Il 'Mystic Motel' di Laila Al Habash: "Non vedo l'ora di suonare dal vivo. Anche se ho ancora molto da imparare..."
di Ernesto Assante , di Ernesto Assante"Sono contenta, emozionata, affaticata". Laila Al Habash, ventitré anni, romana di origini palestinesi, è alle prese con la prima grande tappa della sua carriera di artista, la pubblicazione del suo album d'esordio Mystic Motel. Un album decisamente interessante, che conferma le buone doti che la giovane artista aveva già messo in luce con una serie di singoli negli ultimi tre anni, realizzato con la collaborazione di un'autore del calibro di Niccolò Contessa e amici come Coez e Stabber. Cantautrice, ma anche altro, perché oggi le definizioni contano poco: "Come mi definirei? Un'artista che ha molto a cuore il passato della musica, studiosa del passato, ma che allo stesso tempo ama r'n'b, pop e hip hop, e che fa del suo meglio per conciliare tutto questo. Ma le definizioni in questo periodo non contano molto, ognuno ha una sua strada, diversa dalle altre".
"Sono contenta, emozionata, affaticata". Laila Al Habash, ventitré anni, romana di origini palestinesi, è alle prese con la prima grande tappa della sua carriera di artista, la pubblicazione del suo album d'esordio Mystic Motel. Un album decisamente interessante, che conferma le buone doti che la giovane artista aveva già messo in luce con una serie di singoli negli ultimi tre anni, realizzato con la collaborazione di un'autore del calibro di Niccolò Contessa e amici come Coez e Stabber. Cantautrice, ma anche altro, perché oggi le definizioni contano poco: "Come mi definirei? Un'artista che ha molto a cuore il passato della musica, studiosa del passato, ma che allo stesso tempo ama r'n'b, pop e hip hop, e che fa del suo meglio per conciliare tutto questo. Ma le definizioni in questo periodo non contano molto, ognuno ha una sua strada, diversa dalle altre".
E questo periodo di fermento nella musica italiana l'ha aiutata a definirsi?
"Probabilmente sì, è un momento molto interessante per la musica italiana, c'è tanto fermento e attenzione per le novità. Allo stesso tempo so di non aver seguito tendenze, schemi o strategie, faccio le mie cose e spero che alla gente piacciano almeno un po', la mia speranza è che quello che faccio mostri davvero il mio mondo".
In particolare Roma?
"Il clima romano è stato importante, respirare l'aria che si è respirata negli ultimi anni ha contribuito alla mia crescita. Molti artisti hanno dimostrato che si potevano fare cose diverse, prima sembrava che ci fossero solo i rapper, mentre adesso la musica è aperta e libera. Certo, Broken Speakers o In The Panchine sono stati fondamentali, ma oggi personaggi come Carl Brave e Franco 126 hanno contribuito a cambiare la percezione di Roma, così come, ad esempio, ha fatto Liberato a Napoli. C'è stata una svolta, e la direzione è andata in sintonia con la mia, mi sono detta 'cavolo, c'è qualcun altro che lo fa', ed è stato molto bello. Io assorbo tutto quello che sento, comunque, e lo faccio diventare mio".
E così nasce Gelosa e poi Mystic Motel...
"Gelosa è uno statement, potrei dire che è il mio manifesto, mi rappresenta molto bene. E il fatto che io abbia potuto lavorare con artisti come Niccolò Contessa e Coez mi rende estremamente fiera. È un nell'inizio, il primo capitolo di una storia che spero possa essere lunga e interessante. All'album ci lavoro da più di un anno e non vedo l'ora di poter far ascoltare la mia musica dal vivo, così come di scrivere altre cose. È un'esperienza unica che voglio vivere fino in fondo, non mi capiterà più di fare il mio primo disco...".
L'album arriva, comunque, dopo un bel percorso nella musica.
"Sì, ma non sento di aver fatto tanta gavetta, ho ancora tantissimo da imparare. Sono stata fortunata che non sia esploso tutto subito, non avrei saputo gestire la tensione, la mia carriera è cresciuta in maniera organica. Mi è costato tempo e sacrificio, fatica e lavoro, ma ho avuto anche tante gioie, lavorare in questo modo mi ha permesso di imparare tanto. Soprattutto a gestire il mio tempo, capire che quello che faccio è un lavoro ma che è fatto di creatività e emotività, di una materia impababile ma assolutamente seria, che può risucchiare tutte le tue energie".
Sognava di fare questo, quando era piccola?
"Sì, volevo fare questo fin da bambina, ho studiato dai 3 anni e mezzo ai 14, pianoforte e chitarra e ora quello che ho studiato mi serve moltissimo, anche se c'è il computer".
Ma l'essere donna in un mondo hip hop e urban che è fortemente maschile, è un limite o un vantaggio?
"È sempre stato un limite, ma le cose stanno migliorando. Non un miglioramento netto, l'industria sta facendo qualche passo per riallineare le cose, ma c'è proprio un problema di base nella cultura in cui viviamo, è difficile per delle dinamiche anche extramusicali, ti fanno sentire sempre come se ogni dieci metri ci fosse un posto di blocco in cui ti chiedono 'fammi vedere di cosa sei capace perché non ci credo', sei sempre messa in dubbio, nessuno ci crede che sei brava da sola. Mi fanno sorridere se mi chiedono se mi scrivo le canzoni, se scrivo la musica, i testi".
L'album ha un obbiettivo? Un pubblico specifico?
"No, il vecchio e il bambino, se piace ad entrambi vuol dire che ho vinto, ma è un album scritto da me, 23 anni, le cose che racconto sono quelle di una ragazza della mia età perché parlo la stessa sua lingua, stesse tematiche, percepite come trasversali: non ci sono solo dinamiche da ragazzini. Poi spero che l'aiuto di uno come Niccolò Contessa mi aiuti a far arrivare l'album a più persone possibile".