccolò Fabi, ha lavorato per cinema e televisione, ha fatto di tutto e di più, ma non il 'cantautore'. Poi, all'improvviso, eccolo tornare in quei panni, dodici anni dopo, con un nuovo album (ma sì, chiamiamolo disco, come si poteva fare dodici anni fa), intitolato non casualmente Come siamo arrivati fin qui.
La domanda è fin troppo ovvia: come siamo arrivati fin qui, dodici anni dopo?
"Inaspettatamente. È arrivata una fase di urgenza cantautorale, nell'accezione meno nostalgica possibile del termine. Cantautore è una parola che difendo e sostengo e che mi piace usare, nonostante sembri puzzare di vecchio e di stantio. Una parola all'interno della quale ci metto anche la parte da musicista produttore che inevitabilmente hanno preso il sopravvento o in questi anni. Anni in cui come cantautore ho lasciato un buco nero discografico, ma nei quali ho cercato nel frattempo di non fermarmi, mantenendo un aspetto creativo e una grande carica di entusiasmo. Quello che non mi andava era finire nel calderone generale, non mi piacevano i tempi vuoti del mio periodo 'mainstream', e mi sono preso una lunga pausa da quel mondo. Ora, avendo preso una rincorsa lunghissima, mi sento più pronto artisticamente rispetto ad allora".
Sì, ma dodici anni sono tantissimi...
"Sono due o tre ere musicali al giorno d'oggi, è un po' come svegliarsi e trovarsi in un posto completamente nuovo. Ma è affascinante anche per questo, riaffacciarsi in un mondo nuovo, ma con una dote di sicurezza maggiore, tante esperienze laterali ma molto utili, certamente più utili di quelle che avrei fatto continuando ad essere un cantautore".
Il risultato sono canzoni che hanno un sapore antico ma contemporaneo.
"Sì, è ovvio che io sia fuori dal linguaggio delle nuove generazioni, ma non sono fuori dal tempo. Nella forma sono rimasto legato all'idea del disco, e in questo si nota la distanza, ma credo sia l'unica cosa 'datata'. Personalmente mi sento di partecipare in pieno all'età musicale contemporanea, anzi ho addirittura l'ambizione di metterci dentro qualcosa di vecchio. Magari un ragazzo non ha dentro i Beatles o i Police, ma che ci possa essere un po' di Luigi Tenco in James Blake è uno stimolo che mi piace. Non voglio evitare il passato, dunque, ma farlo vivere in una forma contemporanea".
E infatti è un album 'folktronico', con tante chitarre acustiche ma anche molte altre visioni sonore.
"È cambiato proprio il presupposto con cui lavoro, prima partivo sempre con pianoforte o chitarra, adesso ho creato dei luoghi sonori più simili a una colonna sonora di un film che non esiste. Ci sono incontri storico-geografici di suoni, da quello malese alla chitarra inglese, dove le canzoni ci sono finite quasi per caso. La mia resta un'anima pop, ma non sono partito con quel tipo di approccio, e questo credo renda diverso il disco. Soprattutto perché alle volte la canzone è visibile, altre invece si muove in spazi sonori più grandi che non sentivo di dover interrompere con una parola o un ritornello".
Dopo dodici anni Pier Cortese si trova ad essere praticamente un'esordiente...
"Sono un esordiente acciaccato, con qualche dolorino alla schiena dovuto all'età..., ma anche con molta meno preoccupazione, senza particolari attese. Questa lunga pausa mi ha liberato da ogni ansia di prestazione e mi ha fatto capire di nuovo qual era il motivo per cui volevo e voglio fare musica. Quindi sì, affronto tutto con lo spirito di un'esordiente, sono curioso di sapere dove tutto questo mi porterà. Anche con i prossimi concerti, perché essendo un disco 'folktronico' cercherò anche dal vivo di dare questa idea musicale. Si parte da Torino il 27 novembre e sono sicuro che sarà un bel viaggio".